Il Tennico del Crema 1908, gufare, gufare e poi ancora gufare

Il Tennico del Crema 1908, gufare, gufare e poi ancora gufare

“La donna è mobil/ qual piuma al vento/ muta l’accento/ ed il pensier…” Amante delle metafore Calvo Pépàsh superò la soglia del Bar Sport canticchiando la celebre aria del Rigoletto verdiano. Di fronte allo stupore preoccupato dei presenti, che vedevano in quella spensieratezza canora un altro inequivocabile segno del suo metabolismo galoppante, l’improvvisato Duca di Mantova tenne conto di dover dare una spiegazione: “Se cambiamo la donna cont el futbol tutto torna e mi spiego. Fino all’altro giorno eravamo tutti qui a piangerci addosso perché sicuri di non poter agguantare i play off, poi sono bastati alcuni risultati bislacchi sugli altri campi, nella fattispecie il Darfo Boario che pareggia ma è incasinato a livello societario, e soprattutto il Rezzato che invece le busca, ed ecco che si riaprono i giochi. È proprio vero, il calcio è mobile come una piuma al vento e non bisogna mai piangere sul latte versato.” Poi si mise a fischiettare l’Internazionale.

Manco a farlo apposta di lì a poco apparve il Ragionier Nemo, anche lui con lo sghiribizzo canterino: “E sempre allegri bisogna stare/ che il nostro piangere fa male al re/ fa male al ricco e al presidente/ diventan tristi se noi piangiam/ zan zan.”

Mi scuso per la ripetizione ma, manco a farlo apposta di lì a poco fece la sua entrata in scena il Benito, mani appoggiate ai fianchi e cipiglio fiero. Cazzo, adesso canta anche lui! Infatti: “Faccetta Nera/ Bell’ abissina/ Aspetta e spera/ Che già l’ora s’avvicina!”

Per non essere da meno il Barista, che come al solito aveva interpretato a modo suo quell’inaspettato momento d’euforia, si sentì in dovere di aggiungere il tocco finale: “E se son pallida/ come una strassa/ vinassa vinassa/ e i fiaschi de vin.”

Al terzo giro di brindisi, con il solito alterco tra Calvo e Benito (“A me un altro bicchiere di buon vino rosso”, “A me invece un altro bicchiere di corposo vino nero”), gli Scorbutici misero a punto il loro piano strategico, del tutto indifferenti all’etica sportiva e non nuovi a sotterfugi e pratiche malandrine: avrebbero “gufato” ai danni del Rezzato, a soli due punti in classifica. Dunque a portata di play off. Tuttavia si resero conto che il “malocchio”, per essere efficace, aveva bisogno di persone competenti. A tale proposito fecero giungere espressamente da Salvador de Bahia una sacerdotessa del Condomblè la quale, appena evocata, fece la sua apparizione al bancone del Bar Sport, chiedendo allo stupefatto Barista una cashaça. Con sé portava un pupazzo di pezza rivestito dei colori sociali del Rezzato. Senza che gli spiegassero i propositi illeciti, la gran maga si mise all’opera infilando nel piccolo manichino un gran numero di spilloni. Niente, in provincia di Brescia tutto filava via bel tranquillo, come se niente fosse, finché ci si accorse che il Barista, del tutto sprovvisto di cashaça, rifilava alla poverina grappa friulana. Evitò il linciaggio partendo immediatamente per il Brasile, dove incontrò il collega del Bar Sport di Rezzato. Parla tu che parlo anch’io, si venne così a sapere che i dirigenti rezzatesi, venuti a conoscenza delle intenzioni scorbutiche, avevano attuato la contromossa ingaggiando una celebrante analoga, però proveniente da Rio de Janeiro: non avendo cashaça, avevano optato per la somministrazione assidua di Lugana.

A quel punto Calvo Pépàsh decise di porre fine alla pantomima. Licenziò l’esperta (e sentì una fitta della madonna su entrambi i glutei) e propose all’assemblea di ritornare ai metodi tradizionali: massima concentrazione con profusione di parolacce.

In altre parole: “Speriamo in una botta di culo.”

E la prossima partita con il povero Palazzolo?

“Cosa disse il feroce e barbaro condottiero?”

“Che cazzo ne sappiam, ma che cazzo ne sappiam”, risposero in coro gli Scorbutici, felici di partecipare alla rassegna canora.

“Sul campo di battaglia né prigionieri né feriti, perché tutte le botte di culo portano ai play off.”

Uscì accompagnato dalle note solenni e minacciose della Cavalcata delle Walkirie.

Beppe Cerutti

(Visited 115 times, 20 visits today)