Generazione X, aboliamo i compiti delle vacanze

Generazione X, aboliamo i compiti delle vacanze

Siamo al giro di boa. Mezze vacanze sono passate e nemmeno un compito delle vacanze è stato fatto. Ieri sera mio figlio mi ha detto: “Mamma devi importi! Devi obbligarmi a fare i compiti“. Ogni genitore sa cosa ció significa: si comincia con un’esortazione, si continua con le litanie, si finisce con l’urlare fino alla prima settimana di settembre e poi si collabora tutti insieme i tre giorni antecedenti al fatidico primo giorno a fare quello per cui ce n’erano almeno altri novanta.

E se sai giá come andra a finire, perchè perdersi in grida stile suk invece che rinfrescarsi in piscina? Che poi diciamocelo, già durante l’anno è pesante fingere di ricordarsi i casi latini, mentre con nonchalance si apre Google sullo smartphone, figuriamoci farlo con l’anticiclone delle Azzorre che ti staziona sull’uscio di casa.

L’estate dei ragazzi è per i primi baci, per gli interminabili pomeriggi in bicicletta con gli amici, per godersi quei novanta giorni che si aspettano tutto l’anno e che dopo i vent’anni non tornano più. Quindi sebbene questa teoria mi fa additare come una lebbrosa dagli altri genitori, preferisco che i miei figli mi riempiano la casa di amici che di libri, si sbuccino le ginocchia, facciano il bagno ai fontanili, non abbiano orari per pranzo, cena e sonno.

Fino a settembre voglio essere il nonno di Heidi che fa tornare a camminare Clara, mentre la signirina Rottermeier al massimo la spingeva sulla sedia a rotelle.

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