Angela Giampietro, la preside storica del Ginnasio la cui storia meriterebbe di essere raccontata

Angela Giampietro, la preside storica del Ginnasio la cui storia meriterebbe di essere raccontata

Il suo nome sulla colonne de La Provincia tra il 1967 ed il 2009 ci è finito 13 volte. Poche, troppo poche, pochissime (facendo una ricerca col mio nome risulto citato 16 volte). Eppure è uno di quei personaggi nascosti che meriterebbero di più. Tanto nascosti che anche io, pur essendo stato uno degli alunni delle scuole medie Vailtati, uno dei peggiori, anche se il professor Ravanelli con infinito cuore sabato mi ha detto, “lascia giudicare a noi”. Parlo di Angela Giampietro.

Il suo ricordo è emerso sabato durante la presentazione del riordino dell’archivio del Ginnasio, quindi Racchetti e Vailati. Nelle parole di tanti intervenuti è emersa la memoria della storica preside. Arrivata dal sud a 28 anni e rimasta a Crema fino alla sua scomparsa, a 98 anni. Quindi 70 anni di piana padana e di cremaschitudine.

Nella mostra dedicata all’archivio, aperta fino al 28 febbraio in Sala Agello (con i seguenti orari: da lunedì a venerdì dalle 16.00 alle 18.30 e sabato e domenica dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.30) c’è una sua foto a mo’ di gigantografia. La si trova salendo al primo piano. Ha questo sguardo dolce dietro agli occhiali tondi e a un bel sorriso.

Durante la giornata di sabato è stato chiesto di fare qualcosa per ricordarla, intitolarle l’archivio, o qualcos’altro. Beh sosteniamo questa proposta. Tutto qui. Per una volta non abbiamo nulla da eccepire ne da scassare le palle. Anzi se qualcuno volesse raccontarci qualcosa della sua storia a Crema ne saremmo lieti.

Noi abbiamo letto i pochi articoli de La Provincia in cui il suo nome è citato ed abbiamo scoperto una grande passione per il teatro. Per esempio il 31 maggio del 1967 si dava notizia del successo di tre spettacoli messi in scena sotto la sua supervisione dagli alunni delle Vailati al teatro Nuovo, e mica tra stupidiate: un balletto di Sergej Prokof’ev e uno spettacolo di Hofmannstha ad esempio. Era rimasta attiva per il teatro anche dopo la pensione.

Il 29 novembre del 1999 in una pagina dedicata alla prima assoluta del San Domenico troviamo una sua dichiarazione: “Ho firmato per riavere un teatro, credo che la città oggi viva un bel momento. Lo spettacolo mi è piaciuto molto, ma già me l’aspettavo. Tornerò domani per rivederlo: è un’opera che merita di essere studiata, approfondita”. Insomma un bel personaggio sicuramente poco conosciuto dalle nuove generazioni ma anche da chi come me ha una età di mezzo.

Magari proprio il Centro Galmozzi potrebbe dedicarle una delle sue pubblicazioni.

Emanuele Mandelli

 

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