Caritas ecco il resoconto Settimana del migrante e del rifugiato

Caritas ecco il resoconto Settimana del migrante e del rifugiato

Hanno avuto una buona partecipazione le iniziative promosse da Caritas Crema, insieme all’Unità pastorale San Bartolomeo-San Giacomo e a Fondazione Migrantes, per  la Settimana del migrante e del rifugiato, mirate a rafforzare interventi di accoglienza diffusa e di solidarietà.

Nonostante il mal tempo della scorsa domenica pomeriggio abbia costretto a spostare il flashmob d’apertura, previsto in piazza Duomo, all’interno dell’Oratorio di San Giacomo, la performance di alcuni richiedenti asilo ospiti nel nostro territorio, che con bonghi e tamburi hanno prodotto ritmi sui quali s’è esibito il gruppo di danza di Casaletto Vaprio, è stato un momento molto intenso apprezzato dal pubblico convenuto.

A fare da sfondo lo striscione simbolo della Settimana, realizzato da alcuni migranti accolti in Caritas e raffigurante i vissuti, le paure e le speranze di giovani chi hanno affrontato i rischi del viaggio.

Proposta forte della Settimana è stata poi Sconfinati, il percorso esperienziale sull’immigrazione allestito da Caritas Ambrosiana, che permette a chi vi partecipa di sperimentare il dramma dei migranti che attraversano il Mediterraneo.

“Durante la settimana dall’installazione – riferisce Fabrizio Motta, referente dell’Area accoglienza della Caritas diocesana – sono passate 666 persone, in buona parte studenti di diverse classi del Pacioli, della Manziana, dello Sraffa-Marazzi e del Galilei, ma anche alcuni gruppi di giovani delle parrocchie di San Carlo-Crema Nuova, Madignano e San Giacomo, oltre a tanti cittadini.”

“Per tutti – sottolinea – è stata un’esperienza emotivamente forte e significativa, provare per pochi minuti le simulazioni degli stati di terrore vissuti nella realtà dai giovani rinchiusi nei campi libici, nella parte finale del viaggio, e i rischi della traversata del Mediterraneo. E davvero toccanti, inoltre, le testimonianze su quanto patito raccontate poi in diretta da richiedenti asilo accolti in Caritas.”

Buona anche la partecipazione al momento di preghiera in ricordo delle migliaia di migranti e profughi che non ce l’hanno fatta, guidato dal vescovo Daniele giovedì pomeriggio nella chiesa di San Giacomo, con la consegnata a tutti di un segno: una piccola croce con allegata una storia di una vittima e una coperta termica, simbolo della campagna IoAccolgo, da indossare prima della benedizione, come espressione di vicinanza a chi ha perso la vita e a chi continua a migrare.

Mentre all’Arci di San Bernardino, venerdì sera, la ginecologa Donatella Albini, membro dell’equipaggio della nave Mare Jonio, ha portato la propria testimonianza, a Vaiano i giovani richiedenti asilo accolti nella struttura della Caritas in paese hanno disputato una partiti di calcio con i coetanei del posto e condiviso poi la cena con interscambio delle rispettive specialità culinarie.

Bella e coinvolgente l’esibizione del coro Elikya, che ha trascinato il pubblico nella melodia e ritmo del canto finale, il famoso Shosholoza.

Alcune parrocchie hanno infine celebrato, domenica, la 105a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, invitando un migrante a portare, all’interno della Messa principale, una testimonianza del proprio viaggio e di quello che stanno ora facendo. Mentre in concomitanza tre giovani migranti e un’educatrice di Caritas Crema hanno partecipato alla Santa Messa del Papa in piazza San Pietro a Roma.

“Al di là della partecipazione in termini numerici – tiene a evidenziare Claudio Dagheti, direttore di Caritas Crema – ciò che ritengo significativo e prezioso sono le sensazioni espresse dalle persone che hanno vissuto l’esperienza di Sconfinati, che ha toccato nel profondo, lasciando nessuno indifferente; e il momento di preghiera di giovedì, con tanti dei presenti che han lasciato a fatica la chiesa, tanto è stato il coinvolgimento.”

“Obiettivo della settimana – ribadisce – non era convincere le persone pro o contro l’accoglienza dei migranti. In gioco, come indicato da papa Francesco, c’è la società che immaginiamo e desideriamo per nostri figli. Come Chiesa credo importante immaginarsi una società ancora capace di commuoversi e di farsi prossima a chi soffre, al di là dei motivi per cui soffre o della sua provenienza. E sono convinto che l’esperienza di Sconfinati e la il momento di preghiera siano stati un piccolo contributo nel declinare in concreto nella nostra vita i 4 verbi del Papa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.”

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