Dietro le quinte con Mirko, uno starnuto virale salverà le Farmacie comunali

Dietro le quinte con Mirko, uno starnuto virale salverà le Farmacie comunali

La sindachessa scendeva le scale a chiocciola del municipio della Città Giocattolo tossendo violentemente. “Vi voglio tutti nel mio ufficio tra dieci minuti. Ho una bella tosse batterica. Verrete tutti infettati e la porterete un po’ in giro infettando amici e parenti. E’ l’unica idea che mi è venuta per alzare gli introiti della farmacie comunali che se ne stanno andando a male”, aveva sentenziato tra un colpo di tosse e l’altro.

“No ti prego no, no che poi la mamma mi mette a letto e non mi lascia giocare a pallone adesso che c’è il sole”, aveva piagnucolato il Giovane Giovane, “ero così contento sono appena tornato da una gita sul treno, che bello, lo vorrei anche io”. Lui e il Muto di Sorrento avevano partecipato all’inaugurazione del binario per la pulizia dei treni storici fortemente voluto dall’associazione Treni e quisquilie. Si erano divertiti tanto e adesso l’idea di farsi mettere a letto da una influenza strategica non gli andava giù.

E cavolo perché non bastano le scie chimiche nel cappuccino per farci ammalare a sufficienza”, Boldi & De Sica non ci stavano davvero. “Ma chi vi ha interpellati a voi”, li aveva gelati la sindachessa, “faccio ammalare la giunta mica i consiglieri comunali, tanto non servono a nulla se non a fare le belle statuine, che così almeno si rendono utili”, dicendolo con un colpo di tosse aveva sparso in giro qualche milione di batteri che si erano messi subito all’opera.

In quel mentre era entrato il Bel Reneè di ritorno dal suo viaggio in Brasile per Cosmosulcomò, la convention di produttori di chewingum e pneumatici a cui aveva partecipato, anche i batteri si erano bloccati al suo passaggio: “Per che cosa siamo famosi noi all’estero? Le pezze e le pizze, nient’altro. Siamo un paese di magliari e pizzicagnoli, e sempre questo saremo”, aveva detto sintetizzando così il fatto che non era riuscito a piazzare il colpo perfetto alla convention. Poi era sparito così come era apparso, come sempre, e i batteri avevano finalmente raggiunto le loro destinazioni.

Un bel gruppo si era appicciato al viso del Giovane Vecchio che sentendo il raffreddore che lo attanagliava aveva trovato le parole per l’apertura della sua newsletter settimanale in un brano di Canzone per Anna di Guccini: “E’ come quel male a cui non si dà il nome, un’ ossessione circolare fra la volontà ed il non potere”, era soddisfatto anche se sapeva che alla sua età quel raffreddore lo avrebbe costretto a letto per settimane.

“Lei pensa di cavarsela davvero con un paio di starnuti? Servirebbe qualcosa di più radicale. Se imponessimo a tutti una dieta a base di salva e tortelli sai quante belle analisi per il colesterolo? Eh, il salva”, annunciato da un terribile odore di formaggio e da musica da messa solenne era apparso il Preside. Per una volta la sua idea non pareva neppure malvagia.

Potremmo fare una bella tortellata di raccolta fondi per i casseurs delle banlieue francesi”, aveva detto emergendo dal nulla Kulturina. “Ma tu ci sei ancora? Non ti si vedeva da anni”, l’aveva apostrofata la sindachessa, “appari giusto per metterti per l’ennesima volta nei guai. Stavolta nei guai ti ci metto io”, e aveva piantato un altro bello starnuto.

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