Fabio Bergamaschi, Assessore ai Lavori Pubblici, entra a gamba tesa e dice la sua su Piazza Garibaldi…

Fabio Bergamaschi, Assessore ai Lavori Pubblici, entra a gamba tesa e dice la sua su Piazza Garibaldi…

Falsità via social su Piazza Garibaldi

In queste ultime 24 ore le reti sociali cremasche sono inondate
di falsità, diffamazioni: purtroppo questa pratica fintamente neutrale,
ma in realtà manipolatoria, è di un consigliere comunale

CREMA – 6 NOVEMBRE 2019

Attraverso dei post sul social network Facebook sono stati prodotte dal Consigliere Antonio Agazzi, in veste di non riscontrate “segnalazioni di cittadini”, delle clamorose falsità a proposito dei lavori conclusivi di Piazza Garibaldi. La gravità di quanto affermato, con stile assertivo senza consentire ai suoi follower di dubitare dell’attendibilità delle accuse, richiede tre doverose smentite:
– Non è mai stata ristretta né allargata l’aiuola attorno e dietro il monumento di Garibaldi. I tecnici, nel corso di due ore di lavori, a costo zero, dopo aver tirato i piani per fare lo scolo delle acque, hanno rimesso i porfidi sempre nella stessa posizione, alzandoli di 8 centimetri con lo scopo di deviare l’acqua in un’altra direzione. Non c’è mai stata nessuna variazione planimetrica. Impossibile comprendere le accuse del consigliere. Se riportate da altri, sono semplicemente di persone che non hanno competenze e non sono certo in grado di giudicare dei lavori limitandosi a guardarli.
– Non è mai esistito in precedenza l’impianto di irrigazione lungo i cordoli dell’aiuola. È un nuovo impianto smart con cella solare. Il lavoro è stato fatto solo lunedì.
– Nessun tratto di asfalto è stato rifatto a poche ore dalla posa: chiunque abbia pensato questo, ha confuso la fresatura dell’asfalto vecchio per quello nuovo.

Si riporta qui di seguito il commento dell’assessore ai Lavori pubblici, Fabio Bergamaschi.

“Non c’è nessun atto di slealtà, o meschinità di cui un partito politico non sia capace; perché in politica non esiste l’onore.” (Benjamin Disraeli)

La funzione di vigilanza dell’operato della maggioranza è sacra. Svolgerla attentamente è anzi un vero e proprio dovere. Ma è sacra anche la lealtà nel suo esercizio e soprattutto lo è la verità.
Ecco perché all’affermazione di Disraeli non ho mai creduto e non ci voglio credere. Chi si impegna in un percorso politico, d’altronde, lo fa ispirandosi, chiaramente nel limite delle proprie capacità, a figure esemplari che hanno dimostrato come esista la possibilità di un’interpretazione morale del ruolo pubblico, uno stile rispettoso e dignitoso anche nel confronto più aspro, un senso di fedeltà ad un principio di verità che non si piega a convenienze di sorta. Uno spazio, insomma, di sacralità dell’onore, dove la politica non si riduce ad un gioco che sdogana il colpo basso, trovando invece la sua espressione più alta e compiuta di servizio, nella diversità dei ruoli e delle opinioni.
Sono certo che il consigliere Antonio Agazzi abbia avviato il suo lungo impegno politico con la stessa ispirazione. E forse per lungo tempo, magari prima di qualche delusione da respingimento, vi abbia anche tenuto fede. Rivolgendomi quindi all’uomo, prima che al politico – ammesso e non concesso che abbia un senso scindere gli aspetti – gli chiederei di riconciliarsi con quell’ispirazione originaria.
Seminare disinformazione, falsità clamorose e allusioni diffamanti travestite da opinioni altrui, nascondendosi dietro presunte “segnalazioni di cittadini”, senza dare la minima importanza a ciò che il proprio ruolo pubblico e la reputazione che ne deriva (meritata o meno) imporrebbero, ovvero riscontro, serietà, cautela, educazione, sono quanto di più lontano esista da quell’autentica vocazione politica che credo esista ancora alla radice del suo impegno.
C’è una soglia oltre la quale spingersi sconfina nella scorrettezza, quando non addirittura nel penalmente rilevante. Perché prima o poi, procedendo con la diffamazione quotidiana dell’operato altrui, dei tecnici, delle imprese, di chi ogni giorno si spacca la schiena in un cantiere o gli occhi davanti ad un computer per progettare qualcosa di buono, valido e opportuno per la crescita della nostra città, magari in cambio di un riconoscimento economico inadeguato, qualcuno si stancherà di sentirsi insultare da dietro una tastiera h 24. Il consigliere Agazzi peraltro ricorre, nel caso di quanto detto su Piazza Garibaldi, non solo a compulsive esagerazioni di taluni errori che fanno parte della natura umana, ma a deliberate fantasie e falsità. Se vuole svolgere davvero un servizio al cittadino con “disciplina ed onore”, come recita la Costituzione, il consigliere Agazzi ritorni alle origini. Può forse pagare meno elettoralmente, nell’epoca delle fake news e degli animi livorosi, ma gli garantisco che a livello di soddisfazione personale la gratificazione può essere di gran lunga migliore.

 

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