Cammina con Del Priore, riparte il camminatore che scopre il cremasco a piedi

Cammina con Del Priore, riparte il camminatore che scopre il cremasco a piedi

Riprendono le avventure cremasche a caccia di curiosità e stranezze a passo d’uomo. Questa volta non voglio descrivere niente se non altro postarvi cenni storici dei luoghi che attraverseremo, presi direttamente dai siti comunali, sperando in chi vorrà raccontarla sul proprio giornale, di scatenare la propria fantasia di penna, che possa incuriosire la gente del luogo.

Sabato 5 Settembre ore 08:00 si parte da Casaletto Vaprio, municipio.

Il percorso:  avrà una estensione di 24/28Km in totale, impegnerà tutta la giornata in relax nel cremasco.

Qui il link della pagina facebook per partecipare:

CENNI STORICI:

Casaletto Vaprio: una piccola e variegata comunità.

Il “piccolo centro in brugheria” , risulta essere questa, infatti, la traduzione più plausibile del nome “Casaletto Vaprio” , sorge a nord della città di Crema da cui dista solo pochi chilometri. Del piccolo borgo si hanno tracce già a partire dall’anno mille grazie a un documento storico scritto dagli imperatori tedeschi. Sono molte le particolarità che caratterizzano il paese e che lo rendono speciale … tra le prime curiosità non si può non menzionare Stefano Pavesi maestro e compositore di musica sacra e profana, nato presso la cascina “Torchio” il 22.01.1779 ed al quale è stata intitolata l’attuale scuola elementare.

Proseguendo è doveroso ricordare che lungo la roggia Alchina, vicino al ponte della strada che conduce a Capralba c’è un cippo ben conosciuto da tutti gli abitanti: la Busa da Ghet, ovvero la tomba di Paolo Ghedi impiccato nel 1816 dalle guardie austriache che allora controllavano il territorio, dopo essere stato giudicato colpevole di aver ucciso un uomo per derubarlo.

Racconti popolari ricordano che il giovane ladro rubava ai ricchi per aiutare i poveri…

Il 01.01.1863 segnò un momento storico per Casaletto Vaprio: fu aperto il tratto ferroviario Treviglio-Crema-Soresina, percorso per la 1^ volta dalla piccola vaporiera “Bergamo” ed il 01.05.1863 fu inaugurata l’intera linea fino a Cremona.

La ferrovia aprì le porte ad un commercio più intenso e ad uno scambio non solo commerciale ma anche socio-culturale.

Al centro del paese sorge la vecchia Chiesa di S. Giorgio martire: è una chiesa che risale al 1400 circa come lo dimostrano gli affreschi trovati sotto l’intonaco del pittore Gian Giacomo Barbelli rappresentanti scene di vita di S. Giorgio. Oggi al suo interno si trovano l’auditorium e la biblioteca comunale. Accanto alla Chiesa vecchia gli abitanti del paese ne vollero un’altra più grande inaugurata nel 1914 in stile romano gotico. All’interno si trova la statua di S. Rocco del 1600, l’altare della madonna del Carmelo del 1750.

Un manoscritto conservato nell’archivio parrocchiale racconta che nel 1837 il paese fu interamente preservato dal “cohlera morbo” per intercessione di S. Rocco.

La tomba di Paolo Ghedi

Sulle sponde delle sorgive del territorio cremasco sono nate e cresciute le più amate leggende popolari. Così la gente del cremasco e di Capralba, porta ancora i fiori sulla “Büsa da Ghét”, la tomba di Paolo Ghedi posta sulla riva destra della roggia Alchina. Entrato nelle narrazioni popolari come una sorta di Robin Hood nostrano, che rubava ai ricchi per donare ai poveri, in realtà questo sarto di Crema fu processato e condannato all’impiccagione proprio in questo luogo dai gendarmi austriaci, nel 1816, per aver aggredito e derubato un uomo sulla strada di Capralba, sbucando di notte dal folto di quel covo di briganti che era il bosco Canito che esisteva ancora all’inizio del secolo scorso a sud del paese. La tradizione parla e dice che il giorno dell’impiccagione, molta gente si riversò nel bosco Canito ad assistere all’esecuzione della sentenza. L’impressione di quella impiccagione rimase nella memoria della gente: oggi come allora chi passa vicino a quella tomba, sente quella stessa emozione che i nostri antenati dovettero provare quando videro sospeso alla forca il corpo di quell’infelice.

Capralba

Comune di Capralba, sec. XIV – 1797

Nel 1192 la località appare nominata nel diploma imperiale con il quale l’imperatore Enrico VI riconobbe a Cremona la giurisdizione sul territorio circostante Crema (Falconi 1979-1988, IV, pag. 183, n° 709).

Capralba è citato nella convenzione, stipulata il 9 aprile 1361 tra il podestà di Crema e i consoli dei comuni delle porte per la manutenzione di vie, ponti e strade del territorio, tra le ville del contado di Crema, appartenenti alla Porta di Pianengo (Albini 1974; Albini 1982).

Gli Statuti di Crema del 1536 citano il console di Capralba, elencato tra i comuni della Porta di Pianengo (Statuti di Crema 1536, comma 34).

Alla fine del XVII secolo il Comune è estimato tra i comuni del territorio cremasco appartenenti alla Porta Nuova (Estimo veneto, 1685).

Comune di Capralba, 1798 – 1815

Secondo la legge emanata in data 1 maggio 1798 Capralba era uno dei comuni del distretto XXI di Vaiano del dipartimento dell’Adda (legge 1 maggio 1798/1).

Secondo la legge emanata in data 26 settembre 1798 Capralba era uno dei comuni del distretto VIII di Vaiano del dipartimento dell’Alto Po (legge 26 settembre 1798).

Secondo la compartimentazione della Repubblica Cisalpina pubblicata con la legge emanata in data 13 maggio 1801 Capralba era uno degli 81 comuni del distretto II di Crema del dipartimento dell’Alto Po (legge 13 maggio 1801). Con decreto datato 8 giugno 1805 il Comune di Capralba, in applicazione della legge del 24 luglio 1802 e in virtù dei 270 abitanti, fu classificato come Comune di III classe e era uno dei comuni del cantone I di Crema del distretto II di Crema del dipartimento dell’Alto Po (legge 24 luglio 1802; decreto 8 giugno 1805).

In base al compartimento entrato in vigore dal 1 gennaio 1810, pubblicato in seguito alle concentrazioni dei comuni avvenute in attuazione del decreto 14 luglio 1807, nel Comune denominativo di Capralba furono concentrati i comuni di Capralba, Campisego, Campagnola e Farinate. Il Comune aveva una popolazione complessiva di 973 abitanti (decreto 14 luglio 1807; decreto 4 novembre 1809).

Comune di Capralba, 1816 – 1819

Nel compartimento territoriale delle province lombarde del 1816 Capralba faceva parte del distretto IX di Crema della provincia di Lodi e Crema (notificazione 12 febbraio 1816). Con decreto 6 giugno 1819 al Comune di Capralba fu aggregato Campisico (Compartimento, 1816).

Comune di Capralba con Campisico, 1819 – 1859

Il Comune di Campisico fu aggregato a quello di Capralba con decreto del 6 giugno 1819 (Compartimento, 1816). Nel compartimento del 1844 Capralba con Campisico era un Comune con convocato del distretto IX di Crema della provincia di Lodi (notificazione 1 luglio 1844).

Nel 1853 Capralba con Campisico, Comune con convocato e una popolazione di 511 abitanti, fu inserito nel distretto V di Crema della provincia di Lodi e Crema (notificazione 23 giugno 1853).

Comune di Capralba, 1859 – 1921

In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Capralba con 471 abitanti, retto da un consiglio di quindici membri e da una giunta di due membri, fu incluso nel mandamento II di Crema, circondario II di Crema, provincia di Crema.

Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 592 abitanti (Censimento 1861).

In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Nel 1867 il comune risultava incluso nello stesso mandamento, circondario e provincia (Circoscrizione amministrativa 1867).

Nel 1868 al comune di Capralba venne aggregato il soppresso comune di Farinate (R.D. 30 giugno 1867, n. 4484).

Popolazione residente nel comune: abitanti 1.083 (Censimento 1871); abitanti 1.096 (Censimento 1881); abitanti 1.446 (Censimento 1901); abitanti 1.479 (Censimento 1911); abitanti 1.650 (Censimento 1921).

Comune di Capralba, 1922 – 1945

Nel 1924 il comune risultava incluso nel circondario di Crema della provincia di Cremona. In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1926 il comune veniva amministrato da un podestà. Popolazione residente nel comune: abitanti 1.772 (Censimento 1931); abitanti 1.646 (Censimento 1936).

Comune di Capralba, 1945 – 1946

Dal 25 aprile 1945 al maggio 1946 fu instaurata dall’Allied Military Gouvernement, una Giunta municipale di “salute pubblica” che di fatto dipendeva dal comandante militare alleato.

Comune di Capralba dal 1946

In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1946 il comune di Capralba é amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio.

Farinate

Dal 1192 al XVIII secolo

Nel 1192 la località appare nominata nel diploma imperiale con il quale l’imperatore Enrico VI riconobbe a Cremona la giurisdizione sul territorio circostante Crema (Falconi 1979-1988, IV, p. 183, n. 709). Farinate è citato nella convenzione, stipulata il 9 aprile 1361 tra il podestà di Crema e i consoli dei comuni delle porte per la manutenzione di vie, ponti e strade del territorio, tra le ville del contado di Crema, appartenenti alla Porta di Pianengo (Albini 1974; Albini 1982).

Gli Statuti di Crema del 1536 citano il console di Farinate, elencato tra i comuni della Porta di Pianengo (Statuti di Crema 1536, comma 34).

Alla fine del XVII secolo Farinate è estimato tra i comuni del territorio cremasco, appartenenti alla Porta Nuova (Estimo veneto, 1685). Secondo la legge emanata in data 1 maggio 1798 Farinate era uno dei comuni del distretto 21 di Vaiano del dipartimento dell’Adda (legge 1 maggio 1798/1).

Secondo la legge emanata in data 26 settembre 1798 Farinate era uno dei comuni del distretto VIII di Vaiano del dipartimento dell’Alto Po (legge 26 settembre 1798).

XIX secolo

Secondo la compartimentazione della Repubblica Cisalpina pubblicata con la legge emanata in data 13 maggio 1801 Farinate era uno degli 81 comuni del distretto II di Crema del dipartimento dell’Alto Po (legge 13 maggio 1801).

Con decreto datato 8 giugno 1805 il Comune di Farinate, in applicazione della legge del 24 luglio 1802 e in virtù dei 233 abitanti, fu classificato come Comune di III classe e era uno dei comuni del cantone I di Crema del distretto II di Crema del dipartimento dell’Alto Po (legge 24 luglio 1802; decreto 8 giugno 1805).

In base al compartimento entrato in vigore dal 1 gennaio 1810, pubblicato in seguito alle concentrazioni dei comuni avvenute in attuazione del decreto 14 luglio 1807, il Comune di Farinate fu concentrato nel Comune denominativo di Capralba (decreto 14 luglio 1807; decreto 4 novembre 1809).

Nel compartimento territoriale delle province lombarde del 1816 Farinate faceva parte del distretto IX di Crema della provincia di Lodi e Crema (notificazione 12 febbraio 1816).

Nel compartimento del 1844 Farinate era un Comune con convocato del distretto IX di Crema della provincia di Lodi (notificazione 1 luglio 1844).

Nel 1853 Farinate, Comune con convocato e una popolazione di 324 abitanti, fu inserito nel distretto V di Crema della provincia di Lodi e Crema (notificazione 23 giugno 1853).

In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Farinate con 375 abitanti, retto da un consiglio di quindici membri e da una giunta di due membri, fu incluso nel mandamento II di Crema, circondario II di Crema, provincia di Cremona.

Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 394 abitanti (Censimento 1861).

In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio.

Nel 1867 il comune risultava incluso nello stesso mandamento, circondario e provincia (Circoscrizione amministrativa 1867). Nel 1868 il comune di Farinate fu aggregato al comune di Capralba (R.D. 30 giugno 1868, n. 4484)

Campisico

Nel 1192 la località appare nominata nel diploma imperiale con il quale l’imperatore Enrico VI riconobbe a Cremona la giurisdizione sul territorio circostante Crema (Falconi 1979-1988, IV, p. 183, n. 709).

Campisico è citato nella convenzione, stipulata il 9 aprile 1361 tra il podestà di Crema e i consoli dei comuni delle porte per la manutenzione di vie, ponti e strade del territorio, tra le ville del contado di Crema, appartenenti alla Porta di Pianengo (Albini 1974; Albini 1982).

Gli Statuti di Crema del 1536 citano il console di Campisico, elencato tra i comuni della Porta di Pianengo (Statuti di Crema 1536, comma 34).

Alla fine del XVII secolo il Comune di Campisego è estimato tra i comuni del territorio cremasco appartenenti alla Porta Nuova (Estimo veneto, 1685).

Con decreto datato 8 giugno 1805 il Comune di Campisego fu inserito nel cantone I di Crema del distretto II di Crema del dipartimento dell’Alto Po.

In osservanza della legge datata 24 luglio 1802 e in virtù dei 115 abitanti fu classificato come Comune di III classe (legge 24 luglio 1802; decreto 8 giugno 1805).

In base al compartimento entrato in vigore dal 1 gennaio 1810, pubblicato in seguito alle concentrazioni dei comuni avvenute in attuazione del decreto 14 luglio 1807, il Comune di Campisego fu concentrato nel Comune denominativo di Capralba (decreto 14 luglio 1807; decreto 4 novembre 1809).

Nel compartimento territoriale delle province lombarde del 1816 Campisico faceva parte del distretto IX di Crema della provincia di Lodi e Crema (notificazione 12 febbraio 1816).

Il Comune di Campisico fu aggregato a quello di Capralba con decreto del 6 giugno 1819 (Compartimento, 1816).

Mozzanica

L’abitato di Mozzanica ha probabilmente origine in epoca neolitica come villaggio su palafitte, collocato su un altopiano di argilla, situato in corrispondenza dell’attuale centro storico che si elevava sopra la zona circostante, allora acquitrinosa. Del resto l’origine del nome sembra possa significare “luogo acquitrinoso” oppure “luogo circondato da paludi”.
Il villaggio sorgeva su palafitte per meglio fronteggiare le piene del fiume che occasionalmente allagava la zona.
Non esistono ritrovamenti archeologici di tale epoca che possono con certezza indicare l’ubicazione del primo nucleo abitato. Potrebbe essere stato spostato verso ovest, vicino alla cascina Donata, oppure poteva esisterne un altro anche in quest’area.
Sono stati invece rinvenuti, anni fa, durante lavori di aratura nei campi, tra la cascina Donata ed il nucleo abitato odierno, dei reperti funerari di epoca romana, ora conservati al museo Civico di Bergamo. Essi fanno pensare ad un cimitero qui collocato.
Verso il IX – X secolo il nucleo urbano si circondò di mura e la vita della comunità si organizzò all’interno di esse, probabilmente intorno ad un castello di origine longobarda.
Notizie certe dell’abitato di Mozzanica si hanno a partire dal XI secolo.
Era questa l’epoca in cui i nuclei abitati lombardi andavano ad organizzarsi in liberi comuni dotati ognuno di leggi e regolamenti propri.
Il primo documento testimoniante l’esistenza di Mozzanica porta la data del 1018 ed in esso il vescovo di Cremona otteneva, da un prete milanese di nome Giovanni, consistenti beni in Mozzanica rappresentati da prati, vigne, case, boschi.
Dai dati storici dell’epoca, nonchè dall’atto citato, risulta che il territorio comunale, messo a mezza strada tra Milano e Cremona, è stato atto di scambio tra i due potenti vicini. Nel corso di quei secoli questo passaggio di beni avvenne molte volte tra i due, a seconda delle alleanze o del prevalere dell’uno sull’altro.
Il territorio di Mozzanica fu dunque proprietà del vescovo di Cremona, che nel 1189 concedeva al Comune, come a quelli vicini, dei privilegi ed una forma di autonomia. E’ questo il primo atto che attesta la nascita del Comune di Mozzanica.
Il 1200 è il secolo della massima espansione dell’autonomia dei comuni, ma anche della loro crisi, culminata nella nascita delle signorie cittadine. E’ la famiglia dei Cortenuova ad emergere in questi anni nel complesso gioco delle parti, che vede protagonisti i grandi comuni lombardi, ormai divisi al loro interno tra parte guelfa (filo-papale) e parte ghibellina (filo-imperiale).
Gli ultimi decenni del XIII secolo e i primi decenni del XIV secolo furono caratterizzati in Lombardia dall’antagonismo dei Torriani e dei Visconti. Queste due potenti famiglie milanesi, l’una a capo dei guelfi e l’atra dei ghibellini, si contesero il potere a Milano coinvolgendo nella lotta, in un sistema di alleanze con le parti guelfe e ghibelline, le altre città lombarde. La volontà di espansione milanese verso queste terre si manifestava ora nella volontà di dominio su terre e castelli bergamaschi, cremonesi, bresciani. Ed è proprio in questi comuni in cui nasce assai presto l’esigenza di una propria legislazione statutaria, testimonianza di una tradizione di autonomia nei confronti delle città consolidatosi poi all’interno dello stato regionale. Nel 1303, dunque, Mozzanica compilò i suoi primi statuti che vennero riveduti ed ampliati nel 1357. Gli statuti, nell’ultima versione del 1435, saranno vigenti sino all’età moderna (sostanzialmente fino alla riforma ammnistrativa teresiana del 1757).
A Crema, nel 1403, il partito dei Guelfi riprendeva il potere, mentre Mozzanica rimaneva fedele ai Visconti. A motivo di ciò Crema, nel 1407, attaccò il borgo e lo conquistò. In questa lotta tra i due partiti si inserì anche Venezia, desiderosa di ampliare il territorio della sua Repubblica verso ovest, verso la fertile pianura Padana.
In questo periodo il territorio di Mozzanica passò più volte di mano in mano tra Milano, Venezia e per qualche tempo anche la Francia, nel mutevole gioco delle alleanze tra i contendenti.
Con la conquista del ducato di Milano da parte degli Spagnoli di Carlo V, Mozzanica seguì le sorti del ducato diventando parte del dominio del Re di Spagna. Siamo quasi nel 1600 e sono gli anni della peste e delle vicende narrate dal Manzoni nei “Promessi Sposi”. La peste colpisce in questo periodo anche Mozzanica.
Era consuetudine del tempo “infeudare” il territorio, vale a dire cedere vari diritti sulla popolazione, tra cui quello amministrativo, della giustizia e sulla tassazione ad una persona fiduciaria del re. L’infeudazione lasciava inalterati i dirittti sulla proprietà ed il commercio, ma quasi sempre il feudatario era o diventava, in virtù della sua carica, anche il maggior possidente locale.
Nel 1578 la comunità, impoverita dalla guerra, vende i suoi beni al feudatario, il Conte Lorenzo Guidoni di Crema, al prezzo di 27.500 Lire.
Al Guidoni successe, nel 1591 Giorgio Secco cittadino milanese, abitante a Caravaggio.
Con un legato, Giorgio Secco, lasciava erede delle sue sostanze il pio luogo – da lui fondato – detto dell’Assunzione di Maria Vergine presso San Celso a Milano, il quale doveva assegnare a giovani povere nubende la dote di duecento ducati d’oro per ognuna. Alla morte del Secco, senza lasciare eredi, il feudo passò alla Regia Camera che ne investì Pirro Melzi.
Ai Melzi succedettero nel 1720 i Candiani ed è con questa famiglia che si chiude l’epoca dell’infeudazione.
Come curiosità citiamo i dati del censimento dei terreni del 1730: complessivamente il territorio possedeva 12.611 pertiche di terreni agricoli dei quali i Candiani ne possedavano 2055, il vescovo di Cremona 1200, il consorzio della Parrocchia 790, altre confraternite laiche 400, la comunità di Mozzanica 886 pertiche. Altri maggiori possidenti con più di 100 pertiche erano i Boni, i Ceroni, i Fasoli, i Ghisleri.
Verso la fine del 1600 regnava in Spagna Carlo II d’Asburgo, che morì senza eredi. Si aprì tra i vari regnanti d’Europa , tutti imparentati e perciò tutti reclamanti il diritto alla successione, una lunga guerra per la disputa dei suoi possedimenti.
Si formarono due alleanze : una tra Spagna, Francia ed i Savoia e l’altra tra Inghilterra, Olanda, Austria e principati Tedeschi.
Nel corso della guerra, durata 11 anni, si svolsero numerose battaglie in tutta l’Europa ed anche in Lombardia, quali la battaglia di Chiari e di Cassano. Alla fine l’alleanza tedesca vinse e la Lombardia andò sotto la corona austriaca.
Nel 1740 Maria Teresa diventa imperatrice d’Austria e con essa si realizzarono nel regno Austriaco ed anche nel comune di Mozzanica quella serie di riforme amministrative e relative alla organizzazione delle comunità, che contraddistinsero il regno di questa sovrana.
Con le riforme sparì quasi completamente il ruolo del feudatario, veniva istituita la carica di Sindaco, allora di nomina regia, si posero le basi del sistema amministrativo che con vari aggiustamenti dura ancora oggi.
Tra la fine del 1700 ed inizio 1800 nel nord Italia, a seguito della Rivoluzione Francese, si ebbero notevoli rivolgimenti politici, territoriali ed amministrativi. Il nord Italia, conquistato da Napoleone, sfociò nella costituzione della Repubblica Cisalpina.
I beni dei Candiani passarono tra il 1780 ed il 1806, prima alla famiglia Giani e poi ai Camozzi che, con una politica sistematica di acquisizione, divennero in pochi anni i maggiori possidenti della comunità.
La restaurazione del 1815, conseguente alla sconfitta della Francia di Napoleone da parte degli Imperi Centrali, riportò il nord Italia e quindi Mozzanica nel regno Lombardo Veneto e quindi fu reintrodotta quella riforma amministrativa ed organizzativa di Maria Teresa della quale esistono, tutt’ora, documenti conservati nell’archivio comunale.
L’aggregazione allo stato Sabaudo avvenne nel 1859 senza particolari scosse e nella continuità amministrativa.
Nel 1865 Mozzanica contava 1422 abitanti, il nucleo abitato era tutto raccolto e costituito dalla zona interna alla via Cerchia delle Mura e la fascia tra via Roma, via Circonvallazione, via Santo Stefano.
Alla fine della seconda guerra mondiale la popolazione era di 2468 abitanti.
La popolazione è costantemente cresciuta dopo il 1945 e contava alla fine del 2001 in occasione del censimento, 3.944 abitanti. Attualmente la popolazione è di 4601 abitanti (dato al 31/12/2009).

 

Leonardo Del Priore

 

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