Alex Corlazzoli: “Crema e il Cremasco non sono la fiaba che Guadagnino narra”

Alex Corlazzoli: “Crema e il Cremasco non sono la fiaba che Guadagnino narra”

Siamo tutti qui eccitati, felici, applaudenti in attesa, ovviamente nell’eventualità la Statuetta arrivi poi sul … serio, dell’Oscar al film ambientato e girato nel Granducato del Tortello di Luca Guadagnino “Chiamami col tuo nome”, sì estasiati a raccontare la bellezza di questo lungometraggio che, ecco, nell’edizione cartacea di lunedì 19 febbraio de “Il Fatto Quotidiano”, Alex Corlazzoli, giornalista, Maestro, viaggiatore, scrittore e opinionista (televisivo e radiofonico) costantemente fuori dal coro, attraverso appunto un articolo pungente (“Chiamala col suo nome: Crema non è una fiaba), beh dall’estesi per così dire … “guadagnina”, un pochino ci ha svegliato. Siamo andati a scambiare, al telefono dato che è sempre in giro, due parole con lui al telefono.

Pensavo fosse una provocazione acuta e alta delle tue, poi però una volta letto il tuo pezzo su “Chiamami col tuo nome”, mah mi pare di aver colto pure un sottile grido di dolore per la tua terra.

Intendiamoci: Luca Guadagnino ha girato una bella storia e il territorio, indubbiamente ne gioverà, ma esiste poi come sempre il rovescio della medaglia. Vale a dire tra inquinamento, traffico e varie brutture Crema e il Cremasco non sono quella favola che Guadagnino, pur contestualizzata agli anni Ottanta, vuole far passare. E nemmeno allora potevamo favoleggiare.

In tal senso quindi hai voluto lanciare il tuo allarme?

Esattamente poiché se tutti gli anni i rapporti di Lega Ambiente dicono che da tempo, la pianura Padana, posto difficile e diffidente da vivere, è una delle zone più inquinate d’Italia, semplicemente gradire fosse l’ora e il momento che chi di dovere affrontasse, una volta per tutte, il grave problema della pessima qualità dell’aria che respiriamo. No? Senza dimenticare l’odore, il fetore nauseabondo provocato, talvolta, dai numerosi allevamenti suinicoli presenti dalle nostre parti. Ripeto non è bello vivere tra la nebbia, gli inquinamenti e l’afa della Bassa. Fosse veramente una favola vivere lì gli Albergoni (i titolari della villa di Moscazzano dove molti interni del film di Guadagnino sono stati girati, ndr) vivrebbero tuttora a Moscazzano e non avrebbero messo in vendita la loro casa.

Applaudi dunque all’arte cinematografica esibita da e con “Chiamami col tuo nome”, ma contemporaneamente chiedi una presa di coscienza…

Mettila così ok, basta che qualcuno si accorga che non siamo solo favole. Vogliamo parlare delle prostitute, gestite dalla malavita, che affollano le strade di campagna del Cremasco? Ad Offanengo, dove vivo, alle otto della sera tutte le luci, asocialità totale, sono spente. Nemmeno le sedi dei vari partiti politici esistono più. Centri commerciali e motel siamo diventati. Ah… una scena dell’opera di Guadagnino è ambientata al Lago dei Riflessi di Ricengo. Ci ricordiamo o no dello scandalo dei bidoni tossici ritrovati, anni fa, nascosti da quelle parti?

Non è che ti è per caso tornata la voglia di ritornare in politica per cercare, in prima persona, di provare a cambiare questo corso delle cose?

Ho già dato da politico. E questa politica inumana, immobile proprio come le terre padane, non mi appartiene. Iniziai ad interessarmi di politica alla giovane età di 18 anni. Auspico ci siano oggi giovani di buona volontà disposti a mettersi in gioco. E da fuori, se me lo chiedono, potrei dar loro, nel caso, una mano. Spero infine che i cosiddetti mostri sacri della politica cremasca facciano un passo indietro aiutando facce nuove a inserirsi.

Stefano Mauri

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