Il Tennico del Crema 1908, il dodicesimo uomo

Il Tennico del Crema 1908, il dodicesimo uomo

Fin dalle epoche più remote, le “escursioni” delle popolazioni camune hanno destato negli abitanti di pianura più che motivate ragioni di preoccupazione: gente di scorza dura e anche un tantinello irascibile se gli prendeva la mosca al naso. Per dire: nel 15, o forse era il 16 avanti Cristo, arrivarono i Romani e com’era abitudine in quel tempo la fecero da padroni. Ne seguì una scazzottata della madonna al termine della quale i locali, seppure un po’ ammaccati, mantennero una certa autonomia amministrativa: nel bacino dell’Oglio è ancora ricordata con orgoglio una Res Publica Camunnorum.

A questo punto direte “ma a noi che ce ne frega?”; a voi forse niente ma a Calvo Pépàsh invece gliene importava eccome, ché quando avvertiva segnali di rilassamento tra i suoi Scorbutici non esitava a ricorrere agli esempi della Storia, maestra di vita, esortandoli a una maggiore prudenza. Una maniera abbastanza efficace per esorcizzare il prossimo avversario di turno, che nella fattispecie si chiamava appunto Vallecamonica, squadra bizzarra ma volitiva, come attestato dalla quarta posizione in classifica, però a un solo punto dalla nostra terza piazza.

Insomma, anche se non inserito all’ordine del giorno, il tema della consueta riunione infrasettimanale era implicito: “Va bene I have a dream, ma stiamo schisci e voliamo basso, perché quelli lì, anche se a contarli non sembrerebbe, giocano con un uomo in più.”

“Ecco, adesso comincia a straparlare, a fare l’ermetico palloso che capisce solo lui quello che dice.”

“E qui sta il punto, o somari patentati, perché è ancora la Storia a indicarci i gravissimi rischi cui andiamo incontro. Vi siete mai chiesti che lingua parlano tra di loro gli abitanti della Val Camonica? Eccolo il dodicesimo uomo: unica testimonianza finora assodata è che l’idioma camuno è una variante settentrionale dell’alfabeto etrusco, cioè una roba indecifrabile per le genti di pianura. E se quelli si mettono a parlare alla loro maniera in mezzo al campo, chi cazzo li capisce più?!”

Che fare, dunque?

I presenti volsero lo sguardo alla macchina del caffè, sopra la quale dimorava ormai stabilmente l’immagine del presidentissimo, che per l’occasione aveva assunto un’aria corrucciata, quasi a voler dire: “Ragazzi, non cominciate a rompere i coglioni con ‘ste cazzate, che ho altro da fare. Chiedetelo al magazziniere.”

Beppe Cerutti

 

 

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