Campagna shock di Noi per la famiglia contro l’eutanasia, anche Crema partecipa

Campagna shock di Noi per la famiglia contro l’eutanasia, anche Crema partecipa

Campagna shok di Noi per la Famiglia contro l’autanasia. Ecco il comunicato che esplica l’adesione cremacsa firmatoa da Noi per la Famiglia – Lombardia

 

Anche Crema partecipa alla campagna contro l’eutanasia e il suicidio assistito: manifesti in città per dire “no” all’eutanasia! Flavio Rozza (Noi per la Famiglia): “Col governo rosso giallo il valore della vita verrà messo in discussione”
“Marta, 24 anni, anoressica, potrà farsi uccidere. E se fosse tua sorella? Alessandro, 18 anni, bullizzato. Potrà farsi uccidere. E se fosse tuo figlio? Maria, 70 anni, ha un tumore. Potrà farsi uccidere. E se fosse tua nonna? #NOEUTANASIA”. Questo è quanto potrebbe accadere se la nascente maggioranza legiferasse in materia di eutanasia e suicidio assistito. O anche se la Consulta, rendendo incostituzionale l’articolo 580 c.p., introducesse il 24 settembre surrettiziamente il suicidio assistito in Italia.
“Il rischio che il nuovo esecutivo rosso-giallo calpesti il diritto alla vita e all’autentica autodeterminazione è molto alto. Ad essere esposti saranno i più deboli come anziani, malati, giovani. Tra l’altro proprio in questi giorni il Papa ha condannato questa pratica che si “basa su una visione utilitaristica della persona che diventa inutile o può essere equiparata a un costo. Il suicidio assistito quindi rappresenterebbe un pericolo per tutti: le nostre nonne, le nostre mamme, i nostri padri e i nostri figli”: è quanto dichiara Flavio Rozza, referente locale del movimento Pro Vita e Famiglia e presidente della sezione lombarda dell’associazione “Noi per la Famiglia” presentando la campagna #NOEUTANASIA che parte oggi, con affissioni di manifesti-denuncia in diverse città italiane, tra cui Crema (dal 4 settembre, per 10 giorni)
“Con questa campagna – prosegue Rozza – denunciamo che legalizzando eutanasia e suicidio assistito – qualcuno stabilirà chi avrà il diritto di vivere o piuttosto il dovere di morire: chi? E quanto sarò davvero libero di decidere e quanto condizionato dalla odierna “cultura dello scarto” che mette al centro il profitto anziché i diritti umani? Quale reale autonomia avrò se una generazione di medici sarà formata per dare la morte anziché curare e accompagnare la vita? Il divieto di uccidere deve restare una garanzia per tutti”. “Il nuovo governo investa piuttosto in cure palliative e in strutture di assistenza contro le molteplici forme di dolore, permettendo a ciascuno di noi di vivere fino alla fine, senza soffrire, in autentica e piena dignità” conclude Rozza.

 

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