Il Tennico del Crema 1908, il radioso risveglio col Darfo

Il Tennico del Crema 1908, il radioso risveglio col Darfo

Quando si riprese dall’attacco devastante subito da parte del terribile virus ramis diffundi (negli ambienti medici conosciuto anche come “bacillo cerebro-fallico”, cioè “testa di cazzo bastava mettersi la sciarpa”), Calvo Pépàsh scoprì di avere ricevuto una irrituale ma efficace estrema unzione: tre cucchiai di olio di ricino, somministratigli breviloquium dall’amico Benito.

In ritardo di una settimana rispetto alla tabella di marcia e benché fortemente provato sia dal malanno che dal rimedio, chiese lumi sulla partita casalinga giocata la domenica precedente contro il Palazzolo. Reso edotto sull’esito positivo della gara, con la eccellente performance del portiere (rigore parato), si limitò a un breve quanto ieratico commento: “Me, non faccio per vantarmi, l’ho sempre detto: se il portiere portiereggia come si deve, la squadra prima o poi si mette in bolla da sola.” Poi tornò a perdersi in circonlocuzioni oniriche di portata siderale: “Che cazzo vorrà mai dire tricotillomania?”

“Il che conferma gli esiti dell’encefalogramma: la mente lavora, anche se in sottofondo. Ci vorrebbe qualcosa di strong per farla tornare in superficie”, disse il medico di turno.

Fu lo stesso convalescente, sebbene ancora sprofondato nel suo candido lettino, a decretare il ritorno alla normalità: “Dottore, con rispetto parlando, strong sarà quella zoccola di tua mamma. Benito, ragguagliami. Benito, canaglia, dove sei?!”

“Alle Terme di Darfo va mica troppo bene, siamo sotto di un gol. Tieni, ti ho preparato qualcosa da bere.”

“Prima bevilo tu, serpe viscida!”

“Tranquillo capo, è Vov alla pesca e…”

Pagano… Pagano… Pagano ha segnato il pareggio!

La voce gioiosa si sparse per l’intero Ospedale maggiore di Crema: corridoi, scale e ascensori ne furono testimoni, contagiando il personale medico e non. Con occhi febbricitanti Calvo Pépàsh mandò a ranare un’infermiera che voleva misurargli la febbre.

Fu lo stesso direttore generale del nosocomio, tramite filodiffusione interna, ad annunciare urbi et orbi, che Marchesetti, al 55°, aveva portato il Crema 1908 in vantaggio: 2 a 1 contro la prima in classifica.

“Bene” disse l’ammalato, “adesso siamo sistemati nei piani alti. Chi è il prossimo?”

“Capo, adesso c’è la pausa natalizia, si riprende l’anno prossimo.”

“Bene, ci voleva. Ma se Gesù Bambino passa da queste parti facciamogli sapere di stare schiscio, sennò tre pappine le diamo anche a lui.”

Beppe Cerutti

 

 

 

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