Il jazz portato a tutti, il racconto della prima del San Domenico e l’intervista a Mario Piacentini

Il jazz portato a tutti, il racconto della prima del San Domenico e l’intervista a Mario Piacentini

Il pianoforte é lo strumento principe del jazz, sia classico che moderno, e Mario Piacentini lo suona con un tocco incomparabile e uno stile assolutamente personale. Sabato 9, questo bravo pianista ha tenuto un concerto con un ensemble internazionale di prim’ordine, aprendo la stagione del teatro San Domenico di Crema. Ecco i nomi dei suoi compagni d’avventura: Arkady Shilkloper, corno e corno delle Alpi, Tor Yttredal, sax soprano, Roberto Bonati, contrabbasso, Marco Tonin, percussioni, Gianluigi Trovesi, clarinetto e sax contralto.

La serata ha registrato l’ultimo grandioso successo di Piacentini che, per l’occasione ha presentato in prima nazionale Néant affidando alla musica il compito di raccontarci il suo pensiero filosofico. Come Adorno, anche Piacentini é diviso tra due interessi (musica e filosofia) e li ha illustrati al pubblico attraverso una serie di citazioni tratte da Schopenhauer, Leibniz, Heidegger, lasciando la platea incuriosita e sorpresa.

La performance si è svolta in un alternarsi di brani, molto interessanti, in cui i sei strumentisti hanno dato il meglio di sé nelle ricche improvvisazioni che hanno letteralmente incantato il pubblico, accorso entusiasta e numeroso a godersi l’evento eccezionale. Talento, preparazione, capacità espressive e di interpretazione, virtuosismo di queste grandi star, tutto ha contribuito a rendere la serata indimenticabile.

Tutto esaurito per i sei artisti applauditissimi con calore e ammirazione da un pubblico attento, composto e partecipe. Il San Domenico ha fatto la scelta giusta con questa soirée prestigiosa. La musica, abbastanza accessibile anche per i non addetti ai lavori, ha conquistato gli spettatori fin dalle prime battute. Durante le pause e gli impercettibili “pianissimi” il teatro era avvolto da un religioso silenzio, e questo ha reso tutti consapevoli di come dei musicisti veramente capaci sappiano giocare con la magia del non suono, ossia dell’essenza dell’assenza.

Piacentini ha eseguito un brano dedicato al clarinetto di Gianluigi Trovesi, che ha omaggiato il pianista con una sua composizione. Il concerto si è aperto con la voce del corno delle Alpi, suggestivo strumento che dominava la scena, e ha raggiunto il culmine quando Arkady lo ha fatto roteare sopra la compagine in un volteggio davvero spettacolare. Durante l’esibizione abbiamo visto i componenti del gruppo lanciarsi in spericolati “assoli”, per tornare , poi, a momenti corali, intensi, in cui si é rivelato il prezioso amalgama di questo complesso in grado di dare carattere a ogni singola nota, valorizzandone il significato più recondito. Néant è una composizione affascinante e ha stregato tutti, dando luogo a un incontro unico , da ascrivere nel novero delle cose belle.

Applausi, applausi, applausi e un bis, dopo il quale Piacentini ha rilasciato una breve intervista a Sussurrandom.

Sei soddisfatto del concerto?

Direi di sì, anche se si potrebbe sempre fare meglio. Spero che questo mio giudizio sia condiviso dal pubblico presente in sala

Che impronta sonora conferiscono al gruppo le tue composizioni?

Rispondo con le parole del grande Gianluigi Trovesi: raffinate con quintalate di poesia.

Da quali occasioni sono nate le tue esibizioni migliori?

In situazioni in cui l’acustica era favorevole al punto da annullare la distanza tra me e il pianoforte

Improvvisazioni: tendi mediamente a quelle brevi o a quelle più estese?

Dal vivo più estese che in studio

Dove ti sei esibito nel primo concerto per piano solo?

A Roma, negli studi Rai di via Asiago.

Hai degli autori particolari da cui trai ispirazione?

Moltissimi e dei più disparati generi, come testimonia il mio CD “IGARCLAU”, citato dal Maestro Gaslini

Se non fossi un jazzista, che cosa faresti in alternativa?

L’architetto. Comunque non penso mi si possa considerare, dal punto di vista musicale, solo un jazzista

Un aneddoto?

Riguarda una grande emozione: durante un’esibizione col mio trio a Madrid, mi son sentito dire dal bassista Ron Mc Lure e dal batterista Billy Hart, presenti in sala con Richard Beirach e Dave Liebman: I want to play with you.

Eva Mai

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