Il comune nega ad Agazzi il documento sulle osservazioni al suo esposto e lui diffida il comune

Il comune nega ad Agazzi il documento sulle osservazioni al suo esposto e lui diffida il comune

Riceviamo e pubblichaimo

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Ai sensi dell’art. 43, comma 2 del T.U.E.L. ho, inutilmente, chiesto al Comune di Crema – con e mail inviata al Sindaco ed al Segretario Generale – di poter visionare le controdeduzioni al mio esposto – relativo all’adunanza consiliare tenutasi il 23 Luglio u.s., a mio giudizio illegittima, e, quindi, generante una deliberazione nulla – che, per via indiretta, ho appreso essere state inviate dal Comune alla Prefettura di Cremona.

La motivazione con cui Lei, Sig. Sindaco, ha argomentato il diniego oppostomi, in questa fase, – “Il documento da Lei richiesto è detenuto dalla Prefettura, da Lei investita della questione. Ad oggi ritengo opportuno ed istituzionalmente rispettoso attendere che sia la Prefettura a darle riscontro, garantendo sin d’ora che, a risposta pervenuta dal Prefetto,  Le trasmetteremo l’intero fascicolo da Lei richiesto” – appare davvero strumentale, pretestuosa, oltre che giuridicamente insostenibile.

Lei, infatti, afferma, in buona sostanza, che è stato posto in essere un “differimento” e che lo stesso va ricollegato “al completamento della ­procedura, e per rispetto nei confronti ­della Prefettura, da Lei investita e chiamata ad esprimersi”. Queste, quindi, sarebbero le ragioni, che giustificano il differimento della trasmissione al sottoscritto del documento con cui il Comune di Crema si difende dai rilievi mossi nel mio esposto:  completamento procedura e rispetto della Prefettura (sic!)!!!

Tutto corretto? Per niente!

Non supponevo che si giungesse a questo punto. Non potevo minimamente immaginare che un consigliere comunale fosse costretto a presentare una diffida, per ottenere ciò che costituisce un Suo plateale diritto! Ciò costituisce una chiara violazione delle mie prerogative e mi auguro di non essere costretto ad agire nelle necessarie sedi.

Vengo, quindi, ad illustrarLe le ragioni dell’integrale illegittimità del Suo atto di differimento.

1)    La disciplina del “differimento dell’accesso” è contenuta nel comma 3°, dell’articolo 25 della legge n. 241/1990 e nell’articolo 9 del Dpr n. 184/2006.

2)    Prima di esaminare gli indicati articoli, val la pena di ricordare il fatto che il “diritto di informazione” del consigliere è “qualcosa” di diverso, profondamente diverso dal semplice diritto di accesso. Come ampiamente noto: “Il diritto di accesso del consigliere alla documentazione del Comune si atteggia quale diritto soggettivo pubblico di accesso, concretantesi nella facoltà di visione e di ottenere copia dei documenti al fine di garantire, senza limitazioni, la più ampia informazione, allo scopo di valutare, con piena cognizione, la correttezza e l’efficacia dell’operato dell’amministrazione, in vista dell’esercizio del mandato elettorale di cui il consigliere è stato investito dai cittadiniIl diritto di avere dall’ente tutte le informazioni che siano utili all’espletamento del mandato non incontra alcuna limitazione derivante dalla loro natura riservata, in quanto il consigliere comunale è vincolato all’osservanza del segreto”. (Tar Calabria, sez. Catanzaro II^, n. 211/2011). Ancor più recentemente, è stato inequivocamente statuito che:

ù  “I consiglieri comunali hanno un non condizionato diritto di accesso a tutti gli atti che possano essere d’utilità all’espletamento delle loro funzioni, ciò anche al fine di permettere di valutare con piena cognizione la correttezza e l’efficacia dell’operato dell’Amministrazione, nonché per esprimere un voto consapevole sulle questioni di competenza del Consiglio, e per promuovere, anche nell’ambito del Consiglio stesso, le iniziative che spettano ai singoli rappresentanti del corpo elettorale locale” (Tar Friuli Venezia Giulia, sez. I^, 10 aprile 2015, n. 176)

ù  “Il particolare diritto di accesso  riconosciuto ai consiglieri è strettamente funzionale all’esercizio delle loro funzioni, alla verifica e al controllo del comportamento degli organi istituzionali decisionali dell’ente locale ai fini della tutela degli interessi pubblici (piuttosto che di quelli privati e personali) e si configura come peculiare espressione del principio democratico dell’autonomia locale e della rappresentanza esponenziale della collettività (Consiglio di Stato, sez. VI^, 4 marzo 2015, n. 1.066).

ù  “Il diritto di  accesso dei consiglieri comunali a tutti gli atti che possano essere d’utilità all’espletamento delle loro funzioni ha una ratio diversa da quella che contraddistingue il diritto di accesso ai documenti amministrativi riconosciuto alla generalità dei cittadini (ex art. 10 del D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267, T.U. Enti locali) ovvero a chiunque sia portatore di un “interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso” (ex art. 22 e ss. della L. 7 agosto 1990, n. 241): infatti, mentre in linea generale il diritto di accesso è finalizzato a permettere ai singoli soggetti di conoscere atti e documenti per la tutela delle proprie posizioni soggettive eventualmente lese, quello riconosciuto ai consiglieri comunali è strettamente funzionale all’esercizio delle loro funzioni, alla verifica e al controllo del comportamento degli organi istituzionali decisionali dell’ente locale ai fini della tutela degli interessi pubblici (piuttosto che di quelli privati e personali) e si configura come peculiare espressione del principio democratico dell’autonomia locale e della rappresentanza esponenziale della collettività (Tar Sicilia, sez. Palermo I^, 9 gennaio 2015, n. 77).

L’illustrazione delle pronunce giurisdizionali potrebbe continuare senza sosta; ma, basta quanto già riportato per affermare che il diritto di accesso-informazione del consigliere è: – un diritto soggettivo pubblico; – non conosce limitazioni (!); – non conosce condizionamenti (!); – costituisce espressione del principio democratico dell’autonomia locale; – ha una ratio completamente diversa dal normale diritto di accesso. Tutto questo è ripetutamente affermato non dal sottoscritto o da qualche isolato pensatore, ma dall’unanime giurisprudenza. Eppure a Crema, tutto ciò non vale!!

3)    Ma, anche ammettendo, per puro esercizio teorico, che la disciplina del differimento trovi applicazione anche nei riguardi dello speciale diritto all’informazione attribuito al consigliere, scopriamo che la medesima è stata violata nella concreta vicenda che mi riguarda.

4)    Infatti, il comma 3°, dell’articolo 25, della legge n. 241/1990, stabilisce quanto segue:    “Il rifiuto, il differimento e la limitazione dell’accesso sono ammessi nei casi e nei limiti stabiliti dall’articolo 24 e debbono essere motivati“.   Quindi, l’istituto del differimento (se mai applicabile) incontra due precisi limiti:  – un limite di oggetto (è ammesso nei casi …….); – un limite di motivazione (deve essere motivato).

5)    Ecco l’articolo 24 della legge n. 241/1990:

  1. Il diritto di accesso è escluso:
  2. a) per i documenti coperti da segreto di Statoai sensi della legge 24 ottobre 1977, n. 801, e successive modificazioni, e nei casi di segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge, dal regolamento governativo di cui al comma 6 e dalle pubbliche amministrazioni ai sensi del comma 2 del presente articolo;
  3. b) nei procedimenti tributari, per i quali restano ferme le particolari norme che li regolano;
    c) nei confronti dell’attività della pubblica amministrazione diretta all’emanazione di atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione, per i quali restano ferme le particolari norme che ne regolano la formazione;
  4. d) nei procedimenti selettivi, nei confronti dei documenti amministrativi contenenti informazioni di carattere psico-attitudinale relativi a terzi.
  5. Le singole pubbliche amministrazioni individuano le categorie di documenti da esse formati o comunque rientranti nella loro disponibilità sottratti all’accesso ai sensi del comma 1.
  6. Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni.
  7. L’accesso ai documenti amministrativi non può essere negato ove sia sufficiente fare ricorso al potere di differimento.
  8. I documenti contenenti informazioni connesse agli interessi di cui al comma 1 sono considerati segreti solo nell’ambito e nei limiti di tale connessione. A tale fine le pubbliche amministrazioni fissano, per ogni categoria di documenti, anche l’eventuale periodo di tempo per il quale essi sono sottratti all’accesso.
  9. Con regolamento, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il Governo può prevedere casi di sottrazione all’accesso di documenti amministrativi:
  10. a) quando, al di fuori delle ipotesi disciplinate dall’articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, dalla loro divulgazione possa derivare una lesione, specifica e individuata, alla sicurezza e alla difesa nazionale, all’esercizio della sovranità nazionale e alla continuità e alla correttezza delle relazioni internazionali, con particolare riferimento alle ipotesi previste dai trattati e dalle relative leggi di attuazione;
    b) quando l’accesso possa arrecare pregiudizio ai processi di formazione, di determinazione e di attuazione della politica monetaria e valutaria;
  11. c) quando i documenti riguardino le strutture, i mezzi, le dotazioni, il personale e le azioni strettamente strumentali alla tutela dell’ordine pubblico, alla prevenzione e alla repressione della criminalitàcon particolare riferimento alle tecniche investigative, alla identità delle fonti di informazione e alla sicurezza dei beni e delle persone coinvolte, all’attività di polizia giudiziaria e di conduzione delle indagini;
    d) quando i documenti riguardino la vita privata o la riservatezza di personefisiche, persone giuridiche, gruppi, imprese e associazioni, con particolare riferimento agli interessi epistolare, sanitario, professionale, finanziario, industriale e commerciale di cui siano in concreto titolari, ancorché i relativi dati siano forniti all’amministrazione dagli stessi soggetti cui si riferiscono;
    e) quando i documenti riguardino l’attività in corso di contrattazione collettiva nazionale di lavoro e gli atti interni connessi all’espletamento del relativo mandato.
  12. Deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici.Nel caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari, l’accesso è consentito nei limiti in cui sia strettamente indispensabile e nei termini previsti dall’articolo 60 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale

6)    Ovviamente, le ragioni da Lei addotte, Sig. Sindaco, non trovano traccia nell’illustrato articolo 24.  Nel senso che non siamo in presenza di “segreti di Stato” o di “sicurezza nazionale”, a meno che non diamo luogo a puri voli di fantasia e giungiamo al paradosso di affermare che la questione da me avanzata con l’esposto attenga alla prevenzione della criminalità od alla sua repressione. Sinceramente, non saprei cos’altro ancora si possa immaginare!!

7)    Veniamo, ora, all’articolo 9 del Dpr n. 184/2006. Ecco cosa dispone:

  1. Il rifiuto, la limitazione o il differimento dell’accessorichiesto in via formale sono motivati, a cura del responsabile del procedimento di accesso, con riferimento specifico alla normativa vigente, alla individuazione delle categorie di cui all’articolo 24 della legge, ed alle circostanze di fatto per cui la richiesta non può essere accolta così come proposta“.      (Quindi, la motivazione deve essere specifica e riferita alle categorie di casi del già riportato articolo 24. Tutto questo, Sig. Sindaco, nelle Sue considerazioni, nel suo atto, non c’è).
  2. Il differimento dell’accessoè disposto ove sia sufficiente per assicurare una temporanea tutela agli interessi di cui all’articolo 24, comma 6 della legge, o per salvaguardare specifiche esigenze dell’amministrazione, specie nella fase preparatoria dei provvedimenti, in relazione a documenti la cui conoscenza possa compromettere il buon andamento dell’azione amministrativa.    Esclusi, per carità di Patria, i casi dell’articolo 24, comma 6°, resta il caso delle “specifiche esigenze”. Ma sarebbero tali il “completamento della procedura e il fantomatico rispetto della Prefettura“???’ E se, ipotesi in astratto – la Prefettura, ne sono convinto, avrà più buon senso – anche la Prefettura ‘differisse’…per rispetto dell’Amministrazione Comunale di Crema…chi si farebbe carico di RISPETTARE i diritti di un Consigliere Comunale?  Ripetiamo: il Sindaco rispetta la Prefettura; la Prefettura rispetta il Sindaco; ma chi rispetta i miei diritti di consigliere?? In buona sostanza, sarei l’unico soggetto non meritevole di “rispetto”, pur essendo eletto dal popolo!! Qualcuno dovrà spiegarmelo!!
  3. L’atto che dispone il differimento dell’accesso ne indica la durata“.   Quindi, il differimento deve contenere la chiara indicazione della durata! Al riguardo, Lei Sig. Sindaco, collega il differimento al completamento della procedura da parte del Prefetto: indicazione in tutta evidenza indeterminata, nel senso che determina una durata indeterminata in aperta violazione dell’indicata normativa.

8)    La giurisprudenza è molto severa al riguardo:

  “La possibilità di un differimento dell’accesso perché il procedimento è ancora in corso è in realtà solo incidentalmente prevista dalla disposizione ora riportata, lì dove, tra le possibili giustificazioni del ritardo, menziona quella di salvaguardare specifiche esigenze dell’amministrazione, specie nella fase preparatoria dei provvedimenti. Ma è del tutto evidente che questa previsione normativa, lungi dall’introdurre e ammettere il preteso principio di inaccessibilità degli atti “che si correlano ad un procedimento in itinere non ancora concluso”, come pure ipotizzato dal Comune intimato, ribadisce e riafferma il principio (opposto) stabilito dalla legge n. 241 del 1990, della normale accessibilità di tutti i documenti amministrativi, salve le motivate eccezioni, tra cui (sempre come motivate eccezioni) si prevedono anche i casi di cui al citato articolo 8 del regolamento del 2006, di solo temporanea non accessibilità (differimento dell’accesso), ma sempre che l’amministrazione dimostri motivatamente, con specifico riferimento al singolo caso concreto, la necessità (non altrimenti realizzabile) di salvaguardare specifiche esigenze dell’amministrazione, specie nella fase preparatoria dei provvedimenti, in relazione a documenti la cui conoscenza possa compromettere il buon andamento dell’azione amministrativa. La motivazione dell’atto impugnato si palesa dunque del tutto inadeguata e infondatasiccome basata sull’erroneo convincimento per cui la sola pendenza del procedimento giustificherebbe ex se il differimento dell’accesso” (Tar Campania, sez. Napoli V^, n. 5.870/2007).

  “L’esercizio del diritto di accesso agli atti amministrativi deve essere, armonizzato con le esigenze di interesse pubblico e di buon andamento, non è da escludere che l’Amministrazione possa differire l’accesso alla conclusione del procedimento ma tale scelta deve figurare come il risultato di una consona, pertinente e motivata valutazione, espressamente riportata nel provvedimento di riscontro alla richiesta di accesso o, comunque, facilmente desumibile dai contenuti di quest’ultimo, che si presti a dare atto della sussistenza di negative interferenze tra un eventuale accesso e lo svolgimento della funzione amministrativa, così come prescritto dall’art. 24, u.c., della legge n. 241/90, ovvero della necessità di assicurare una temporanea tutela degli interessi di cui all’art. 24, comma 2, della medesima legge. Tale indirizzo giurisprudenziale è stato recepito dall’art. 9, del D.P.R. 12 aprile 2006 n. 184, il quale stabilisce che il differimento dell’accesso debba sempre essere disposto in tutti i casi in cui “…sia sufficiente per assicurare una temporanea tutela degli interessi di quell’articolo 24, comma 6 della legge e per salvaguardare specifiche esigenze dell’amministrazione specie nella fase preparatoria dei provvedimenti, in relazione ai documenti la cui conoscenza possa compromettere il buon andamento dell’azione amministrativa. In tale contesto normativo ne discende che il potere di differimento dell’accesso – in luogo del rigetto – è un atto dovuto in tutti i casi in cui il privato abbia diritto all’accesso, ma sia al contempo necessario… Ne consegue de plano che l’atto che dispone il differimento dell’accesso deve pertanto specificamente indicare l’analitica sussistenza delle predette circostanze legittimanti e deve indicare il termine e la durata di tale differimento (Consiglio di Stato, sez. III^, n. 2.172/2012).

  “La P.A. non può differire a tempo indeterminato l’accesso agli atti di una procedura valutativa, allorquando tali atti producano immediatamente effetti negativi nella sfera giuridica degli interessati. Dunque, né la sperimentalità e la provvisorietà della procedura de qua, né l’indisponibilità della documentazione richiesta e la sua non diretta riconducibilità alla P.A. procedente, possono giustificare un simile differimento; per di più, se queste ulteriori ragioni sono rappresentate nel corso del giudizio, laddove l’integrazione postuma della motivazione del provvedimento non è consentita” (Tar Lazio, sez. III^, n. 8.408/2012)   (Collegare il differimento al mero completamento della procedura vuol dire introdurre un termine indeterminato).

  “E’ illegittimo il differimento dell’accesso alla documentazione richiesta, poiché l’Amministrazione ha addotto motivazioni che fuoriescono dalle previsioni normative di cui agli artt. 24 e 25 della L. n. 241/1990: il termine di 30 giorni entro cui l’amministrazione è tenuta a rispondere è un termine perentorio decorso il quale la richiesta si intende respinta. Non rileva neppure quanto fatto valere dall’Amministrazione che nel differimento richiama le proprie difficoltà organizzative dovute alle ferie del personale poiché queste ultime dovrebbero essere concesse in modo da garantire comunque la capacità della struttura burocratica di far fronte ai propri compiti ordinari” (Tar Lombardia, sez. Milano III^, n. 44/2008).

 

Pertanto, riepilogando:

  1. a)L’istituto del differimento non sembra propriamente applicabile al diritto di informazione del consigliere, laddove, come nella concreta fattispecie, la procedura in corso riguardi il medesimo consigliere. Infatti, occorre ricordare che il riportato comma 7°, dell’articolo 24, della legge n. 241/1990, stabilisce quanto segue:  “Deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici“.    E’ noto che il sottoscritto ha pubblicamente annunciato un possibile ricorso al TAR territorialmente competente; ha, quindi, esigenza di acquisire le controdeduzioni del Comune al proprio esposto, depositato presso la Prefettura di Cremona.
  2. b)Laddove anche lo si provasse a ritenere applicabile, appare chiaro che l’atto di differimento posto in essere presenta due vizi:  – è motivato in maniera totalmente insufficiente; – non contiene una data di termine del differimento, come richiesto dalla legge e dalla giurisprudenza.

 

 

Pertanto, sono, con la presente, a DIFFIDARE, per le ragioni sin qui illustrate, il Comune di Crema  ad accogliere immediatamente la mia istanza di accesso e a consentirmi la visione e la consegna di copia della connessa documentazione (controdeduzioni), immediatamente e, comunque, entro 7 giorni dalla ricezione della presente.

Riservandomi qualsivoglia altra azione a tutela dei miei diritti.

Antonio Agazzi

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