Caso Junior Cally, siamo invecchiati male diventando come i nostri genitori

Caso Junior Cally, siamo invecchiati male diventando come i nostri genitori

Il caso Junior Cally ha esplicato in maniera rapida e veloce una cosa. Quelli della mia generazione, ma anche quelli di un paio di generazioni prima, sono invecchiati di botto e sono diventati dei reazionari. O meglio sono diventati come i propri genitori. Solo che l’apparato comunicativo odierno della rete lo ha reso terribilmente più evidente.

Quando avevo più o meno l’età dei ragazzini che oggi ascoltano Cally, o Sfera, o quelli che volete, mia madre diceva che ascoltavo cose orrende, violente e sataniche, era il metal degli anni ’80. Quello super sessista dei Motley Crue o dei Guns’n’Roses (qualche strofa di un loro pezzo: “Polizia e negri, proprio così Levatevi dai piedi. Non ho bisogno di comprare nessuna delle vostre collanine d’oro oggi. Immigrati e froci. Non hanno senso per me Vengono nella nostra nazione. E pensano di poter fare quello che vogliono. Come formare un piccolo Iran”) o quello inneggiante al satanismo dei Mercyful Fate, alla violenza pura e cruda (anche attuata, vedi le storie del black metal norvegese). Probabilmente aveva ragione. Ma non sono diventato un delinquente, come la maggior parte di chi ascoltava quella musica negli anni ’80.

Sempre mia madre diceva che era molto meglio la musica della sua generazione. Claudio Villa per dire, che ne ha combinate di cotte e di crude, anche a Sanremo. Le colombe di chi rivoleva Trieste in Italia, i vecchi scarponi fascistoidi. Giusto per fare due esempi che tutti conoscono.

Così come forse in America negli anni ’60 qualche genitore si scandalizzava per “ho ucciso un uomo a Reno solo per vederlo morire”, di Johnny Cash, o per il sesso sbattuto in faccia da Elvis. Ma insomma non tiriamole fuori tutte, lo hanno fatto in tanti in questi giorni il giochino. Ci sono centinaia di esempi. Inni alla droga dei Rolling Stones e dei Beatles, che Achille Lauro spostati, omicidi di ogni tipo (anche in Italia, mai sentite alcune canzoni di De André?).

Insomma ogni generazione ha avuto la sua musica di merda odiata dalle generazioni precedenti. Questo dall’inizio dei tempi della musica, ben prima dell’avvento del rock. Il colto jazz era musica da drogati e violenti. Nelle opere succede di tutto. Robe truci da film horror.

La differenza sta solo nel fatto che oggi è tutto fruibile con immediatezza, con un click. Se io a 16 anni per prendere un disco di merda dovevo mettere da parte i soldini, poi magari prendere il treno, andare a Cremona in qualche negozio per tornare soddisfatto con un bootleg dei Motley Crue che si sentiva di merda e si intitolava “Vaffanculo in Nettuno”, una merda ma era terribilmente provocatorio, oggi i ragazzi possono sentire tutto in un attimo.

E allora? La società è cambiata, baby. Le famiglie dovrebbero attrezzarsi per far passare le cose che devono passare. Ma detto questo ogni ragazzo che si rispetti, come lo facevamo noi, appena potrà andrà a sentire e vedere le cosacce vietate. Lo abbiamo fatto tutti e lo faranno sempre le generazioni crescendo.

Non sono un sociologo. Quindi non starò a dire cosa si può fare, anche se ascoltare assieme ai figli, ai fratelli minori, quello che ascoltano e magari cercare di capirlo potrebbe essere una bella idea. Ma non ho figli e fratelli minori. Le cose se le ascolto le ascolto perché mi va di sentirle, e il rap italiano me lo sto sondando un po’. Ci sono cose belle e gran cagate, come in qualsiasi genere e in qualsiasi epoca.

Cose che rimarranno e cose che spariranno nell’oblio. Come sempre. Ma la cosa particolare di questa ondata di moralismo in rete è che a guidare le crociate ci sono che so Red Ronnie, che nel 1988 mi spiegava come era stato provocatorio e di rottura Woodstock, che il suo programma più noto si chiamava Roxy Bar, da una canzone di Vasco Rossi, il Vasco rossi che sgozzava suo figlio in una canzone, che tagliava la gola ad uno che gli aveva fregato la radio in un altro pezzo, che dava della troia ad una perché era andata via col negro e magari avrebbe ammazzato Alfredo che gli aveva fatto perdere una occasione buona con la tipa.

Ma infatti quando ascoltavo ste cose da ragazzino mia madre tuonava che erano terribili. Oggi ai concerti di Vasco Rossi ci vanno le famiglie e ci portano i ragazzini. Insomma sono le proverbiali ruote della vita che girano. Quando gli Who sfasciavano gli strumenti, come da foto del pezzo, cantando di volere morire giovani erano provocatori. Adesso sono qua da ottuagenari a fare dischi per sessantenni che si credono ancora trasgressivi e li ascoltano a volume moderato in ufficio. O che mettono i loro dischi sullo stereo da 5 mila euro rientrando la sera e sfilandosi la cravatta. E nulla mi stupisce vedere amici e gente che di musica ne mastica fare la morale alla narrazione di sta gente. Oppure madri, di figli rapper, che si dichiarano progressiste ma che poi fanno distinguo tra rap e trap, tra uno e l’altro.

Se davvero vogliamo la musica moderna ma dai buoni sentimenti e dalla lacrimuccia facile c’è sempre Brunori Sas eh. Lui si che piace alle mamme.

emanuele mandelli

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