Il tennico del Crema 1908, il Barone di Münchhausen… trequartista

Il tennico del Crema 1908, il Barone di Münchhausen… trequartista

Negli ambienti calcistici cittadini la primizia si diffuse con la stessa velocità di crociera di un bragozzo in una giornata di mare mosso, tanto da essere digerita prima ancora che assumesse il crisma della risata distaccata da parte dei soggetti chiamati in causa. Ma quando valicò la soglia del Bar Sport fu come un fulmine a ciel sereno: a sentire le voci, il presidente si sarebbe incontrato segretamente a Roma con i procuratori Rudolf Erich Raspe e Gottfried August Bürger per trattare l’ingaggio del Barone di Münchhausen, di sicuro il più geniale interprete dello schema tattico detto “a frittella”, inventato dal tecnico di origine indiana Tippoo Saib. “Da quello che ho sentito”, disse eccitato Calvo Pépàsh, “si tratta di un giovane trequartista con spiccate doti offensive che caccia palle, pallini e palloni dove gli pare e sempre con precisione millimetrica.”

Capo, qui su Wikipedia c’è scritto che è nato nel 1785…

“Puah, che cazzo vuoi che ne sappiano quelli lì! Di fatto è un oriundo classe ’97 2.0 e gioca sotto mentite spoglie per tutelare la privacy sua e del casato. Se l’affare si conclude andiamo direttamente in Seria A senza passare dal via.” Inutile aggiungere che sulla metafora del conosciuto gioco fanciullesco si spesero vagonate di chiacchiere, anche con elucubrazioni non prive d’interesse circa alcuni significati esoterici, a partire dalle 63 tappe da percorrere nella spirale dell’Oca. “E perche il Monopoli, invece, ha solo 40 caselle?”

Interrogativo acuto ma purtroppo destinato a cadere nel dimenticatoio quando, alcuni giorni più tardi, superò la soglia del Bar Sport anche la notizia della smentita ufficiale: “Si tratta di una bufala, il classico pesce d’aprile, e noi ci siamo cascati come dei polli.” La delusione degli Scorbutici fu inversamente proporzionale all’euforia del primo momento: “Capo, e adesso che facciamo?”

Calvo Pépàsh, che andava grattando il fondo del barile del suo galoppante metabolismo, non si perse d’animo: “Cari amici, il calcio è come il gioco del Monopoli, se il lancio dei dadi non va per il verso giusto si torna al punto di partenza, per ripercorrere nuovamente il Viale dei Giardini e arrivare trionfanti al Parco della Vittoria.”

“See, hai voglia!” La voce del Barista si levò beffarda dal fondo della cantina: “Qui abbiamo solo i giardinetti delle Rimembranze e in quanto alla Vittoria, c’era un volta un cinema con quel nome, ma da anni è chiuso.”

“Ebbene, noi, in virtù dei poteri conferitici da questa autorevole assemblea, faremo cambiare la toponomastica cittadina! Faremo!” Perché el màgàsinêr, quando si rendeva conto che gli Scorbutici vacillavano, diventava una belva, diventava.

 Beppe Cerutti

 

 

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