Tutti i dischi del 2016 (anche le delusioni) dal mio punto di vista

Tutti i dischi del 2016 (anche le delusioni) dal mio punto di vista

L’evento musicale del 2016? Si svolge nel 2017. Il ritorno dei Decibel, di cui abbiamo tanto parlato e sparlato (e di cui ho gia ordinato il cofanettone fan edition). Ma oggi, 1 gennaio 2017, se dovessimo mettere in fila un po’ di dischi per dipingere l’anno appena chiuso? Vediamo un po’ in ordine sparso. Per ogni disco segnalo se l’ho preso in vinile o cd, o entrambe.

Senza dubbio il disco dell’anno è La fine dei 20 anni di Motta. Ascoltato molto, perfetto, una sorpresa oltre ogni aspettativa e soprattutto rispetto al resto della mia playlist una cosa del tutto nuova. L’ho preso fuori dai tempi sospetti. Il 23 marzo. Per caso. Incocciato su Amazon in pre-uscita mi piacevano copertina e il vinile bianco. Poi se ne sono accorti tutti. La produzione di Riccardo Sinigallia, le chitarre di Giorgio Canali. Preso quindi come detto ovviamente in vinile. Gia nel pezzo di metà anno era in pole.

Sorpresone parlando invece di mostri sacri che viva viva sono in forma (e non ci si sperava più), in Italia senza dubbio i Litfiba. Eutopia è un disco con 10 canzoni che rimangono in testa, anche quelle con i testi un po’ imbarazzanti. Almeno 3 pezzi sono degli della miglior produzione dei Litfiba anni ’90, ma anche anni ’80. Ho preso il biglietto per andare a sentirli il 31 marzo ad Assago. Vedremo che ne esce. Preso in doppio vinile trasparente da collezione e anche in cd.

Rimanendo in Italia contento che dopo un passaggio a vuoto gli Zen Circus abbiano fatto un bel disco pieno di brani grintosi e ballatone da ricordare, promosso quindi La terza guerra mondiale. Rimango curioso di sentirli dal vivo. Mi dicono cose contrastanti. Preso in cd.

Gli Statuto con Amore di classe sono stati il gruppo italiano di inizio anno con un disco uscito a marzo e il doppio passaggio a Crema per una intervista a marzo che ho avuto l’onore di condurre al Paniere e il concerto di luglio alle Garzide. Il disco è un bel concept che riprende da vicino le sonorità degli Who. Preso prima in cd poi recuerato anche in vinile, pure autografato, durante la bella serata di marzo al Paniere.

Non può non andare in classifica il testamento artistico di David Bowie, quel Blackstar uscito ad inizio anno che ci ha stupiti ed emozionati. Un monolite nero quasi disturbante all’ascolto. Soprattutto il pezzo, una mini suite da 10 minuti, che dà il titolo al disco. Preso in vinile.

Questo 2016 è stato l’anno del thrash. Tre mostri sacri del genere sono tornati, tutti con aspettative altissime in campo. Ovviamente eravamo in tanti ad espettare al varco i Metallica. Hardwired to self descrtuct non sarà un capolavoro ma finalmente non è una schifezza come St Anger, una cosa che centra nulla con il metal come Load o Reload o un disco freddo e mal prodotto come Death magnetic. Preso in vinile e anche in cd.

Hanno fatto molto meglio i Testament con Brotherhood of the snake un discone della madonna, pieno di pezzi che hanno potenza e melodia e che rimangono in testa. Preso in vinile. Buon disco anche Dystopia dei Megadeth, anche per loro vale il concetto di ritorno a casa, preso in vinile.  Ma il capolavoro in ambito metal, thrash, del 2016 è senza dubbio l’incredibile Terminal Redux dei Vektor. Pezzi lunghi, articolati, anche melodici (tutto il lato 4 del doppio vinile). Preso in vinile

Ad inizio anno mi ha accompagnato nel freddo di febbraio The Ghosts of Highway 20 di Lucinda Williams. Quella musica definita Americana. Una cosa a metà tra blues, folk, country. Un impasto sonoro stupendo. Preso in vinile. A fine anno invece mi hanno stupito i Rolling Stones che con Blue & Lonesome hanno riscoperto le radici del blues, preso in cd. E a proposito di blues. La stupenda iniziativa di Fabio Treves di portare in edicola, in eleganti versioni viniliche da 180 grammi, i capolavori del blues mi ha permesso di portarmi a casa una bella manciata di dischi storici. Per cui al ritmo di 2 al mese per tutto il 2016 ho viaggiato con tanto blues.

Capitolo delusioni, mezze delusioni o tali. Di certo il disco più deludente dell’anno per me è quel noiosissimo e piatto A Moon Shaped Pool dei Radiohead. Un pasticcione di elettronica e melodie poco digeribili e pire già sentite. Bocciato. Preso in cd. Mezza delusione anche i Green Day. Un disco che in prima Battuta mi era sembrato carino Revolution Radio, ma che si consuma abbastanza velocemente, preso in vinile. In Italia la delusione si chiama Afterhours. Non sono riuscito a mandare giù la pesantezza del doppio Folfiri e Folfot. Temi troppo pesi, musica un po’ sfuggevole. Preso in vinile

E’ uscito quest’anno ma non è ancora arrivato Canzoni per chi non si fa più dagli adoratissimi Pay. Secondo me sarà, come sempre, un gran disco. Preso in cd, non credo ne abbiano fatto una copia in vinile

Capitolo ristampe. La cosa più curiosa l’ha fatta Federico Fiumani che con Siberia reloaded ha ri registrato il capolavoro della wave italiana aggiungendo pure dei pezzi e facendolo diventare un doppio. Bello? Brutto? Certo il confronto con l’originale è pesante. Ma di certo merita una citazione. Operazione intelligente, come sempre, quella dei Pink Floyd di ristampare a trance l’intero catalogo in vinile a 180 grammi rimasterizzato. Mancano ancora un paio di dischi, The Final cut e Momentary laps of reaason, che escono il 20 gennaio. Operazione che finalmente mi ha fatto capire che Oscured by clouds che ho sempre snobbato è un gran disco. Pink Floyd per altro anche protagonisti del settore cofanetti con il mastodontico The eary years, di cui ho preso il doppio CD commpendio, dove mancano delle cose che mi aspettavo.

Emanuele Mandelli

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