Corrado La Forgia: Abbandonare le zone di comfort e andare oltre Google

Corrado La Forgia: Abbandonare le zone di comfort e andare oltre Google

Sabrina De Santis, Nicola Intini, Corrado La Forgia, Raffaella Miscioscia e Pierpaolo Pontrandolfo, anche per avvicinare i giovanissimi della scuola primaria alle materia scientifiche in modo creativo, ecco hanno scritto coralmente il libro “Ada, Alan e i misteri dell’Iot” (Edizioni Guerini), avventuroso, misterioso, avveniristico giallo per bambini ambientato, fra cobot, reti digitali, hacker e algoritmi in una piena, futuristica era (non molto lontana tuttavia dall’oggi) contraddistinta e regolata appunto da futuristiche intelligenze artificiali. Ebbene, per saperne di più su questo illuminante progetto (Eureka Funziona) rivolto alle nuove generazioni, con l’ingegner Corrado La Forgia, (coautore del libro, Direttore Industriale – Amministratore Delegato Bosch Vhit di Offanengo, nonché vicepresidente dell’Associazione Industriali Cremona con Delega all’Innovazione), volentieri siamo tornati a fare quattro chiacchiere.   

Originale l’idea di scrivere un libro corale. Ma com’è poi nella fattispecie lavorare, o meglio, scrivere in team?
Impegnativo, ma allo stesso tempo molto bello. Portare esperienze, conoscenze, attitudini diverse ad una sintesi comune richiede un grande lavoro: ognuno deve dare il proprio contributo senza prevalere sugli altri. E poi ci vuole opera di sintesi e armonizzazione.
E’ insomma necessario impegno, ma alla fine vince la soddisfazione per aver fatto un grandissimo lavoro di squadra denso di … contaminazione culturale.
Da ultimo il tema della localizzazione geografica: gli autori lavorano e vivono  in luoghi diversi in Italia e all’estero. La tecnologia ci ha dato una grande mano nel condividere documenti, realizzare video conferenze,..
Attirare i giovanissimi e i bambini nella lettura di “Ada, Alan e i misteri dell’IoT” ritiene sia la strada migliore per avvicinare e incuriosire quelli che saranno gli uomini di domani al cosiddetto mondo dell’Intelligenza Artificiale?
A parte Raffaella Miscioscia che e’ una insegnante chiamata ad aiutarci per comunicare con i bambini, noi altri autori siamo membri della task force nazionale di Federmeccanica che si occupa di Industria 4.0.
Negli ultimi anni siamo riusciti a investire parecchio impegno per diffondere, tra gli imprenditori, la consapevolezza dei vantaggi che possono derivare alle proprie aziende dall’adozione delle nuove tecnologie abilitanti. Di qui è nata l’idea di incuriosire anche diciamo … gli imprenditori, i professionisti, i lavoratori di domani. I giovani, i veri padroni del futuro.
In un certo senso avete lanciato un nuovo genere di romanzo giallo Hi Tech dedicato ai ragazzini…
Abbiamo investito tanto tempo nel capire quale poteva essere il “mezzo” migliore per comunicare con i giovani lettori. Quello dell’avventura ci è sembrata l’idea più aderente.
Avranno un seguito le avventure di Ada e Alan?
Dipende da come viene accolto il libro. Noi adesso siamo rodati e abbiamo ancora molte cose da dire.
Sbaglio o per certi versi i bimbi sono più attratti e coinvolti di noi verso l’Intelligenza Artificiale?
Al momento molti la usano senza rendersene conto: si pensi ai nostri telefonini che hanno già “dentro” algoritmi di elaborazione dati, anche personali.
Di qui la necessità di guardare “dentro la scatola” per capire quali sono i vantaggi che ne può trarre la nostra vita dall’utilizzo delle tecnologie, ma anche le sfide e i rischi da tenere in conto.

Il mondo corre, ahimè l’Italia spesso cammina. Ma realmente come siamo messi in questa sfida affascinante verso il futuro in pratica già iniziato?
Non siamo messi bene. Non c’è una chiara visione e investiamo pochissimo. Si pensi all’intelligenza artificiale: gli USA e Cina investono miliardi di euro, noi siamo fermi ad una manciata di milioni.
Anche le parole Ricerca, Innovazione sembrano sparite dall’agenda politica di questo paese.
Scusi la provocazione, ma Non è in definitiva che più per pigrizia verso il cambiamento temiamo il domani e la tecnologia poiché mah… potremmo imbatterci in macchine intelligenti dai pensieri migliori dei nostri?
Più che pigrizia credo si tratti di mancanza di consapevolezza.
Bisogna impegnarsi a capire, studiare,  abbandonando le proprie zone di comfort e l’erudizione superficiale o, peggio ancora, la cultura di Google.
Molti studi indicano che l’integrazione uomo macchina porterà tanti vantaggi nella nostra vita. Paul Daugherty descrive questa “collaborazione” molto bene descrivendo il campo di cooperazione come il “ Missing Middle”.
C’è una grande necessità di ri-tornare a capire le cose in profondità perché la velocità di evoluzione delle tecnologie non è stata mai così alta nella storia e non sarà mai più cosi bassa in futuro.

Stefano mauri

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