Il Consiglio aperto di Chieve? Utile ma andrebbero coinvolti i profughi

Il Consiglio aperto di Chieve? Utile ma andrebbero coinvolti i profughi

Mercoledì scorso 29 luglio, in pompa magna si è svolto il consiglio comunale aperto in quel di Chieve sull’ormai nota, antipatica, problematica “Questione Profughi”. Ebbene, la realtà rappresentata dal sindaco Bettinelli, ancora una volta si è dimostrata matura e civile dinanzi a questioni serie, ma adesso, aspettando ulteriori sviluppi, eventuali nuovi arrivi di migranti (pure altri comuni del Cremasco potrebbero essere coinvolti a breve, ndr) e quant’altro, beh occorre passare alla fase due così per vedere l’effetto che fa, per non venire travolti dagli eventi. In cosa potrebbe consistere questa fantasmagorica seconda fase? Semplicemente bisogna cercare di coinvolgere (ammesso loro lo vogliano) i profughi, nel limite del possibile e senza strafare, per non tagliarli fuori dalla vita sociale paesana, per mantenere “illuminato” il loro soggiorno, che dove c’è luce, c’è speranza. Come coinvolgerli?

Bisognerebbe lavorare in stretta sinergia con le istituzioni, poi organizzare (per conoscersi bene) una bella tavolata all’aperto in piazza mettendo in scena un bel derby tra cucina cremasca (tortelli) e africana potrebbe aiutare a rompere il ghiaccio, a vedere se tra gli immigrati c’è buona volontà di calarsi nella parte. E se poi tutto fila, provare a coinvolgere questi in lavoretti di pubblica utilità per migliorare la vita a tutti sarebbe la logica conseguenza di un costruttivo rapporto di accoglienza e convivenza. Ovviamente senza esagerare e chi sgarra, da entrambe le parti chiaramente, è giusto che paghi. L’uomo nero può far paura, ma prima di giudicare è sempre buona cosa conoscere.

Stefano Mauri

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