Altro che Junior Cally, le vere polemiche sanremesi erano quelle di Claudio Villa

Altro che Junior Cally, le vere polemiche sanremesi erano quelle di Claudio Villa

Ma ce la faremo ad arrivare alla prima serata di Sanremo senza esserne troppo stremati? No perché quest’anno si è partiti prestissimo con la polemica che tira. Lo abbiamo già detto tutte in qualche modo a sfondo femminile. Un mee too rivierasco. L’ultima poi è una bomba e prendere posizione è davvero spinoso. Lo avete letto, visto, sentito. Essendo che rap e trap sono stati sdoganati e già da un paio di anni hanno le loro avanguardie sul palco dell’Ariston bisogna affrontare casi di questo tipo. Il linguaggio del rap non è esattamente una roba edulcorata e da educandi. Visto che i big del rap in gara non ci vengono, Salmo avrebbe dovuto essere super ospite ma ha declinato, in gara ci vanno personaggi magari minori ma controversi. Il rapper mascherato Junior Cally è il colpevole del caso. Intanto esce che nel testo di “No grazie” canzone in gara a Sanremo si spara sulla politica tricolore, bipartisan, Salvini e Renzi sarebbero citati nel testo. Qualcuno va a scavare ,scavare parola grossa, nel passato e si accorge che il testo di “Strega” parla, anche, di un femminicidio. Linguaggio duro crudo, il rapper brutto sporco e cattivo che ammazza tutti.

Cinque milioni di visualizzazioni su You Tube, non propriamente il video artigianale che sta sul canale del cugino e che riemerge per caso. Junior Cally, va ricordato, era stato ospite al Capodanno di Canale 5 lo scorso anno, mettendo in imbarazzo la Panicucci, in diretta aveva urlato tipo “Abbasso la droga, viva la figa”, una roba così, quindi c’era pure un precedente in TV. I suoi primi singoli si intitolano “Alcatraz” e “Guantanámo”. Insomma forse non era difficile accorgersi di avere piazzato sul palco di Sanremo un personaggio controverso. Apriti cielo, ovviamente. Arriva una interrogazione parlamentare di 29 donne del Pd, che in rete ci si chiede: “ma la politica che si interessa di Saremo, non c’è più religione”.

Qui va fatta una parentesi storica (ed il bel libro appena uscito di Eddy Cilla ci aiuta). La prima interrogazione parlamentare su Sanremo risale al 1957 ed era contro il vincitore di quell’anno Claudio Villa reo di essere arrogante e troppo star. Insomma nulla di nuovo sotto il sole. Eppure ci si scandalizza. Come se negli ultimi 30 anni il linguaggio del rap non fosse stato quello. L’amico Luca Filisetti parla di storytelling, è giusto, ogni genere ha le sue caratteristiche stilistiche. Il rap cosiddetto conscious, quello che usa i temi sociali come leva di critica, in Italia esiste ed è percorso da anni da grandi artisti a partire da Frankie.

Ma anche quello che parla di droga, donne, soldi, è largamente diffuso. E i nomi sono spesso quelli blasonati, che in un modo o nell’altro conosciamo tutti. C’è sempre il discorso più volte battuto sul perché ad un regista o ad uno scrittore è permesso di realizzare opere disturbanti e senza tratti morali senza che la critica addossi all’autore le storie raccontate e ad un cantante no.

“Questa è gente che parla ai nostri ragazzi dovrebbe avere controllo”. Altra argomentazione esilissima a mio parere. Da sempre i giovani hanno esasperato l’ascolto di un certo tipo di musica in netto contrasto col mondo adulto. Questo discorso sono certo lo avevamo fatto anche l’anno scorso con Achille Lauro, poi uscito vincitore dalle polemiche. Chi oggi si straccia le vesti per queste proposte forse non ha mai ascoltato o prestato attenzione ai testi degli idoli della sua adolescenza. Ci deve salire Cally sul palco di Sanremo? Pare che oggi mamma Rai deciderà il da farsi. Credo sia difficile che il rapper venga epurato.

Probabilmente lo si sottoporrà a qualche umiliante processo televisivo a botte di Domenica In e di sociologi e critici che lo criticheranno e giù a spiegare che certe cose si forse non sarebbero da fare. Mi sembra più difficile l’esclusione o la squalifica. Sarebbe come perdere una gallina dalle uova d’oro che alzerà altre polemiche tra tre settimane.

Comunque vada siamo sempre attorno all’adagio di Oscar Wilde, “parlatene bene o parlatene male, l’importante è che ne parliate”. Dietrologia? Sempre rimanendo nella storia il primo caso di dietrologia sanremese risale addirittura al 1955, sempre Claudio Villa, anche lui romano verace come Cally, protagonista allorché invece di salire sul palco per cantare “Buongiorno tristezza”, che poi avrebbe vinto, fa sentire un 45 giri adducendo un attacco influenzale. Fu la prima volta che i quotidiani nazionali si interessarono al festival, che già impazzava sulla stampa popolare, con una analisi di quanto successo, chiedendosi se non ci fosse in qualche modo del dolo nella cosa. Insomma ancora una volta niente di nuovo sotto il sole.

emanuele mandelli

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