Il gotha della kultura cremasca alla mostra radical chic di Debora Zamboni

Il gotha della kultura cremasca alla mostra radical chic di Debora Zamboni

Non parlo quasi mai d’arte, troppo gnorantone per farlo si sa. E non lo farò neppure stavolta. Ma sabato, inviato dal settimanale inPrimapagina, ero al vernissage di una mostra. La bella, davvero visitatela, mostra Florilegio di Debora  Zamboni, giovane ed emergente artista cremasca. Una mostra che per una volta a Crema ha anche un allestimento curioso e particolare, opera dell’architetto Bruno Ferrari. E’ aperta fino all’8 dicembre in Santa Maria di Porta Ripata, dalle 10.00 alle 18.00. E ok fin qui ci siamo.

Era il sabato pre referendum e l’atmosfera a Crema era molto particolare. Primo sabato di Natale ultimo sabato (ma si saprà solo 24 ore dopo) di Renzi. E allora tutto il gotha del Pd cremasco, il sinaco Stefania Bonaldi, l’assessore Matteo Piloni, il consigliere regionale Agostino Alloni e anche altri sono passati all’apertura della mostra della Zamboni. Tu dici beh quasi pre campagna elettorale, avranno fatto un intervento. No nessuna parola alla mostra. Solo presenza e strette di mano.

Va beh era solo una curiosità che mi andava di segnalare all’interno delle logiche strane dei posti dove è giusto esserci e di quelli dove invece non ci va nessuno. Giusto per citare Giorgio Gaber (così Piloni sarà contento) che in uno storico monologo si chiedeva come si fa a capire quali sono i posti giusti, quelli dove passa la storia (o almeno l’attualità) e quali invece non lo sono.

Bruno Mattei

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