Capitolo quarto

Dove si parla  di quanto detto in precedenza. Ekaterina Kattacikova aveva sempre provato una viscerale antipatia per le cose finte. Quelle cose che vorrebbero sembrare ciò che non sono.  Celebrata cantante lirica, aveva trovato in quel Motel il luogo ideale per potersi “gargarizzare” lontano da orecchi indiscreti. Quando si presentò, la prima volta, al banco delle registrazioni, l’attendevano il direttore e il personale di servizio al completo, tutti opportunamente istruiti circa le ragioni che l’avevano condotta in quel monoblocco che s’affacciava sull’autostrada. Il rumore perpetuo delle automobili avrebbe certamente attenuato i vocalizzi non sempre conformi  alla nitidezza del suo canto.

Il capo dei fattorini ebbe il compito di accompagnarla personalmente alla camera, che lei stessa aveva voluto priva di fronzoli: “Mi basta uno di quei cubi anonimi dove gli amanti senza fissa dimora vanno a scopare.” Grande fu l’imbarazzo dell’accompagnatore quando, spalancando la porta con un “prego madame”,  si rese conto che lì dentro regnava uno spettacolo apocalittico: tendine di plastica color beige, lacerate; i resti di un copriletto dato alle fiamme; lenzuoli misto acrilico, anch’essi ridotti a brandelli e un  televisore violentato da un comodino, oltre ad altre varie “bazzecole”.

“Lasci pure le cose come stanno”, disse la donna con un sorriso enigmatico, che non sfuggì all’esterrefatto capo dei fattorini; salamelecchi e scuse a profusione  non distolsero l’artista: “A rimettere un po’ d’ordine ci penso io.” Una lussuosa mancia allungata ai fattorini al seguito (che a fatica trattenevano l’omerica risata) mise fine alla penosa situazione.

“Ma si può sapere che cazzo avete da sghignazzare?” chiese l’uomo ai suoi sottoposti stipati nell’ascensore.

“Niente capo… solo che… insomma… Lei ieri era di riposo e non può sapere…”

“Volete dire che…”

“Si capo… La pazza di ieri… per l’appunto… Ha una doppia vita.”

Beppe Cerutti