Altro che agosto pacioso senza notizie, è tutti contro tutti su Facebook e la stampa locale ringrazia

Altro che agosto pacioso senza notizie, è tutti contro tutti su Facebook e la stampa locale ringrazia

Botte da orbi, si diceva una volta. Una volta ad agosto nella placida Città Giocattolo non succedeva un cazzo. Mi ricordo i miei primi anni da cronista locale, prima nel Mondo Padano settimanale culturale del sabato (non la versione odierna) e poi nella redazione cittadina di La Cronaca, a luglio – agosto ero quello che spesso salvava la giornata inventandosi una mini inchiesta sulle buche, un giro sui fiumi per vedere i cremaschi col culo a mollo, la riesumazione della leggenda locale, l’insperato collegamento locale con una notizia importante. Allora non c’era Facebook e la rete era roba da nerd. Se c’era un cremasco che faceva una cosa bella di la del mondo non lo si sapeva in real time.

I politici a metà luglio sparivano dalla circolazione. Se ne andavano al mare e in montagna. Non c’era appunto Facebook e non potevano fare la diretta delle ferie. Ti dimenticavi di loro. Se per caso c’era qualche motivo per sentirli potevi provare a chiamarli sul cellulare. Se rispondevano sotto sentivi le onde ed erano risposte evasive e quietanti. A cavallo di Ferragosto arrivava la tortellata, quella originale. Per una settimana la notizia principale era legata al tentativo di battere il record di quintali di tortelli ingurgitati dai cremaschi. Al massimo si schiantava qualcuno.

Verso la fine di agosto con i dibattiti politici della Festa dell’Unità si riprendeva a parlare di amministrazione locale. Ma con calma e con toni bassi e concilianti. Erano i tempi per dire in cui Antonio Agazzi veniva indicato a destra e a sinistra come esempio di pacatezza e di politicamente trasversale. Un cattolico che dialoga con la sinistra, sempre presente agli eventi cittadini. A quei tempi Emanuele Coti Zelati era credo uno che stava nell’area della sinistra cattolica, Fabio Bergamaschi aveva i calzini corti e giocava a pallone, Agostino Alloni aveva la barba scura ed era assessore, Franco Bordo faceva le pizze alla Festa di Rifondazione, alle Feste dell’Unità potevi incontrare gente come Bruno Garatti, Stefania Bonaldi non si sapeva chi era, Matteo Piloni faceva il pizzaiolo, Beppe Bettenzoli… beh era Beppe Bettenzoli. Sempre lui.

Poi un bel giorno arrivò il web2.0, la nuova politica, Facebook e ad agosto…  Scrivo questo pezzo all’alba del 4 agosto. C’è Coti Zelati che ha querelato due persone, non sappiamo ancora chi siano. Potrebbero essere chiunque. Agazzi discute su sei fronti. Litiga con Coti Zelati per il bar del museo (litigano da 5 anni i nostri Sandra e Raimondo); da dell’arrogantello a Bergamaschi per la questione posteggi di Bandirali, con l’arresto del Pakistano buono di Vaprio d’Adda ripartirà con la questione moschea… Bergamaschi dal canto suo si incazza e risponde con un comunicato di 12 cartelle che assommate ai tre volumi che aveva scritto su Piazza Giovanni XXIII fanno una lunghezza di scritti pari alla trilogia del signore degli anelli. Alloni toglie amici da Facebook e lo annuncia (gne gne) dando le iniziali e scatenando la caccia all’epurato. Bordo fa un esposto contro Salvini, come lo aveva fatto contro don Inzoli, Piloni spara frasi e citazioni di vario tipo, la Bonaldi non ci legge e noi non leggiamo lei (eh mi aveva anche tolto dagli amici), Garatti non so che fine ha fatto, Bettenzoli… no beh lui è sempre lo stesso. Scassa su Facebook come faceva negli anni 80 per strada. Coerente. I giornalisti nel deserto agostano ringraziano.

Emanuele Mandelli

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