Cremona assediata, sarebbe bello se arrivasse una condanna congiunta da destra e sinistra

Cremona assediata, sarebbe bello se arrivasse una condanna congiunta da destra e sinistra

L’immagine simbolo della giornata di Cremona, a mio modo di vedere, è quella che ho isolato da uno dei filmati visti su You Reporter, e che correda questo articolo. Un manifestante stranito, con la sua bandierina, si aggira in mezzo al delirio di fumo, lacrimogeni, scontri. Ad un certo punto esplode una bomba carta e si spaventa, come ci saremmo spaventati tutti. Si gira e cerca di andarsene.

C’erano migliaia di persone così sabato 24 gennaio a Cremona. Ne conosco tanti che sono andati, e anche tanti che avrebbero voluto andare, gente pacifica e quieta che ama le manifestazioni, il sole e la pace. Ho parlato con un’amica lacerata dalla voglia di andare e dalla, umana e logica, paura di affrontare una giornata che si presentava con troppe incognite. Tutte confermate.

In uno dei monologhi del disco Opera buffa Francesco Guccini fa parlare un Dio che si definisce socialdemocratico e che come slogan ha: “avanti al centro contro gli opposti estremismi”. Già, gli estremismi: oggi il campo di battaglia non sono più le strade del capoluogo ma Facebook.

Mi sono svegliato stamattina leggendo delle cose al limite del delirio. Comunicati di fantomatici movimenti di sinistra che giustificano la cosa paragonando il corteo di Cremona con la lotta Palestinese per cui, “saranno mica due vetrine infrante a creare problemi”, scontri verbali tra rappresentanti della nostra politica che si accusando di non aver detto nulla riguardo all’aggressione di Emilio, il militante del Dordoni in coma, e adesso di essere sulle barricate a demolire un corteo con 4 mila persone.

Ed è davvero difficile trovare una quadra a tutto questo discorso. In settimana ne leggeremo di ogni colore, come sempre in questi casi. Ma cito il post di un’altra amica: le bandiere che prima sventolavano adesso ci servono per proteggerci dai fumogeni. C’è lacerazione. Non solo di chi non c’era, ma anche di chi c’era, abbiamo pubblicato per primo l’intervento di Andrea Serena di Rifondazione Comunista che dice: dovevamo fermarli.

Già ma come? Questi sono evidentemente gruppi organizzati alla guerriglia che nulla hanno a che fare con la dialettica politica. Il racconto di come il corteo si sia trasformato è agghiacciante e allo stesso modo illuminante. Fumogeni a coprire la visuale, tra la folla il centinaio di Black Blok si trasforma e prende la testa. Quando il fumo si disperde sono davanti. Di nero vestiti, caschi e bastoni.

Una falange armata e organizzata che fa arretrare la polizia, che sceglie saggiamente di non caricare ma di contenere a suon di fumogeni i loro movimenti. Nessun ferito, per fortuna. Ma tanti danni ad attività commerciali che non centravano nulla con questa cosa. Si perché rompere la vetrina di una banca è combattere il capitalismo, anche se immagino che questi non tengano i soldi sotto i materassi.

Si leveranno, si sono già levate, grida. Chiudiamo il Dordoni, questo covo di delinquenti. Gente di cinquant’anni che finisce in coma dopo una partita. Dei cattivoni. In una società utopica oggi i rappresentati del Dordoni e quelli di Casapound farebbero una conferenza stampa assieme per dire che gli scontri di domenica scorsa e quelli di ieri non centrano nulla con lo spirito delle due organizzazioni.

Già. Ma siamo in una società distopica. L’avanti al centro contro gli opposti estremismi non è mai stato recepito. Anzi. Si tende a radicalizzarsi sempre di più. Si vedono ex moderati con la bava alla bocca dare contro a questo e quell’avversario politico. Un profluvio di parole e di mazzate che non porterà mai da nessuna parte.

Bruno Mattei

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