Greta Broglio, la mia arte libera contro la disumanizzazione del paesaggio

Greta Broglio, la mia arte libera contro la disumanizzazione del paesaggio

Greta Broglio nasce il 17 gennaio del 1993 a Sondrio, e vive a Berbenno, in Valtellina. Nel 2003 entra a far parte del Gruppo Arte Libera, realtà artistica e culturale della Valtellina, fondato dal pittore Ferruccio Vanotti.

Com’è stato il tuo primo incontro con l’arte?

“Ho cominciato ad avvicinarmi alla pittura quando avevo circa dieci anni, grazie a Ferruccio, un caro amico di famiglia. Fu lui, per la prima volta, a consegnarmi un pennello tra le mani, dicendomi di esprimere ciò che sentivo, lasciandomi trasportare dai colori. E così feci. Da allora la pittura è parte integrante della mia vita. L’attività artistica mi permette di concretizzare un’idea, di dare forma ad un pensiero e d’interpretare a mio modo la realtà che mi circonda.”

Dopo essersi diplomata presso il liceo socio psico pedagogico di Sondrio, decide d’intraprendere un percorso di studi nel campo dell’arte. Comincia dunque a frequentare il Triennio di Pittura e Arti Visive, presso la Nuova Accademia di Belle Arti, a Milano. Partecipa spesso ad iniziative artistiche e culturali quali esposizioni e concorsi, sia all’interno della Valtellina, sia fuori. – Nel 2012 vince il premio del pubblico alla seconda edizione del concorso a tema “Terra del Sole Art” con l’opera “(R)Evolution”.

– Dall’11 al 21 gennaio 2014 e dal 12 al 22 Marzo 2015 espone a Cagliari, presso la Cittadella dei musei, in occasione dell’iniziativa “UniversitArt”.

– Per l’intero mese d’agosto 2014 espone a Firenze, presso la galleria “Merlino Bottega d’arte”.

Sei impegnata anche in ambito musicale?

“Faccio parte di un’Associazione culturale (sono direttore artistico), ci chiamiamo “B.Love” ed organizziamo diversi concerti qui In Valtellina, (a Berbenno più precisamente) tra cui il Festival “B.EST”, che quest’anno si terrà venerdì 3 e sabato 4 luglio.”

Non c’è cosa migliore che far parlare le sue tele.

(De)Humanization

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L’intento dell’opera è quello di rappresentare su tela la “disumanizza- zione” del paesaggio. Esso viene privato dei suoi elementi più naturali, i quali lasciano spazio a simboli propri del mondo del Web e dei So- cial Network, all’interno di una rappresentazione volutamente giocosa e semplice.

Il contrasto tra la naturalezza del classico paesaggio e le icone digitali è visibile anche attraverso le due diverse tecniche utilizzate; il paesag- gio è infatti stato dipinto con una gradazione cromatica morbida che accompagna le diverse tonalità di colore. Al contrario, gli elementi di- gitali risultano plastici, come fossero stati applicati successivamente su un dipinto realizzato in precedenza. La loro plasticità si scontra con la mutevolezza della natura, portando la scena a risultare surreale.

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Il fine ultimo dell’opera è chiaramente provocatorio; vuole portare chi guarda a riflettere sull’intensità del proprio rapporto con Internet e i So- cial Network. Siamo davvero così ossessionati? per info: gretabroglio@gmail.com

Andrea Spinelli

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