Il bilancio della prima serata festivaliera: inizio lento, Mannoia ecclesiastica, Clementino come Insigne e Conti il baudo dei social

Il bilancio della prima serata festivaliera: inizio lento, Mannoia ecclesiastica, Clementino come Insigne e Conti il baudo dei social

La prima serata del Festival di Sanremo? Inizio lento, ma l’omaggio al passato che fu era, è e sarà doveroso. Come mai però, nella clip ricordo non sono apparse le puntate sanremesi griffate Simona Ventura, Paolo Bonolis I° e II°, Panariello e Pippo Baudo 12° e 13°, Fabio Fazio, Gianni Morandi e Antonella Clerici? Solo una svista? Mah. Ha aperto la gara un’emozionata, dalla voce roca (troppo) Giusy Ferreri, ma la sua Fa talmente in male in radio è già migliore e migliorata. Ah la tecnologia post diretta dal vivo che miracoli, spesso, fa. Elodie è apparsa meravigliosa in formato Patty Pravo 4.0: Tutta colpa mia (brava Emma tra gli autori) oltre a essere da podio è una canzone stupenda.

Fiorella Mannoia: ecclesiastica la sua Che sia benedetta dedicata alla vita. E … la Fiorella nazionalpopolare, sul palco si muove da Regina. Al Bano? Ahimè la voce (causa età e i malanni al cuore) non è più quella di una volta, ma il divino Al Bano è sempre un artista che emoziona… evergreen. Ermal Meta e Fabrizio Moro, rispettivamente con Vietato morire e Portami via si sono fatti onore, mentre Alessio Bernabei ha cantato alla Morgan in versione (con voce) popmelodico Nel mezzo di un applauso. Clementino? All’Ariston si muove più di Insigne al San Poalo, ma Ragazzi fuori non ha spaccato. Ron? Complimenti al parrucchiere. Samuel? Cantando da solo è riuscito ugualmente a portare i Subsonica al Festival: sarà mica un mago?

Carlo Conti? E’ il Pippo Baudo dell’era social, mentre dalla De Filippi nazionalpopolare, apparsa talvolta in versione Littizzetto ci si aspettava di più. No? Gli ospiti? Se al posto di Bova avessero invitato Fabio Fazio non ci saremmo accorti della differenza. Tiziano Ferro: magia pura, come il suo duetto con Consoli. Ricky Martin? Bello, macho, sudato, aitante e … geniale: da quasi vent’anni fa le stesse mosse e melodie. E la gente gode: Chapeau.

Stefano Mauri

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