Il Caffè del Museo chiude e difficilmente lo rivedremo come è stato negli ultimi 5 anni

Il Caffè del Museo chiude e difficilmente lo rivedremo come è stato negli ultimi 5 anni

Le concessioni scadono, per carità. Ma l’articolo apparso stamattina su La Provincia, senza firma a pagina 21, dal titolo Chiude il Caffè del museo, per quanto? Pare confermare le voci che circolavano da un po’. Proviamo a leggere cosa ci dicono le dichiarazioni dell’assessore Paola Vailati e dell’assessore Morena Saltini. La Vailati dice: “vogliamo una caffetteria che interagisca meglio con le attività culturali e ricreative che caratterizzano, lungo tutto l’anno, la programmazione degli appuntamenti del complesso museale. Specifiche indicazioni a questo proposito verranno inerite nel bando in fase di elaborazione“.

Dal canto suo la Saltini dice:E’ possibile che l’importo dell’affitto venga rivisto, nulla vieta a Biancato di partecipare al nuovo bando“. Qui vanno fatte due precisazioni. L’attuale gestore, Riccardo Biancato, ha deciso di chiudere il 22 maggio, ad una settimana dalla scadenza del bando per smantellare il locale e l’affitto che pagava era contenuto. Quindi allo stato attuale delle cose Biancato non parrebbe intenzionato a partecipare al nuovo bando, in caso partecipi sappia che l’affitto verrà alzato.

Le parole della Vailati invece sembrano voler inquadrare l’attività più come una sorta di baretto da foyer da teatro, magari aperto solamente negli orari di apertura di mostre ed eventi. Ora chi ha frequentato il Caffè del Museo in questi anni, e c’è una bella fetta dell’intellighenzia cremasca, sa che il locale ha puntato sulla ristorazione e sul fatto di poter andare a fare pranzi e cene di lavoro in una stupenda cornice, molto quieta e con una clientela adulta e tranquilla.

Pare ovvio pensare che se ci saranno restrizioni su orari e possibilità di servire da mangiare gli interessati a partecipare al bando non saranno tantissimi. Per carità solo ipotesi basate sulle dichiarazioni dell’articolo de La Provincia. Ma se così fosse l’amministrazione butterebbe al vento 5 anni di lavoro verso una delle cose a cui hanno sempre detto di tenere molto: rimettere in circolo l’interesse attorno al centro culturale Sant’Agostino.

Bruno Mattei

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