Intervista a Paolo Cella, musicista appassionato: Abbiamo perso il pubblico

Intervista a Paolo Cella, musicista appassionato: Abbiamo perso il pubblico

Musicista appassionato, cantante illuminato, o meglio, cantautore ispirato, organizzatore e promotore di eventi artistici – musicali, cremino radicale, nel senso buono e positivo del termine. Questo e tanto altro ancora è Paolo Cella, artista impegnato, Eccellenza autoctona da esportazione e cuore pulsante di due gruppi: Three Arts Quintet (3AQ) e Toto Town. Con lui abbiamo scambiato volentieri quattro chiacchiere.

Da quanto tempo fai musica?

Praticamente da una vita.

I tuoi idoli musicali?

I Beatles, i Toto, Francesco De Gregori.

A proposito della leggendaria band inglese sbaglio o sei tra gli organizzatori di un qualcosa che li riguarda?

Animo da qualche annetto il cosiddetto Beatles Day, evento che quest’anno proporremo, sempre a CremArena il prossimo 11 giugno. (e il 12 invece che combini n.d.em)

Non ti ha mai sfiorato l’idea di partecipare a un Talent Show?

No sono vecchio e poi non mi attraggono queste cose perché ritengo creino cantanti usa e getta, personaggi cioè a scadenza. Salvo eccezioni per carità.

In che senso?

Allora artisti del calibro di Vasco Rossi, Lucio Dalla, De Gregori e Ligabue, per affermarsi ci hanno messo tempo, esperienza e tanti album. Ligabue in particolare, se non ricordo male, dopo il secondo lavoro discografico pareva perso, è arrivato dopo essere uscito col terzo. Ecco proprio perché per emergere ed affermarsi a determinati livelli sul serio occorre tempo, magari in quest’epoca da Talent, che essendo prodotti essenzialmente televisivi non possono aspettare, uno come Vasco o uno come Ligabue non sarebbe mai esploso.

Sei sul pezzo da parecchio come è cambiato il panorama musicale in tutto questo tempo?

Ai miei tempi c’erano pubblico e opportunità. Oggi oltre a mancare, problema cronico questo gli spazi, beh mancano sostanzialmente euro da investire in un progetto e gente disposta ad ascoltare un gruppo che suona. Sì abbiamo perso il seguito, il pubblico e non so come mai, bisognerebbe fare studi ad hoc per studiare lo strano, malinconico fenomeno.

Tra le altre cose sei l’autore dell’inno dell’Ac Crema 1908. Se ti dico che una canzone ufficiale così bella, potente e avvolgente, tante squadre di serie A se la sognano?

Grazie mi fa piacere il complimento. In effetti Perché c’è solo il Crema è un bel pezzo, l’ho scritto in un giorno e hai ragione, con questo singolo calcistico sono secondo solo ad Antonello Venditti.  

Voi tifosi nerobianchi quest’anno vi aspettavate qualcosina in più dalla squadra?

Forse sì, ma conta l’entusiasmo messo in campo dal presidentissimo Chicco Zucchi per mantenere in vita l’ambiente. Sono cremino da una vita, Zucchi ha risvegliato in me la voglia di tornare al Voltini per applaudire il Crema, lo squadrone che fu di mio nonno. Adesso in sinergia con Mario Caccialanza sto scrivendo un brano pensato, ispirato e dedicato alla figura del portiere di un team calcistico.

Stefano Mauri

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