Che du bale il censimento, sempre le solite idee per la musica locale

Che du bale il censimento, sempre le solite idee per la musica locale

Cambiate decennio, cambiate i nomi alle organizzazioni, alle associazioni, agli interpreti per il resto alla fine stiamo parlando della legge della conservazione della massa, ovvero del postulato fondamentale di Lavoisier: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Si, perché ci risiamo. I corsi e ricorsi della storia si ripetono nelle cose grandi, nelle cose piccole e nelle puttanate colossali. Abbiamo aspettato la (quasi) fine della raccolta dei dati per fare qualche riflessione sul Censimento delle band locali lanciato dagli screamzini. Una bella iniziativa, dove il bella va rigorosamente tra virgolette.

Si perché quella dei censimenti, degli stati generali, delle tavole rotonde, degli studi antropologici sulla musica locale è una storia che torna puntuale e si ripropone come il peperone. Tu credi di avere superato la fase e tac… si torna sempre lì: Rockakrema dixit. Ma andiamo con ordine. Il bel questionarietto serio serio è stato messo online il 2 marzo per rimanerci un mese, fino al 2 aprile. Una bella scarica di domande, una ventina, per inquadrare la band (o il singolo) che volesse rispondere alle domande.

Obiettivo finale fare un bel censimento con report sulla realtà della musica locale a Crema e cremasco. Il presidente dell’associazione Scream Enrico Tedoldi dichiara ad un organo di informazione locale che prima di loro altri ci hanno provato a fare il censimento, ma nulla è rimasto. Ma loro vogliono fornire al territorio uno strumento utile per fare capire cose succede in città. Poi le solite lamentele su chi parla di morte della musica a Crema sui disfattisti che accusano i musicisti di apatia e compagnia cantante.

Che du bale. Detto che vedremo un po’ che diavolo di dati usciranno dal questionario. Le domande sono sempre le stesse. A chi serve e a cosa serve sapere che ci sono una manciata di band che nel silenzio della propria cantina provano l’ennesimo tentativo di essere alternativi (ma alternativi a chi? Direbbe un caro amico). Sull’altro lato a che ci serve sapere che ci sono 4 o 5 nomi eccellenti e una montagna di fuffa?

Sono sempre le solite pirlate. Verrebbe voglia di urlare, citando Nanni Moretti, “no il dibattito no”, ma anche “no il censimento no”. Alla fine si ritroveranno con un bel foglio di Excel, ovviamente incompleto perché all’appello avranno risposto quelli che volevano farsi in qualche modo conoscere e gli altri che invece si sbattono se ne saranno fregati, buono per fare le solite considerazioni.

Ecco ci sono 1000 ragazzi che suonano, tra parentesi tutti potenziali elettori (ma tra ulteriore parentesi non apriamo il discorso sui serbatoi di voti che poi c’è gente che si incazza), come li valorizziamo. Ma si facciamoli suonare a turno senza distinzione di merito dove si può, perché fare le distinzioni di merito è sbagliato. Sono i corsi e ricorsi lo abbiamo detto.

Detto che il 90 per cento di oggi suona e sogna un futuro radioso tra 5 anni, se sarà fortunato, batterà il ferro da qualche parte o farà code nelle agenzie interinali, bisognerebbe avere il coraggio di dare un sano consiglio invece che fare censimenti: ma andate a lavorare.

Insomma sarei tentato di aprire un dibattito su come viene vissuta la musica oggi, su come viene fruita, su chi rimarrà e su come. Ma poi finisce che si riapre la discussione. E non mi frega più nulla di discutere. Vado a sentire musica. Meglio suonare che censire via…

Bruno Mattei

(Visited 62 times, 6 visits today)