Amenic Nero ’70, le sevizie a paperino di Lucio Fulci

Amenic Nero ’70, le sevizie a paperino di Lucio Fulci

Dopo Dario Argento e Mario Bava per Amenic stasera è la volta di… Questo il mio intervento letto poco fa…

Forse l’ultimo caso che viene alla mente di registi finiti sotto processo per il contenuto di un film risale al 2005. In quel caso la coppia di cineasti siciliani Cipri e Maresco venne processata per il film Toto che visse due volte, accusa, da cui furono assolti, vilipendio alla religione. Negli anni ’70 ed ’80 invece era all’ordine del giorno per i registi di film di genere del nostro paese finire nelle aule dei tribunali e vedere il loro film sequestrato. Il caso forse più famoso ed eclatante fu quello di Cannibal Holocaust, anno di grazia 1980. Il film esce il 7 febbraio, il 12 marzo viene sequestrato su tutto il territorio nazionale. Tra le accuse, leggende metropolitane, che girano c’è anche quella delirante che i 4 protagonisti siano stati davvero uccisi durante le riprese. Il regista è costretto a chiamare i 4 in tribunale per mostrare che sono vivi. Uno dei quattro si chiama Luca Barbareschi. La casa di produzione chiama 7 avvocati a difendere il film, tra cui anche Peppino Prisco. Nulla da fare. Il 4 giugno il regista Ruggero Deodato viene condannato a 4 mesi di reclusione e 400 mila lire di multa. Per rivedere il film nelle sale, dopo una travagliatissima vicenda giudiziaria fatta di tagli, vecchie leggi sulla tortura agli animali che riemergono, lettere ai giornali, bisognerà aspettare maggio del 1984. Il film fu censurato in 50 paesi del mondo. In Inghilterra per lungo tempo lo si credette uno snuff movie.

Perché questo preambolo? Perché il film di stasera è noto anche per una storia giudiziaria. Non si sevizia un paperino esce nel 1971 ed è, pensate un po’, il primo film in assoluto prodotto dalla Medusa. Anticipa di un anno Malizia di Samperi nell’ambientare una storia morbosa in un paese del Sud, in quegli anni, come abbiamo visto le scorse settimane, si preferivano le livide grandi città. Il poliziottesco ha fatto fortuna con i titoli che richiamano la città dove il film è girato: Milano, Roma, Torino, Genova.

Il regista, Lucio Fulci, si considerava un terrorista dei generi. Si perché pur essendo un regista di film di genere, e le scorse settimane abbiamo visto cosa si intende per film di genere, Fulci amava inserire stili e visuali personali, spesso super provocatorie. Lo farà anche nel film di stasera. Un uomo trasversale Fulci, basti dire ad esempio che è l’autore di canzoni come 24 mila baci, e che è stato quello che ha lanciato definitivamente al cinema Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, oppure ancora che nel 1976, con La Pretora, è stato il primo a far spogliare la Fenech. O ancora che passò per gli spaghetti western ancora prima di Sergio Leone e che negli anni ’80 fu quello che lanciò l’horror all’italiana quando nel 1979 venne chiamato a sostituire alla regia Joe D’Amato e Enzo Castellari per Zombi 2, che nella testa dei produttori avrebbe dovuto essere una copia italiana dello Zombi di Romero ma divenne uno degli horror più geniali del cinema italiano.

Quella del film col postfisso 2 è un’altra follia del cinema di genere italiano. Si copiava il titolo di una pellicola campione di incassi facendone il numero due apocrifo sperando di attirare nelle sale più gente possibile e rifilargli la sola. Il caso più eclatante è quello di Terminator 2. Quello italiano esce nel 1990 e anticipa di un anno e mezzo il Terminator 2 originale di Cameron. Lo firma Bruno Mattei, con lo pseudonimo Vincent Dawn, chiaro omaggio a Romero e all’alba dei morti viventi. Copia Terminator ma cita Alien nella trama. Viene presentato in anteprima a Cannes nel 1989 ed è ridicolo. Girato in una Venezia sotterranea che è poco più di uno scantinato.

Ma dicevamo delle vicende giudiziarie di Non si sevizia un paperino. Una venne schivata in fase di lavorazione allorché la Disney si oppose a quello che doveva essere il titolo del film, Non si sevizia paperino. Impose almeno l’articolo un, che sui manifesti dell’epoca fu scritto piccolissimo e tono su tono per farlo sparire. E fin qui nulla di male.

Ma il film è morbosissimo. Ci sono questi delitti di bambini, non vi dico null’altro sulla trama. Ad un certo punto c’è una scena morbosissima dove un bambino serve da bere ad una Barbara Bouchet completamente nuda che lo provoca anche sessualmente. Per questa scena regista e attrice vennero chiamati in tribunale. Fulci che non era scemo aveva fatto girare la scena in modo molto intelligente. I controcampi che mostrano il bimbo di spalle e l’attrice nuda sono girati usando un nano, Domenico Semeraro, che diverrà tristemente famoso come il nano di termini, ammazzato nel maggio del 1990 in una delle storie di sesso e violenza più morbose del nostro paese, che ha tra parentesi ispirato il film L’imbalsamatore di Matteo Garrone. Insomma in un modo o nell’altro, nonostante il divieto ai minori di 18 anni e le feroci citriche della chiesa il film rimase nelle sale visto che il regista riuscì a dimostrare che aveva mantenuto il bambino lontano dalla scena. Questo non gli risparmiò critiche impietose. Morando Morandini lo definì: “un film che rientra perfettamente nelle regole più bieche di questo genere d’imitazione: disonestà nell’impiego della suspense, abuso dei particolari orripilanti, sadomasochismo a piene mani, recitazione a ruota libera, disprezzo della logica”. Come per tanti altri film di genere il tempo è stato galantuomo e oggi è riconosciuto per quello che è, il capolavoro di Fulci.

La rivista Nocturno, già citata la scorsa settimana, lo definisce: “fulcro ed insieme summa stilistica e tematica dell’opera di Lucio Fulci”. Una delle cose geniali che il film lancia è l’uso di una colonna sonora completamente contrastante con le immagini. La firma Riz Ortolani e in una delle scene più violente del film propone Quei giorni insieme a te, cantata da Ornella Vanoni. Ortolani raffinerà ancora di più la tecnica, guarda un po’, proprio nel già citato Cannibal Holocaust.

Il film è uscito anche all’estero con ottime critiche, in Italia ha incassato un miliardo e duecento milioni. Nel regno unito uscì col titolo di Don’t torture a duckling, in Francia come La longue nuit de l’exorcisme e in Spagna come Angusta de silencio. Lo slogan di lancio era: Il thrilling per chi ama le sensazioni forti… in tutti i sensi! Violenza, tensione, angoscia, suspense, erotismo, nel film interpretato da sei grandi attori”.

Come detto però il film, e vedrete perché, ha fatto incazzare non poco la chiesa. Negli Statu Uniti finì nella lista nera e non fu mai proiettato. Per avere una distribuzione su dvd bisogna aspettare il 2000 allorché la Anchor Bay si è assicurata i diritti per la distribuzione.

Nel film è nascosta niente meno che una citazione di Star Trek quando la Bouchet parlando con Tomas Millian cita Shakespeare parlando di una rosa e del suo nome rifacendo pari pari le battute che la stessa attrice aveva interpretato nell’episodio 22 della seconda serie dell’epico telefilm, girato nel 1968, episodio che si intitola appunto By any other name.

Ma questa è un’altra storia.

 

 

 

 

 

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