Esiliati a Natale (in quel di Piacenza) ascoltando il consiglio comunale sensualintrigante

Esiliati a Natale (in quel di Piacenza) ascoltando il consiglio comunale sensualintrigante

C’è già chi vi dedicherà un dipinto, una poesia, un racconto classico, uno alla Debord, una finestra sul mondo, un balletto, una diretta social.
Io avrei voluto essere cattiva, perché che noia a Natale essere buoni e poi a me hanno dipinto cattiva, tipo quella rossa, ma più bassetta e con un altro colore di capelli.
Anche il mio amico pittore Carchtivik mi ha abbandonata da quando non lo fanno più parlare: pinge,pinge tutti i giorni e tutte le sere e beve grappa e pinge ancora e regala i suoi dipinti a tutti tranne che a me, un po’ come la storia del Carrozzone che va avanti da sé.

Ci speravo questo Natale, di essere immortalata come la venere del BoTTIcELLI mentre riesco a far sgorgare miracolosamente acqua dalla fonte di Piazza dei ricordi, sì perché a Natale puoi, o meglio potresti e invece sei rinchiusa in un armadio a Piacenza, senza nemmeno ancora aver fatto nulla.
C’è pure uno nell’intercapedine di fianco che ascolta dischi talmente noiosi. Gli ho gridato di mettere l’album di addio dei Pooh o il Parsifal in ripetizione, silenzio.

Mi parla di sé: si chiama Bruno ed ogni volta che esce fa incazzare qualcuno, e me lo dice rappando. Adesso gli tocca stare qua ancora per un po’, anche se sa per certo che una boccata d’aria per Natale ce la danno, giusto quei 5 minuti in playback, così per essere sicuri. Quindi è lui il colpevole di tutta questa situazione, che poi mi racconta che l’ultima volta non aveva fatto niente di che, ma ormai tutti se la prendono anche solo se dici che hanno la schiuma del cappuccino sul naso. A me il cappuccino non è mai piaciuto, solo la schiuma mi piace, ma non ho mai trovato chi vuole solo la brodaglia di caffelatte e quindi non lo bevo più. Con le anime gemelle sono sempre stata un casino, come con la bontà, anche delle cassoeula mi piace solo il maiale e non le verze e non posso nemmeno sperare in qualche anima vegana. Sará che io ho un’anima grossa e me la faccio bastare e quando serve la uso come scusa anche per le ossa.

Bruno invece da qualche parte un’anima gemella ce l’ha, mi dice che si chiama Jenny, Jennifer di terra dei crucchi, non come quella lasciata dal Pitt, ma come quella che ha interpretato la pastorella francese che vedeva la Santa Vergine, gliel’ha confessato sua suocera, anche se lui non ne è così sicuro, perché capisce poco il tedesco, ma gli piace così.

Bruno mi confida che dopo un po’ che non la vede anche la sua Jenny gli appare e mi sembra tutto così romantico, che quasi la mia anima grossa mi sembra più piccolina.
Vabbé me ne staró zitta per Natale, che tanto l’amico dalla Città Giocattolo, del mio amico Donato di Orzi, ha detto che dopo l’Epifania, posso fare la cattiva sensualintrigante insieme a lui. Oh, che io sensualintrigante non ho mica capito cosa vuol dire, speriamo non si tratti di quei video sui social dove bisogna dire che è bello andare in palestra, mangiare buste di polverine come dolce e cambiare i pannolini ai bambini.

Piuttosto visto che mi promette da sempre che faró l’attrice protagonista nei film di maghi e streghe del suo amico, che sia la volta buona, anche se non ho capito bene se lo gireranno in Padania o in Ungheria, ma io con le lingue ho sempre imparato in fretta.

A pensarci bene poi io avrei voluto solo augurarvi un buon Natale a voi e famiglia e un buon anno nuovo senza la lettera P, insomma N, O, Q, R poteva andare bene. Che piazze, piante, palle e panchine hanno già riempito i nostri cuori in questi lunghi mesi passati.

Peró i cambiamenti fanno paura e Bruno mi dice che a lui la P in realtá piacerebbe ancora, anche tripla tipo in poppe, ma che sa che son solo abitudini, perché anche la T potrebbe andargli bene e io gli suggerisco che pure la B, perché ormai senza l’ inglese non vai, e vieni, da nessuna parte.
Bruno ha spento la musica, sento gracchiare degli ansimi aldilà della parete che ci separa, starà guardando un porno penso, d’altronde il tempo si ha da impegnare. E invece è la direttadellasedutaconsigliaredidiscussionedelbilanciocomunale. Sembra più un titolo da film di Fantozzi, ma magari è qualche nuova categoria per estimatori. Bruno mi confessa che sentire ripetere le stesse cose per ore, da persone diverse, senza mai venire a capo di nulla, lo eccita da morire. Sará pure la mancanza di Jenny, ma alla fine come ho sempre pensato, ci sono perversioni peggiori della miei collezione di sex toys “Esplorando il punto G” in quattrocentosedici uscite quindicinali e di ascoltare Piccola Katy alle 7 del mattino. A proposito speriamo che l’edicolante mi tenga via l’uscita natalazia, quella con il puntale per l’abete a forma di stella monopunta con la musica di “Come in the holiday with me” a ritmo di vibrazione.

Decidiamo di cenare: dalle feritoie ci passano sempre dei cartocci. Io pane e crema spalmabile con nocciole nostrane e lui pane e sardine. Mangiamo solo il pane, il companatico sa di muffa o forse siamo noi a puzzare e non ce ne accorgiamo. Ovviamente io avrei voluto le sardine e lui la crema, ma non le avremmo mangiate lo stesso. Bruno riaccende la radio, sta ancora parlando quello di prima, dice il contrario di ció che aveva detto un’ora fa, perché è segno di intelligenza cambiare idea. Gli chiedo di rimettere la sua musica noiosa, così magari riesco a dormire. Ci hanno promesso che domani con il cibo, ci passeranno qualche addobbo di Natale, perché anche i nostri carcerieri sono più buoni. Bruno ha chiesto invece di avere un piccolo ukulele e un’armonica, vuole farmi sentire una delle sue canzoni, che parla di un tipo che logora con la logorrea. Non sono così entusiasta di questa sua richiesta, ma mentre penso come fargli cambiare idea, mi attraversa il pensiero che se proprio cosí deve essere per renderlo felice, speriamo almeno che l’addobbo natalazio per me lo facciano scegliere al tipo che ha scelto la luminaria gigante in piazza. D’altronde fino all’Epifania il tempo va occupato e l’edicolante é a trentacinque irraggiungibili chilometri da qui.

Virginia B. L. Cremch

(Mi scuso per lo scritto egoista poco comprensibile, ma è principalmente per coloro che sono, ciascuno a modo suo, un mio piccolo natale tutti giorni. E almeno con la dedica finale sono stata nel tema)

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