Baloo calcio, quanto è difficile essere professionisti in un mondo di dilettanti

Baloo calcio, quanto è difficile essere professionisti in un mondo di dilettanti

Che l’informazione locale abbia subito un profondo mutamento negli ultimi due anni è sotto gli occhi di tutti. Il panorama non offre più soltanto il giornale cartaceo quotidiano, o settimanale, con i corrispettivi portali internet. Ma non offre più soltanto neppure il portale generalista tradizionale. Le realtà di base si sono fatte spazio. Ai miei tempi le chiamavano fanzine, erano poco più di 4 fogli A4 ciclostilati, scritti da fan di questo o quell’altro genere musicale. Da li sono partiti fior fior di giornalisti. La realtà di base ad un certo punto è sbarcata in rete col nome di blog. Ma oggi ci vuole del coraggio per definire alcune di queste creature semplicemente realtà di base.

Tutto questo preambolo per parlare di Baloo calcio. Basta dare uno sguardo alla homepage del sito per capire che la realtà di base è stata ampiamente superata e surclassata. Il portale racconta tutto, ma proprio tutto, quello che succede nel calcio cittadino: dalla Lega Pro della Pergolettese ai campetti di periferia degli amatori, passando per il calcio femminile (loro fiore all’occhiello), promozione, eccellenza… Tutto insomma. Lo fanno con piglio, competenza e determinazione.

E da qui partiamo per la nostra chiacchierata con Vincenzo Clemente, una delle anime del portale.

 

Competenza, quanta ne serve per tenere in vita un progetto come il vostro?

“Dipende molto dall’obiettivo che si vuole raggiungere. Per quanto riguarda il nostro progetto il nostro intento è esclusivamente quello di offrire un servizio completo sul calcio dilettantistico locale attraverso uno stile giornalistico nuovo, non convenzionale. Va fatta distinzione, a mio parere, tra blog e testata online. Noi siamo una testata regolarmente registrata al Tribunale e con tutte le credenziali di una vera e propria testata giornalistica, pertanto la competenza nel settore interessati dev’essere ottimale, direi quasi maniacale. Se posso permettermi: è come aprire un ristorante di alta qualità, dove non ci si può privare di un valido direttore di sala, di uno chef all’altezza o di un sommelier esperto. Le competenze di un’organico di redazione fanno la differenza perché determinano la qualità del servizio giornalistico che si offre.

Il calcio minore tira, ad esempio è nato un portale nazionale, Tuttocampo, che si sta ramificando nelle province ma è fatto grazie al copia incolla dei pezzi degli altri siti sfruttando la voglia dell’utente. Siete finiti anche voi nel tritacarne di queste esperienze?

“Guarda, tocchi un tasto dolente. Vorrei fare chiarezza su questa realtà che da qualche mese ha invaso le province di tutto lo stivale. Tuttocampo nasce come enorme database statistico. Ora, come hai ben detto tu, si sono ingegnati e hanno pensato di coinvolgere gli utenti sfruttandone la “sete di gloria” personale. Chiunque può scrivere un articolo e pubblicarlo. Così facendo però, automaticamente, viene meno la qualità del servizio e soprattuto la qualità dell’informazione. Diciamo che, per assurdo, potrei scrivere un articolo “ad personam” e pubblicarlo, scrivendo che Vincenzo Clemente è il più forte giocatore del cremasco, e tutti sarebbero costretti a leggere la mia idiozia. Insomma, è un modo di fare informazione che proprio non condivido. Se poi parliamo di passione per il calcio, beh, direi che quello è il modo meno efficace per promuoverla. C’è una strategia commerciale ben definita, e l’impressione è che tutto faccia brodo pur di ottenere visite. Tornando al paragone di prima possiamo dire che Tuttocampo vale quanto una catena di fast food di cibo preconfezionato, nulla a che vedere con un ristorantino tipico di alta qualità insomma”.

Che tipo di problema pone un approccio del genere a realtà come la vostra?

Nessun problema, sostanzialmente. L’unica cosa che può infastidirci è sapere quanto sacrificio abbiamo fatto per arrivare a questo punto e vedere che c’è qualcuno seduto sulla poltrona che sfrutta il lavoro degli utenti per farci concorrenza. Diciamo che la sensazione è poco piacevole, anche se poi in realtà il nervoso evapora quando confrontiamo i nostri servizi con i loro oppure quando con un accredito possiamo entrare a Milanello o al Voltini come Stampa.

Siete finiti anche sotto la lente della stampa nazionale per una storia che avete scovato, ci racconti come?

Certo. Una mattina mi sono svegliato e come spesso accade sono andato alla ricerca di notizie sul calcio (mi piace molto leggere altri siti purché siano interessanti e fatti con un certo criterio professionale). Ho trovato e letto questa lettera scritta da un giovane allenatore, destinata alla mamma di un giocatore “scarso” che voleva smettere e mi ha subito colpito perché esortava la mamma del bambino a spronarlo a non mollare. Così ho deciso di replicarla sul nostro portale. Non avrei mai immaginato che questa mossa potesse scatenare così tante visite in tutta Italia. Abbiamo sicuramente il merito di averla riportata per primi anche se poi, come ben saprai, è stata riutilizzata da tantissime altre testate in modo selvaggio. Se non altro ci siamo fatti  questo piacevole tour per l’Italia e penso che sia motivo di grande orgoglio, non solo per noi ma anche per tutto il movimento calcistico locale.

Avete anche una costola cartacea, quanto è difficile mantenere questo tipo di progetto?

E’ molto difficile. La nostra ingenuità mista ad inesperienza in questo tipo di attività ci ha portato a fare dei calcoli approssimativi e ora non nego che le difficoltà economiche ci sono. Tuttavia stringendo i denti riusciamo a portare avanti anche questo progetto che personalmente reputo una vera ciliegina su una torta ben riuscita. Il problema vero è la gestione della distribuzione e della promozione del prodotto, ritengo che potenzialmente avremmo potuto fare molto di più con questa idea, perché non tutti amano leggere sul computer e, per fortuna, c’è ancora tanta gente che si gode la carta stampata, specialmente se è realizzata come si deve. Leggere una rivista è un po’ come per un appassionato di musica andare ad un concerto oppure per un cinefilo andare in sala cinematografica. Il prodotto lo si può consumare in molti modi, ma solo alcuni ti danno la piena soddisfazione. Io credo ancora nello stile di vita e cerco di rigettare l’automazione sociale.

Ultimo spunto sull’infomazione “di base” cittadina. Come vedete questa nuova ventata di proposte che oltre a voi vede sul campo anche l’apporfondimento serio di Screamzine, il blog delle biblioteche cremonesi Extratime ma anche Sussurrandom?

Come ho già accennato nelle risposte precedenti credo che la qualità di un progetto dipenda molto dalle competenze di chi ci opera dentro. E’ solo un bene che nascano sempre più realtà di questo tipo: forse questo è l’unico modo per esprimersi sia professionalmente che intellettivamente in questa società sempre più affollata e priva di sbocchi e prospettive. Aimeh, sento tanto parlare tanto di declino giovanile da parte di alcuni “mostri sacri” del territorio, ma a me pare tanto che questa situazione attuale sia solo l’eredità che le generazioni prima di noi ci hanno gentilmente lasciato, abusando delle risorse che la nostra società offriva, senza dare un occhio al futuro e ai giovani di oggi. Hanno sperperato tutte le nostre ricchezze, avremmo potuto vivere di rendita. E’ giusto criticare con un taglio costruttivo/educativo i giovani, ma non additarli come il male dei nostri giorni, senza considerare la vera causa di tutto questo, e per di più in modo del tutto arrogante, petulante e francamente sterile.

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