Giorgio Lucchi tra Sanremo, il suo nuovo libro, Venezia e il Bar Mostaccino

Giorgio Lucchi tra Sanremo, il suo nuovo libro, Venezia e il Bar Mostaccino

Giorgio Ronny Lucchi, scrittore, poeta, esperto di Look, stile e portamento (in materia è maestro), nonché ex Barman, o meglio Signore del Bancone (col fratello Severino inventò, tanti anni fa, in via XX Settembre, il leggendario American Bar), ecco, finito il Festival di Sanremo, ma l’eco festivaliero non si spegne mai, proprio sulla rassegna canora sanremese, ma non solo, ha scambiato volentieri due chiacchiere con noi…

Ti è piaciuto Amadeus sul palco dell’Ariston?

Per carità lui e Fiorello sono bravi, bravissimi, ma sono stati troppo lunghi, le serate non finivano mai. Bella l’intuizione di allestire, all’esterno del teatro, un palco per fare esibire gli artisti all’aperto. Sanremo è città tranquilla e un pochino spenta, per fortuna ad accenderla ci pensa il Festival.

Chi avresti voluto vincitore della Settantesima edizione della kermesse sanremese?

Diodato è ok, ma Tosca è stato straordinaria. Bravo pure Gabbani e Achille Lauro l’ho trovato geniale, meravigliosamente originale.

Ma per caso stai scrivendo un nuovo libro?

In realtà ho appena consegnato le bozze alla casa editrice, quindi di scrivere ho finito.

E di cosa parli nel romanzo?

Top secret il contenuto, per il momento. Dico soltanto che la storia sarà nuovamente ambientata a Venezia.

Ti vedo spesso al Bar Mostaccino di Crema: da ex addetto ai lavori, l’Oste Marco Padrenostro lo promuovi?

Assolutamente sì…

Torniamo al Festival: hai mai assistito dal vivo alla gara canora famosa in tutto il mondo?

No, ma prima o poi ci andrò.

Che mi dici di “Crema Veneziana”, la mostra che tra dicembre e gennaio ha caratterizzato lo spazio eventi al teatro San Domenico di Crema?

Bella proposta e in particolare mi sono piaciuti i quadri ospitati nelle sale al primo piano.

stefano mauri

 

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