Campane a morto per il Galilei di Romanengo, ventisei anni di storia che finiscono qui

Campane a morto per il Galilei di Romanengo, ventisei anni di storia che finiscono qui

C’era una volta il sistema teatrale cremonese. Uno dei fiori all’occhiello era il piccolo e combattivo teatro galilei di Romanengo, con la stagione fatta dalla notte dei tempi da Piccolo Parallelo, ovvero Gianmarco Zappalaglio e Enzo Cecchi. La settimana scorsa nelle redazioni dei giornali cremaschi è arrivato un comunicato che annunciava una cosa che in fondo era nell’aria, questa esperienza è finita. Il cambio di colore per l’amministrazione di Romanengo ha portato anche ad un cambio di rotta sulla gestione del teatro. Una cosa che era già stata annunciata 5 anni fa, quando prima della riconferma di Marco Cavalli per il secondo mandato come sindaco gli sfidanti avevano promesso che in caso di vittoria avrebbero affidato la direzione artistica del teatro del paese a Pippo Crotti, romanenghese doc che si sta facendo strada nel mondo dello spettacolo e a Gabriele Cirilli, si, si il comico di Zelig, quello di “chi è Tatiana?”.

Poi è andata come è andata. E Romanengo, traasformatosi nel frattempo per sopravvivere nell’esperimento dei Teatri di Pianura, coinvolgendo anche altri paesi, da Soncino a Torre Pallavicina, ha vivacchiato per un altro lustro. Ma già si sentiva aria di smobilitazione. I grandi nomi alternativi che avevano caratterizzato gli anni ’90. su tutti qui è passato Marco Paolini, ma anche tanti alti grandi del teatro nazionale, basta andare a vedere i calendari delle stagioni, hanno smesso di arrivare, se non col contagocce.

E’ sensato cambiare rotta? Nel comunicato si legge:

E’ evidente che ogni Amministrazione può fare del Teatro ciò che meglio crede e scegliersi i collaboratori più adatti. Se ne parliamo qui pubblicamente non è per spirito di polemica ma perché abbiamo sempre ritenuto che il progetto di Romanengo, che va avanti ormai da ventisei anni, un quarto di secolo, sia un patrimonio non solo del Comune e di Piccolo Parallelo ma di tutte le decine migliaia di persone che in questi anni ci hanno seguito.

Per esperienze vissute, Crema insegna bene in questo, spazzare via il vecchio per il nuovo spesso non porta a nulla. Sul teatro del paese cremasco vano già messo gli impresari delle commedie dialettali da qualche anno, come se non ce ne fossero già mille di teatri degli oratori dove vedere i dilettanti locali, sempre apprezzabili, per carità, ma il teatro è un’altra cosa.

Staremo a vedere. Pronti ad essere smentiti. Ma le campane a morto sul galilei alternativo non sono davvero una bella notizia per la cultura cremasca.

Bruno Mattei

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