Il Tennico del Crema 1908, erba artificiale

Il Tennico del Crema 1908, erba artificiale

Se gli Scorbutici avessero anche lontanamente potuto immaginare che cosa stesse passando per la testa a Calvo Pépàsh in quel momento, come minimo lo avrebbero buttato fuori dal sodalizio con l’accusa d’infermità mentale.

Ma procediamo con ordine.

Nella consueta riunione infrasettimanale vòlta a esaminare le possibile difficoltà insite nel prossimo incontro in trasferta, emerse innanzitutto la sicura mancanza di un’insidia: in provincia di Bergamo vi è un solo paese che si chiama Villongo, la cui omonima società calcistica gioca sul campo della frazione San Filastro. Dunque, indirizzo certo e non come nella partita d’andata, giocata a Crema, quando la mancata comunicazione del màgàsinêr aveva portato Calvo al Voltini mentre la partita era al Bertolotti: in quella occasione, come ricorderanno i nostri lettori più assidui, rimediò una vagonata di pernacchie da parte dei Cannibali. Insomma, un’autentica figura di merda. Per sicurezza venne contattato el màgàsinêr, che però risultò assente: era in missione con il Mister per una verifica del terreno di gioco che, a quanto pare, è in erba artificiale. Con quali calzature sarebbero scesi in campo i ragazzi: scarpe chiodate, da montagna, pattini a rotelle? Dunque, un controllo “tennico” più che dovuto.

In secondo luogo vennero esaminate le caratteristiche dei biancorossi, che stavano lì lì quasi dietro al culo dei nerobianchi e che la domenica precedente avevano battuto in terra bresciana i granata della Rigamonti, altra squadra in odore di play off.

“Insomma – concluse Calvo un po’ distratto – prendiamo atto che si tratta di una partita difficile, così come è complicato l’intero campionato. Incrociamo le dita.” Il tutto venne verbalizzato e approvato all’unanimità. Alla voce “varie ed eventuali” il Barista registrò sei piatti di trippa, due peperonate, pane, salame e Salva con le tighe. Vino, come al solito, segnato in abbonamento salvo conguaglio. Più un paio di Vov al pesca per il Capo, segnale inequivocabile di recondite preoccupazioni.

Adesso possiamo ritornare all’inizio di questa nostra cronaca, perché Calvo Pépàsh non aveva la più pallida idea di che cosa fosse l’erba artificiale: “Ma con quella roba lì cresceranno i ravanelli?”

Beppe Cerutti

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