Capitolo terzo

Dove si parla di tendine di plastica colore beige, di un copriletto buttato sul pavimento e di lenzuoli misto acrilico stropicciati quel che basta per buttarli nella spazzatura. Anche il televisore recava evidenti segni di violenza. Si parla, soprattutto, di Mercurio Carminati, un tipo che non aveva mai dato retta alla sirene, anche se era posseduto da una mente al carbonio, geneticamente profilata dalle fantasie erotiche dei genitori. Poco propenso alla teoria, s’era messo a produrre in proprio   “tettarelle” di zucchero filato, che poi provvedeva a vendere direttamente con frequenti spostamenti da una parte all’altra della Penisola.  Come si dice, lui i clienti e anche i fornitori preferiva guardarli in faccia. In fabbrica aveva sistemato la moglie e la figlia, una più cattiva dell’altra. L’ideale per far correre quei quattro mangia pane a tradimento addetti alla produzione.

Quando arrivava dalle nostre parti, la sua base operativa era il Motel che guardava sull’autostrada: discrezione e “coperte” a go-go. Mercurio Carminati era alla ricerca di emozioni forti, come quella lontana notte al porto di Genova, quando aveva incontrato Maria la Rossa. Le sue fantasie erotiche avevano fatto il giro del palazzo  e anche del parcheggio e non erano poche quelle che, anche tra le più navigate, s’erano messe a curiosare, naturalmente facendosi  pagare: ça va sans dire.

Tra queste vi era una tipa d’accento straniero, donna di temperamento focoso per natura, che se ne valeva la pena non rifiutava il coinvolgimento. Quando ciò accadeva, praticava uno sconto.

Si misero all’opera in un’atmosfera ravvivata da cozze alla marinara e vino Grecanico, con sottofondo musicale alla Mahaler, ché a lei i Lieders del Gustav la eccitavano.

“Che te ne pare?”, chiesa già un po’ sudaticcia.

“Si però… Maria la Rossa…”

“Rifacciamo…”

Una sarabanda, dove però, alla fine, saltava sempre fuori ‘sta Maria la Rossa.

La donna dall’accento straniero era ormai esasperata. Lui quasi non dava più segni di vita: “Insomma, mi vuoi dire che cazzo ti faceva Maria la Rossa?”

“Credito.”

E fu il finimondo. Dove appunto si parla di tendine di plastica color beige, lacerate; di un copriletto volato dalla finestra, in fiamme; di lenzuoli misto acrilico, anch’essi ridotti a brandelli; di un televisore penetrato da un comodino, eccetera eccetera.

Beppe Cerutti