E se Beppe Riboli fosse il prossimo Cremasco dell’anno?

E se Beppe Riboli fosse il prossimo Cremasco dell’anno?

E’ la RiboliArt il pezzo forte, il tormentone di questa strana estate cremasca e il suo ideatore, vale a dire il creativo, provocatorio, audace designer Beppe Riboli beh è il Cremasco dell’Anno, ci pensi la signora Rosa Massari Parati, splendida direttrice del settimanale InPrimapgina e ideatrice del prestigioso premio.

Agli inizi degli anni Duemila, il vulcanico progettista di discoteche, discobar e location alla moda di tutto il mondo, fece il botto, provocatoriamente, rilasciando in un’intervista rock, la seguente dichiarazione: “Quando progetto un locale tengo sempre ben presente il tipo di droga che vi verrà consumata all’interno. Ogni tipo di epoca, quindi di musica, quindi di locale ha il suo tipo di droga”. Inutile sottolineare che, parlando così, Riboli attirò su di se un’attenzione per intenderci da Festival di Sanremo.

Capite bene come  a un personaggio così, abituato a far discutere, a lanciare provocazioni le polemiche sul mercato Austro Ungarico e sulla “Ribolution” fanno solo piacere e comunque, per ribadire il concetto, lui ha fatto (bene) il suo interesse, era il comune che doveva gestire meglio la vicenda. Adesso l’importante è che una volta spente le luci sulla RiboliArt, il Mercato AustroUgarico (sono spuntati anche i bagni pubblici chimici da quelle parti) continui a vivere illuminando il centro storico di Crema sempre più stagnante, sporco e imbruttito.

Stefano Mauri

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