Il Natale di riflessione del signor X per il ritorno del Pasquino Cremasco

Il Natale di riflessione del signor X per il ritorno del Pasquino Cremasco

Natale 2015
Il Natale del vorrei ma non posso, il
Natale che vede come non mai la tristezza e la difficoltà negli occhi di molti.
Il Natale che colpisce molta gente sia nella difficoltà reale, economica e sociale, che nella condizione di rassegnazione alla quotidianità misera e difficile in cui senza speranza si è costretti a sopravvivere.

“La vita è una trincea, ogni giorno una battaglia” questa citazione illuminata è il costante e quotidiano passo che da anni accompagna il signor “X”. Non voglio dargli un nome e non gli darò nemmeno un volto perché oggi, Natale 2015, l’omologazione a cui siamo costretti ha privato molte persone di un nome e di un volto.
Dicevo che il signor X, era accompagnato da anni da questa citazione e costantemente ne trovava vantaggio sia nel ricordo che nel suggerirla ai suoi interlocutori.
Si trovava da tempo a combattere con una società in cui molta gente è capace esclusivamente di esprimere ragionamenti filosofici e di massimi sistemi senza aver la benché minima idea di come realizzare solo l’un percento di quanto teorizzato.

Si trovava quotidianamente a confrontarsi (a combattere sarebbe meglio dire) con una classe dirigente incapace di una visione di insieme in grado di programmare uno sviluppo societario o sociale di durata superiore al calendario che aveva appeso alla parete..
In questo contesto, affascinante se vogliamo vederlo con un’angolazione forse un po dark, ma probabilmente molto più facilmente da considerare deprimente, il signor X si trovò una mattina, mentre usciva dal cancello della sua abitazione, ad incrociare un uomo ricurvo su se stesso, lacero nell’abbigliamento e sicuramente malandato anche nella salute.
Questo uomo, con lo sguardo basso procedeva con un passo insicuro ed irregolare tanto che il signor X come al solito già immerso nei suoi numerosi problemi penso fosse ubriaco, ma mentre stava salendo sulla sua auto parcheggiata poco più in là dovette ricredersi.
– signore, mi scusi, ma le è caduto il portafogli.

L’uomo lacero, malmesso è quasi invisibile fin tanto che non “serve”.
Il signor X quasi incredulo si fermò e si guardò intorno, quasi a cercare un’altra persona a cui dare il merito di quella frase.
Guardò quell’uomo, si chinò a raccogliere il portafogli e ringraziò con un semplice “grazie”.
L’uomo che si era fermato appoggiandosi al muro a sua volta rispose:
– prego e buona giornata, ne ha bisogno.
Girandosi sorrise e riprese con il suo lento intercedere.

Il signor X restò fermo immobile ad osservare quell’uomo e pensò che forse avrebbe potuto essere più gentile, meno acido.
Si rimise giacca e cappotto e raggiunse l’uomo allungando la mano dicendogli che voleva ringraziarlo e che sarebbe stato felice di poter fare qualcosa per lui.
Gli propose non del denaro, sarebbe stata la cosa più semplice per lavarsi la coscienza, ma gli chiese se poteva offrirgli un caffè o se poteva accompagnarlo da qualche parte.
L’uomo allora sorrise, non di gioia ma con aria beffarda, quasi di sfida e gli rispose
– se vuole accompagnarmi, a piedi, berrò volentieri un caffè con lei ma al bar che si trova in fondo alla strada.
Sei, settecento metri più avanti che in auto si potevano percorrerne in pochissimi minuti ma che a piedi, con l’andatura incerta di quell’uomo avrebbero richiesto almeno una mezz’ora di tempo.

Non trascorsero mezz’ora insieme ma almeno due ore nelle quali i due sconosciuti parlarono molto, ascoltarono altrettanto e sicuramente uno dei due imparò tantissimo.
L’uomo dal passo incerto raccontò molto parlando di una vita che forse era sua ma sicuramente era quella del signor X.  Fatta di corse, incazzature, progetti naufragati e insoddisfazione per l’impossibilità di coronare con il successo molti sogni.
Una vita in cui combattere guerre quotidiane era diventata l’occupazione prevalente a discapito di tutto ma soprattutto di tutti.
Raccontò di valori profondi, di valori perduti.
Raccontò di tradizioni antiche, di battaglie combattute e di altre mai nemmeno affrontate.
Ma alla fine racconto della sua famiglia, dell’importanza che ad un certo punto aveva sentito di dedicare il suo tempo alla sua famiglia e si fermò, guardò il signor X e sorrise.

Ma non con aria beffarda, questa volta con gioia.
E gli disse:
– sa, io nella mia vita ho realizzato tutto quello che una persona può volere. Sono stato vicino a mia moglie e ai miei figli, sono stato, ero e purtroppo non lo sono più ma nulla potrà pagare quanto ho dato è quanto ho ricevuto. Quanto abbiamo combattuto, quanto abbiamo vinto e anche nella sconfitta della battaglia abbiamo vinto la guerra. La trincea forse era troppo stretta e sono rimasto io con in testa un elmetto ed in mano un moschetto. Combatto per me e vinco per tutti.

Il signor X la sera andò a dormire più leggero ma con un macigno sulle spalle.
Vorrei ma non posso, vorrei e posso.
Posso e voglio.
Natale 2015, il Natale dove voler poter fare diventò la quotidiana battaglia da combattere non in trincea ma nei campi fioriti.
Auguri

Pasquino Cremasco

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