Il punto di Mirko Treviglio. La decandenza? Si risolve smettendo di parlarne

Il punto di Mirko Treviglio. La decandenza? Si risolve smettendo di parlarne

Ma che vogliono questi quattro rincoglioniti?”, l’urlo è risuonato sulla scala a chiocciola del municipio della Città Giocattolo qualche giorno fa. E’ stato il Muto di Sorrento a urlarlo, non se lo aspettava nessuno da lui, dopo che in un delirante articolo il Terrence Malick della bassa ne aveva chiesto le dimissioni. Perché alla fine della decadenza della Città Giocattolo non frega nulla a nessuno ma della poltrona si.

La palla del dibattito sui problemi della Città Giocattolo se l’erano passata un po’ tra di loro quattro o cinque personaggi che contavano come il due di picche quando la briscola è bastoni e intanto tutti giocano ai videopoker. Ma alla fine la provocazione era stata raccolta come di consueto dal Lungo e dal Largo che si erano buttati a pesce nella discussione proponendo un fuoco di fila di interrogazioni che mettevano in mezzo il presidente della società Ricerche minerarie e perdite di tempo da un secolo asserragliato anch’esso alla sua poltrona, ma anche la sicurezza degli abitanti del quartiere periferico della sabbia, soggetti ogni anno a luglio come abbiamo raccontato ad attacchi di zombi rossi, i soldi erogati al cerca soldi, che alla fine sarebbero di più di quelli che è riuscito a razzolare fino ad ora.

Ma anche la stampa amica e nemica ci stava mettendo la sua parte con una serie di titoli allarmistici che facevano sembrare la Città Giocattolo meno sicura di Mogadiscio e che avevano fatto andare su tutte le furie la sindachessa che si era messa a dettare titoli al telefono e a smentire i comunicati stampa del suo addetto stampa via social network. Addetto stampa che dal canto suo continuava a scrivere comunicati di 18 mila battute sul nulla compresso e a mandarli a tutte le redazioni dei giornali. Alla fine sarà denunciato per stalker.

Non era certo il risultato che volevano ottenere i suddetti “quattro rincoglioniti”, tanto più che in mezzo ad un certo punto si era messo anche Rasputin che aveva decretato che tutto era perfetto. Sarebbe bastato far si che ci fosse un treno diretto dalla Città Giocattolo a Bengodi per far si che i pendolari finalmente potessero arrivare in ritardo in ufficio senza cambiare sette treni.

Intanto a tutti i consiglieri comunali era arrivata una lettera anonima che conteneva i primi paragrafi di una favola:

C’era una volta una piccola cittadina dove la gente la sera usciva per le strade e partecipava alle tante feste che si svolgevano nei tanti bei posti che la città riservava al tempo libero. Ma un giorno arrivarono dei regnanti cattivi e presuntuosi che nel giro di poco tempo spazzarono via tutto quello che si svolgeva in città. Volevano mantenere la gente nell’ignoranza.  Così per 5 anni in tutti i bar e su tutti i giornali si raccontò di come prima o poi quel governo despota sarebbe stato rovesciato e sarebbero arrivati i salvatori della patria che avrebbero rimesso le cose apposto. Ci sarebbero state notti bianche, gialle e blu e anche giorni felici, gente per strada a ballare e cantare e sarebbero tornati al loro posto tutti quei poveri lavoratori dell’intrattenimento che i gli sgherri del brutto ceffo che comandava avevano cacciato.

Quel momento sembrò arrivare un giorno di primavera. Al posto del brutto ceffo una gentil pulzella che aveva fatto tante promesse ai cittadini: vedrete si ballerà e si canterà per le strade e ci saranno tante belle cose da fare in ogni momento della giornata.  Invero qualche cassandra preconizzava che questi sarebbero stati peggio di quelli che avevano cacciato: “vedrete”, dicevano questi loschi figuri, “metteranno tutti i loro uomini nei posti giusti e la storia sarà peggio di prima”. Ma tutti ridevano. Si ricordavano il regno felice di re Klaud I e sapevano che molti dei nuovi governanti venivano dalla sua scuola.  Ma il cielo sulla Città Giocattolo si fece sempre più grigio. Sembrava non funzionare più nulla. Ogni idea che usciva dal palazzo sembrava non reggersi in piedi da sola…

Questo raccontino aveva fatto incazzare da morire almeno tre amministrazioni della Città Giocattolo che cominciarono una caccia alle streghe e decisero di mettere al rogo i “quattro rincoglioniti” di cui sopra nella pubblica piazza e risolvere così definitivamente il problema della decadenza della Città Giocattolo. Non parlandone. Insomma tutto scorreva come sempre sotto i cieli, e anche sopra.

Mirko Treviglio

 

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