Banca di Oklahoma, una pretenziosità da 18 mila euro. La recensione acida

Banca di Oklahoma, una pretenziosità da 18 mila euro. La recensione acida

Manici di scopa buttati a terra, titolo dell’opera Shanghai; un foglietto di carta di 5 centimentri con una riga fatta a biro in una cornice, missiletti di carta fatti con le pagine di Topolino (colpevolmente ne abbiamo fatti cadere 3 soffiando… può essere considerata una performance?), e poi riproduzioni enormi di assegni, bolle di accompagnamento; biciclettine da bambino con tubi dell’aria da officina, bottiglie di vino senza vino dentro ma di… preziosa ceramica.

Ha inaugurato il 23 aprile, presso gli spazi espositivi della Sala Agello, la mostra Banca di Okhlahoma. Proseguirà fino al 29 maggio. Lo abbiamo raccontato, la mostra è costata 18 mila euro. La presentazione in pillole potete vederla nel video che pubblichiamo, la fa la curatrice Loredana Parmesani, l’altra curatrice Patrizia Gillo non c’era, per forza è un personaggio inventato, come molti altri di cui si vede e si legge nella mostra. (quindi firmerò la recensione col mio pseudonimo cattivo n.d.em)

Tutte cazzatine che potevano essere innovative negli anni ’70, divertenti negli anni ’80, irrimediabilmente vecchie oggi. Durante il percorso di presentazione sono usciti la merda d’artista di Manzoni, Andy Wharol, la patafisica. Un sacco di altre pretenziosità da pippa cultural artistica anni ’70. Oggi in quanti capiranno i giochetti del progetto?

Aldo Spoldi ha iniziato a pensare alla cosa nel 1975, il suo momento centrale è stato tra il 1988 e il 1994, anno, credo, di fallimento (ovviamente patafisico) della Banca di Oklahoma. Spiegare in due parole cosa è il progetto non è facile. Un progetto artistico che fingeva di essere una azienda diciamo, una vera banca. Che ha esmesso azioni, assicurato opere, comprato materiale. La mostra infatti si apre con la riproduzione enorme dell’atto notarile di nascita.

Divertente, ripetiamo, curioso. Ma così vecchio. Insomma nel 2016 investire 18 mila euro del bilancio della cultura di una cittadina come Crema in una mostra così ci sembra fuori di ogni logica. Poi oh, in città c’è anche chi ha fatto peggio. E magari l’hanno pagata munifici sponsor. No, ci dicono che gli sponsor (l’unico sponsor) ha messo mille euro e manco alla fine ha voluto apparire su manifesti e comunicati.

Quindi 17 mile euro del bilancio della cultura per una mostra, che tra parentesi si era gia fatta a Crema ai tempi di Umberto Cabini presidente della Fondazione San Domenico. Va beh. Si potevano fare un sacco di altre cose. Magari un po’ più mainstream. Vedremo il programma estivo di Cremarena per esempio. Ci stavano 5 concerti di band di livello nazionale magari, che avrebbero portato a Crema un po di turismo. Così, per citare gli hasthag che girano negli entusiastici endorsment di assessori vari ci pare una #extraordinary si ma una #extraordinary cazzata….

Bruno Mattei

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