Il tennico del Crema 1908, il codice cifrato della valcamonica

Il tennico del Crema 1908, il codice cifrato della valcamonica

Quando si resero conto che il loro approccio alla scienza dei numeri peccava di eccessivo dilettantismo, del resto messo in brutale evidenza dal Ragionier Nemo (vedi capitolo precedente), Calvo Pépàsh e i suoi Scorbutici si orientarono per un approccio più scientifico all’ostica materia: su consiglio del Marazzi, cliente fisso allo sportello del Lotto, fecero ricorso alle pagine stampate, nella fattispecie “L’antica smorfia napoletana”, testo di rara efficacia. Il gruppo intuiva che il momento difficile della squadra necessitava di una forte partecipazione psicologica. E psicologicamente si misero a studiare le caratteristiche del prossimo avversario esterno: Vellecamonica Ac, rude compagine bresciana (con sede a Piancogno) che navigava nelle zone nobili della classifica. Il Marazzi si propose come interprete ma, non potendo certificare una sicura origine partenopea, venne assimilato come consulente esterno, senza diritto al gettone di presenza.

Dunque partiamo dal 10, che sono i punti in classifica dei Camuni, ma anche il numero di maglia del nostro Federico Cantoni, quindi sul piano della qualità siamo a pari. “Se ci affidiamo all’interpretazione dei ‘sogni figurati’ – sottolineò il Marazzi -, il 10 è anche ‘cannone con palle’, quindi, guardando ai gol fatti, siamo in vantaggio noi.” Tra gli Scorbutici si diffuse un moderato ottimismo, ma Calvo riportò la ciurma con i piedi per terra: “Sì, però ne abbiamo beccati 8 e loro 5, quindi calma. Al proposito, cosa dice il librone?” A nessuno sfuggì l’improvviso pallore del cabalista, accompagnato da un vigoroso quanto scaramantico sfregamento di marroni: “Cane e orso, con prevalenza della bestia più forte, quindi loro, anche perché è il 5 che ci frega: sepoltura, che cromaticamente suona come una minaccia nei confronti dei nostri colori sociali.” Nessuno aveva capito un cazzo ma tra gli Scorbutici prese a serpeggiare un palpabile pessimismo in ragione del quale venne approvata una mozione che incaricava il Marazzi di seguire la partita “dal vivo”, però con costi di trasferimento e comunicazione telefonica a suo carico. Stoico, il Marazzi accettò, precisando tuttavia che avrebbe inviato solo l’esito del risultato finale tramite uno stringatissimo messaggio Sms: 71 (vinta), 79 (pari) oppure 6 (che iddio non voglia).

Alle 17,30 in punto, orario previsto per la conclusione del match, gli Scorbutici abbandonarono in massa il bancone del Bar Sport per stringersi a coorte con Calvo Pépàsh, che tra le mani stringeva impaziente il suo Motorola brick phone risalente alla metà degli anni ’90 del secolo scorso: muto. “Non rompete il cazzo – ci tenne a precisare – ‘sto coso qui funziona ancora. Là staranno giocando i minuti di recupero.” Alle 17,39 il Marazzi si palesò, ma con un tocco di originalità che mandò in confusione gli astanti: il responso dal campo di gara era “13 2 10”. Che cazzo sarà mai!? Dopo un’ora di frenetiche ricerche ebbero la risposta: “Digiuno (13) a reti (2) bianche (10)”.

Beppe Cerutti

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