Farmacista rurale che i 41 euro di bonus ti vadamo in farmaci

Farmacista rurale che i 41 euro di bonus ti vadamo in farmaci

Ammettiamo. Non siamo degli avidi lettori delle pagine di economia dei giornali, tantomeno di quelle dei giornali locali. La dicitura Economia cremonese fa scendere l’arrapamento da lettura al lettore medio quale non siamo. Ma il pezzo uscito giovedì 23 ottobre a pagina 9 del quotidiano La Provincia fa davvero sorridere. Titolo: E il comune deve pagare l’indennità al farmacista. L’autore dell’articolo è una nostra vecchia conoscenza: Antonio Grassi. Nel suo oramai particolarissimo ruolo di sindaco e giornalista racconta una storia di ordinaria burocrazia folle del nostro paese.

Racconta che l’Asl di Cremona gli ha scritto una lettera, questa:

Con la presente si porta a conoscenza della S.V. che con Determina dirigenziale n.107 del 6/10/2014 si è provveduto alla conferma del riconoscimento dell’indennità annuale di residenza a favore del Titolare/Direttore della Farmacia rurale ubicata nel Vostro Comune, nella misura di euro 41,32, onere.

Che tu dici, va bene. Una stupidata. Il comune deve dare 41 euro e 32 centesimi all’anno al farmacista della farmacia rurale come indennità di residenza. Detto che Casale Cremasco non è propriamente un esempio di area rurale insomma dai, lo dice lo stesso articolo:

Ora nessuno contesta il gravoso impegno dei farmacisti rurali, ma una domanda viene spontanea: perché un Comune, che è in pianura padana e non su un’isola sperduta, o abbarbicato sulle pendici di una montagna, o al centro di una landa deserta, deve versare al farmacista del proprio territorio 41,32 euro l’anno?

Anche la regione Lombardia si scopre, deve versare dei soldi a questi farmacisti. Per la precisione una cifra tra i 516 e i 1446 euro in base agli abitanti del paese. In Lombardia le farmacie rurali sono 500. Tra comuni e regione ai farmacisti va una bella cifretta. Le leggi che determinano questa cosa sono del 1986 del 1968 ma pare ci sia pure un Regio decreto del 1934. Insomma non certo cose dell’altro ieri. Nel frattempo la nazione è cambiata. E il pezzo si chiede se non sarebbe più sensato con questi soldi fare altro:

Se si vuol fare della facile demagogia o del populismo a buon mercato è immediata una seconda domanda: perché, per esempio, non girare questi contributi ai servizi sociali che, probabilmente, ne hanno maggiormente bisogno di un farmacista? Tutto questo non vuole essere una polemica, ma una semplice richiesta di chiarimenti. Cosa ne pensano i parlamentari locali e i consiglieri regionali di casa nostra? E i sindaci?

Insomma il Grassi lancia il dibattito polemico, e noi che amiamo cavalcare le polemiche non possiamo che rilanciare la palla… Al limite dateli a noi questi 41 euro… Ne abbiamo tanto di bisogno.

La risposta dei farmacisti rurali naturalmente non si è fatta attendere. Sull’edizione di oggi, 24 ottobre, del quotidiano La Provincia c’è una lettera del dottor Maurizio Vecchia, responsabile delle Farmacie rurali Federfarma Cremona.

Eccone alcuni passaggi:

La lamentela del sindaco Grassi, a mio parere, è deviante e non giustificata poiché le stesse farmacie rurali, ubicate in piccoli centri, svolgono una vera ed insostituibile funzione sociale all’interno del Servizio Sanitario Nazionale e non sono meri esercizi commerciali.

Le farmacie rurali, per la loro ubicazione in piccoli agglomerati e la loro capillare distribuzione, hanno un’importante funzione sociale, in quanto rappresentano spesso l’unico presidio sanitario esistente sul territorio, affidato a professionisti laureati, che sono a disposizione degli utenti (attraverso il servizio di turno) 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno.

Devo aggiungere infine che la spesa annua di 41,32, lamentata dal dottor Grassi, non cambia proprio nulla al bilancio comunale e nemmeno di quello della farmacia. Piuttosto si faccia di questo contributo di legge e di altre normative e convenzioni regionali, un sostegno vero alle benemerite farmacie che operano in centri piccolissimi e che, a causa delle continue erosioni al fatturato del SSN, rischiano anche di chiudere, come già avvenuto, sottraendo ai cittadini il loro vitale e prezioso servizio.

Come previsto la polemica è servita…

Aggiornamento del 26 ottobre… la polemica prosegue. Sull’edizione di ieri, sabato 25 ottobre, prende posizione il consigliere regionale della Lega Nord Federico Lena:

La questione esposta  non è peregrina. La legge è datata e probabilmente ha bisogno di una revisione. Per quanto riguarda la Regione si può ragionevolmente prevedere che, considerata la situazione economica in cui ci troviamo e i tagli che il governo impone alle Regioni stesse, non ci sarà l’aumento della quota riservata alle farmacie rurali. Nessuno nega l’importanza di queste farmacie, ma non tutte sono sullo stesso piano. Quelle della pianura lombarda
non possono essere paragonate a quelle presenti in un paesino di montagna. Mi spiego: le cinquecento farmacie rurali della Lombardia non possono essere trattate con un unico metodo. Probabilmente qualcosa nell’as se gn az io ne dei contributi dovrà essere modificato. Inoltre confrontare la Lombardia con il Molise, come ha fatto Vecchia, non ha senso, sono territori completamente diversi

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