Parlando in generale, a parte la finalità, sempre in auge, di accalappiare (mission principale) voti diciamo… trasversali, pescando quindi un po’ a destra, un pochino a sinistra (o destrini e sinistri che dir si voglia) e un qualcosina al centro, le liste civiche e il civismo, per carità pur restando grandi, positive, preziose e meravigliose risorse su cui puntare e sostenere, beh proprio perché oggi spinte, o meglio, utilizzate troppo non … hanno forse perso peso specifico?

Da qualche anno a questa parte infatti, quasi fossero una strada per arrivare senza ricorrere ai partiti, utopia tutta italica che politica e poteri forti alla fine alle porte (badate bene: nessuno è esente grillini, Roma insegna, compresi, ndr) bussano, ecco il cosiddetto civismo sta assumendo toni se non esasperati, quantomeno esasperanti.

Certamente, generalizzando (sempre) il discorso, la proliferazione delle liste civiche è riconducibile alla perdita di spessore della politica, oggi ahimè rigorosamente da scrivere con l’iniziale minuscola, rovinata, inflazionata, disturbata, violentata da faccendieri attenti agli affari loro, travestiti da politici di bassa leva.

Così l’antipolitica e il malaffare hanno portato alla ribalta prima i cosiddetti movimenti di protesta, poi, in particolare a livello locale, ergo in occasione delle varie amministrative italiche, le liste civiche.

Mai come a livello locale comunque, più delle ideologie contano le persone, quindi le liste civiche (andrebbero tuttavia ridimensionati nomi furbi, densi di doppi sensi, richiami religiosi e ruffiani), benedette e benvenute, nelle settimane precedenti il voto bisognerebbe analizzarle con cura e attenzione, senza fermarsi ai preliminari, leggendo tra le righe: analizzando, nominativo per nominativo, la loro composizione, compresi passato, presente, legami, storie, genesi e futuro dei rispettivi interpreti. Questo, aspettando che la Politica torni maiuscola è quanto, con la speranza che il civismo sia risorsa e non una strada per farsi eleggere utilizzando scorciatoie acute. Del resto, non c’è un antico detto, estendibile (pure) ai civici, che più o meno così parla: “prima o poi, le volpi finiscono in pelletteria?”. Studiare prima di votare è orsù auspicabile. Capito?

Stefano Mauri

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