Chiamata Urgente, ritorno al futuro in una serata da spirito new wave

Chiamata Urgente, ritorno al futuro in una serata da spirito new wave

Questa non può essere una recensione normale. Non ne sarei capace. Intanto inizia dalla fine. Venerdì 6 dicembre 2013, anzi oramai sabato mattina. Sono le 4 del mattino, niente angoscia e un po’ di vino (per citare Guccini), cammino da solo. Crema illuminata e deserta, Disintegration dei Cure in cuffia e nelle gambe la stanchezza di una serata che rimarrà a sedimentare per lungo tempo nella pancia e nella testa. Una serata che per un attimo ha sospeso il passare degli anni e ha portato come in una macchina del tempo tutti indietro nel tempo. Ma nessuna operazione nostalgia. L’esibizione dei Chiamata Urgente, che hanno così festeggiato i 30 anni di fondazione della band con un concerto unico (ma che in tanti si augurano che unico non rimanga) ha avuto una forza dirompente. Per chi li aveva sentiti e aveva le loro canzoni stampate dentro, e vi assicuro che eravamo in tanti a ricordare a memoria i testi di quei pezzi, per chi non li aveva mai sentiti ed è rimasto sbalordito dalla qualità di canzoni che ad oggi non è possibile sentire se non su You Tube.

Ma poi vendono il cd?”, mi domanda una ragazza a fianco catturata dal magnetismo di quelle melodie e di quei testi che già avevano catturato i figli degli anni ’80 venticinque anni fa, “no non ci sono cd… giusto un 45 giri degli anni che furono”. Già, il 45 giri 1973/Frammenti di realtà. Nessuno dei due pezzi è entrato nella scaletta. E francamente non ricordo quei pezzi nelle esibizioni storiche. Segno che quelle canzoni hanno una storia diversa da tutto il resto. Glielo chiederemo.

Adesso possiamo iniziare dall’inizio. Ma dal vero inizio. Una domenica mattina di giugno in cui su Sussurrandom appare il video de L’attesa. Ritrovato in rete sul canale di Paolo Alpiani. Da li è partita una reazione inarrestabile. Mai avrei creduto che avrebbe portato alla reunion della band. In fondo erano oltre 20 anni che non salivano sul palco tutti assieme, tutti e sei. Invece è partito il progetto ed è arrivato a termine. Per strada si sono uniti frammenti che hanno dato vita alla serata. L’idea di far eseguire delle cover di pezzi a due band cremasche, l’idea di un dj set di musica anni ’80. e Overdreams e White Noise danno la loro versione di 4 brani dei Chiamata mostrano quanto siano attuali e moderni pezzi scritti quasi tre decenni fa.

Ma il meglio lo danno loro. I pezzi sono stati in parte riarrangiati e hanno preso un aura senza tempo. C’è emozione e tensione palpabile al via del concerto. Sia su che giù dal palco. Ecco quando attaccano ho 16 anni e mi ritrovo fan davanti al palco e mi sento orgoglioso di avere contribuito a questa serata e a questo evento. Canto le canzoni di cui mi ricordo i testi, quasi tutte. Grida dal silenzio, Oltremare, Jim Clark, Mille e una notte. L’attesa è un pugno nello stomaco, la ragazza di cui sopra mi chiede seduta stante il titolo e il canale di You Tube dive risentirla. Ma è Tempo, rallentata, drammatizzata all’inverosimile, zuppa di emozioni, ad essere il capolavoro della serata. Rispetto alla versione wave degli anni ’80 diventa un opera d’arte da pelle d’oca.

Alpiani è ispiratissimo. Sono attorniato da ragazze con gli occhi a cuoricino. Marco Bertolotti stampa un assolo cupissimo, Carlo Schira intesse melodie alla tastiera, Andrea Marchesetti intarsia melodie al sax, Marco Giovanetti mette giri di basso precisi e melodici, Enrico Zaninelli ricama la ritmica senza mai essere solo metronomico.

Nel finale il duettano alla voce Alpiani con Andrea Spinelli degli Overdreams ed è un passaggio di testimone davvero bello. “Una delle serate più belle della mia vita” chiosa Bertolotti evidentemente scosso. Fine.

Mentre si smontano gli strumenti in attesa del taglio della torta al Poster girovago un po’ per il Babalula. Antonio Comandulli in consolle mette uno dietro l’altro brani storici di quegli anni, io mi sento voluminoso in un mondo bidimensionale, per citare Sergio Caputo. Inprovvisamente ricordo perché non amavo troppo la discoteca anche quando avevo 20 anni. Troppo difficile comunicare per uno come me che ama la parola e non ha altri mezzi fisici per catturare l’attenzione. Osservo la gente che balla. Quasi vorrei farlo. Ma sono dannatamente goffo. Riuscivo a farlo dopo X cuba libre. Stasera con due Corona in corpo no. Mi chiedo come la mia generazione, senza l’apporto di cellulari e social network sia riuscita a non estinguersi a livello di rapporti sociali. Come potrei riuscire ad avvicinarmi a una qualsiasi persona presente e iniziare a parlare? Cerco di interagire con l’amica Cinzia… mi sgolo…

Immerso nelle mie paranoie sociologiche mi trovo a chiacchierare, si, su Facebook con la ragazza di cui sopra che nel frattempo è andata a casa, ha cliccato mi piace sulla pagina del gruppo e l’ho intercettata al volo. Sorrido. Per fortuna adesso non sono gli anni ’80. Che quanto sono stati belli, ma anche difficili. E’ rimasto solo il bel ricordo. Questa esperienza mi ha anche fatto conoscere un po’ di gente bella e nuova, e solo per questo vale la pena di essere stata vissuta.

Verso le 2 e mezza ci trasferiamo al Poster dove Max Garghentini ha preparato una torta e un paio di bottiglie di spumante. Mi prendo la soddisfazione di mettere a nanna Andrea Spinelli che mi prendeva per il culo per il fatto di essere ancora in giro a quest’ora tarda. Potrei anche fare l’alba. Ma vado a casa.

E siamo alla fine, e all’inizio. La vasca in una Crema splendida e notturna in assoluta solitaria, proprio come quando ragazzino tornavo a casa camminando di notte. Meno alcol nelle vene, meglio così, qualche consapevolezza in più di me stesso, la certezza di essere rimasto immutato in certe cose, che non vi racconterò per pudore e per difendere la mia “immagine pubblica”. In fondo ho scoperto che c’è ancora il ragazzino timido che negli anni ’80 osservava da lontano senza avere davvero il coraggio di buttarsi nella mischia. Però negli anni ’80 non avrei certo detto a Gloria che ha delle belle tette. E questo è senza dubbio un passo avanti.

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