Il tennico del Crema 1908, linee orizzontali e falangi

Il tennico del Crema 1908, linee orizzontali e falangi

Caos: nella mitologia greca è il vuoto primordiale ma poi, quando il Tempo mise ordine alle Cose dell’Universo, è diventato sinonimo di confusione. “Un gran casino”, commentò Calvo Pépàsh nell’apprendere delle decisioni assunte dalla “governante” del Crema 1908: tre giocatori messi fuori rosa, vale a dire col culo per terra, perché sospetti di collusione (una cena propedeutica?) con il nemico (Aurora Travagliato). Il Ragionier Nemo, che vantava anche un “master” in etimologia ortodossica, non ebbe dubbi: “Trattasi di messaggio cifrato e in quanto tale necessita di una lettura più approfondita.”

“Approfondiamo”, disse il Benito, memore dei suoi lontani trascorsi di radiotelegrafista in Libia.

“Allora Vov alla pesca per tutti!” impose il barista, che ancora non aveva capito un cazzo. Comunque servì le bevande con una mise en place degna del bancone dei più rinomati locali cittadini all’ora dell’happy hour.

“Amici, compagni e camerati”, esordì il Profeta in patria, “ci troviamo di fronte a una ‘governante’ che solleva cortine fumogene per non affrontare l’evidenza tecnico-tattica manifestata sul campo. La squadra si muove per inefficaci e sterili linee orizzontali.”

“Giusto e chiedo la parola per aggiungere un paio di precisazioni”, disse il Benito. “Primo: cari camerati, amici e compagni, vero!? Secondo: noi dobbiamo prendere atto di ciò che è relativo all’orizzonte, vale a dire il sistema di coordinate topografiche, geodetiche e astronomiche costituito dall’azimut e dall’altezza sull’orizzonte. Inutile che te sogghigni, patacca, perché così lo spiega la Treccani, mica pugnette! Manchiamo di profondità.”

E Calvo Pépàsh ne trasse la lezione: “Manchiamo di profondità, cioè di verticalizzazione che, sempre secondo l’autorevole fonte linguistica, significa che ogni retta verticale incontra la sfera celeste in due punti: zenit (superiore) e nadir (inferiore). Non so se mi sono spiegato.”

“No”, disse l’assemblea all’unanimità continuando a sgranocchiare patatine, salatini e anche i croccantini della linea dietetica Kitekat.

Ricevette due discrete gomitate da chi sedeva con lui al tavolo della presidenza, da destra quella di Benito, da sinistra, suo malgrado, del Ragionier Nem: “Calvo, che cazzo stai dicendo?

“Le linee orizzontali”, proseguì imperterrito, “con passaggio all’indietro quando gli altri non abboccano, quelle finora preferite da mister Nicolini per stanare l’avversario, non servono a un cazzo perché ormai lo sanno anche i gatti. E adesso, lo diciamo chiaro e tondo, nonostante le assicurazioni della Società, l’allenatore ha il collo sotto la gaglioffa.”

“Oèi, tè, ma che cos’è la gaglioffa?”

“Non rompere i coglioni! L’è un mutuo francese della vecchia ligéra milanese, che sta per ghigliottina. Te capìt?”

“Bisogna prendere atto anche della realtà esterna, cioè noi”, aggiunse il Calvo atteggiando il viso a una pausa drammaturgica in stile greco. Pausa che consentì al gatto Silvestro, mascotte del locale, di manifestare tutta la sua preoccupazione: “Cazzo, questi quattro morti di fame mi stanno togliendo il cibo dalla bocca!”

“Ebbene, dobbiamo avere il coraggio di copiare! Bisogna porre le basi per costituire una tifoseria ben organizzata, scientifica e determinata, simile a quella dei Cannibali, che saranno anche bauscioni, ma quando s’incazzano trema anche il presidente. Insomma, una falange, sì, una vigorosa falange nerobianca!”

A quel punto la riunione venne aggiornata perché il Benito, all’udire la parola ‘falange’ cadde dalla sedia in preda a un violento e incontrollabile orgasmo apologetico.

Beppe Cerutti

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