In piazza per dire no alla violenza, e che altro potevamo fare?

In piazza per dire no alla violenza, e che altro potevamo fare?

E cos’altro si potrebbe fare? No dico. Parlo dei fatti di Parigi e del presidio per la pace organizzato dal Comitato cremasco per la pace che si è tenuto sabato scorso in piazza Duomo. C’erano quasi tutte le forze politiche, assente Antonio Agazzi che ha anche spiegato il perché tramite Facebook, andando come spesso accade allo scontro, in questo caso con Matteo Campi.

Ma non è di questo che volevo parlare. Io c’ero. Avevo anche lanciato la proposta di portare ognuno un disco da alzare nel momento del minuto di silenzio, come era stata la matita a gennaio per i fatti di Charlie Hebdo. Proposta raccolta da pochi, io avevo The Final Cut, disco intriso di antimilitarismo e sottovalutato dei Pink Floyd. Nino Antonaccio aveva con se In the court of crimson king dei King Crimson. Non so se altri hanno aderito.

L’assalto alla cultura comune, anzi all’intrattenimento, è stato programmatico. Uno stadio, una sala concerti, bar e ristoranti. Allora come abbiamo detto la musica deve sopravvivere e farci sopravvivere, per questo la cosa del disco. C’era un po’ di gente. Non tantissima.

Lo sottolinea prendendo spunto da una foto storica pubblicata il giorno dopo da Sussurrandom nella rubrica della foto che mostra piazza Duomo gremita negli anni 60 per carnevale, l’amica Cosetta Erinaldi con un commento che vorrei riportare integralmente:

Questa doveva essere la piazza di ieri. Altro che poveri Comitati. Che siano Comitati di Carnevale che siano quelli del Comitato Cremasco per la Pace . Ma la piazza la fanno le persone. Fermarsi insieme dieci minuti in piazza ad un presidio in solidarietà ed interrompere la passeggiata o le varie incombenze di un sabato pomeriggio evidentemente per molti non diverso dagli altri sabato pomeriggio. Non è per polemica ma l’indifferenza, o lo snobbare questa pratica del riunirsi insieme come atto simbolico nei momenti in cui le società’ vengono in qualche modo stravolte, mi ha sempre impressionato. Perché non è la prima volta, né sarà l’ultima per me, che girato l’angolo della piazza del Duomo mi trovo di fronte alla solita piccola folla di amici e conoscenti. Ovvero come dico sempre “le solite belle facce” che vedrei volentieri in altre occasioni. Ma tant’è. Ieri sera a Crema qualche faccia in più? Può essere. C’era pure la Sindaco. Ma odio gli indifferenti diceva scriveva qualcuno…ed io ecco, cremaschi che siete passati e non vi siete fermati neanche un minuto, non vi capisco. Certo che non si risolve nulla facendo le adunanze, ma nemmeno facendo finta di nulla. Poche sono le occasioni per manifestare e manifestarsi solidarietà’…anzi ne conosco una sola laica e democratica e di accesso a tutti per sua natura : la piazza. E allora non siate indifferenti timidi snob o non so cos’altro…la prossima volta fermatevi con noi un momento. E sarà un NOI più ampio più cosciente più confortante a salvarci dalla solitudine nella quale sprofondiamo quando pensiamo di essere al sicuro sprangando la porta. Bene ha fatto il Comitato a muoversi subito e subito bisognava dare una risposta. Avete perso un’occasione e non credo che alle ore 18 di sabato, per mezz’ora avevamo tanto di meglio da fare che dimostrare con mille piazze piene che l’Italia non si farà preda della paura e dell’indifferenza. O aspettate che accada in Italia? Coraggio. Stiamo insieme.

Il discorso è che vogliono che abbiamo paura. Lo si è visto ieri a Parigi dove la gente è uscita, coraggiosamente, ma è bastata l’esplosione di un petardo per creare il panico. Come quando hai vissuto un terremoto e poi per mesi ogni vibrazione ti spaventa. E’ facile dire: non dobbiamo avere paura e ci dobbiamo comportare nello stesso modo.

Ma penso. Alcuni giorni prima della strage al Bataclan ho visto un paio di concerti. Me li sarei goduti allo stesso modo se fossero arrivati dopo questo fatto? O avrei pensato alla terribile foto che mostra i corpi dei ragazzi caduti solo perché volevano passare un venerdì sera di musica in una capitale europea e avrei guardato con sospetto ad ogni volto cercando magari tratti mediorientali o africani nella folla?

Ho riflettuto un po’ sulla decisione presa da Foo Fighters di sospendere il tour. La trovo sbagliata, per quanto comprensibile. Vuol dire ok: seguiamo il consiglio. Niente musica per ora. E’ pericolosa. Non ci sto mica a questa cosa. Che vita sarebbe stata la mia, come quella di milioni di persone, senza musica?

Per questo c’ero sabato in piazza Duomo. Lo so che serve a poco… Ma che altro potevamo fare?

Emanuele Mandelli

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