Un pianeta sconosciuto. Un pianeta, anzi, inquietante: così ci appare l’islam, tanto più dopo l’esplosione tragica del terrorismo islamico. Da qui le nostre paure, le nostre diffidenze.

Ma che cos’è davvero ciò a cui assistiamo sgomenti? Un “islamismo radicale” oppure una “islamizzazione della radicalità”, come sostiene Olivier Roy? Una componente intrinseca dell’islam, oppure una “strumentalizzazione politica” del Corano? Una crociata contro l’“Occidente cristiano”, oppure una feroce resa dei conti interna all’islam?

Chi sono in realtà i guerrigieri di Allah? Dei fanatici “assassini degli assassini” (Alessandro Orsini) di Dio che intendono “purificare” un mondo – non solo occidentale, ma anche arabo – ormai secolarizzato, desacralizzato, sacrilego, oppure degli assetati di vendetta contro un Occidente che ancora oggi, in forme più sofisticate, colonizza le terre dell’islam?

Che cosa sappiamo, poi, della religione?

Si tratta di “una delle più grandi civiltà del pianeta” (Danilo Zolo) oppure di una religione totalitaria?

Che cos’è il Corano? Un “grande codice dell’umanità” o un testo rozzo, fondamentalista, che giustifica ogni barbarie?

E la “guerra santa”? Una parte integrante dell’islam, oppure semplicemente una “invenzione cristiana” (Hans Küng)?

E ancora: le due religioni – cristiana e musulmana – sono del tutto incompatibili, oppure al contrario sono “due versioni di uno stesso sistema socio-religioso, alla stessa stregua delle differenze tra cristiani ortodossi e cristiani occidentali” (Richard W. Bulliet)?

Dell’islam sappiamo ben poco. Da qui il clima di sospetto che ci impedisce un pur minimo dialogo. I musulmani sono in mezzo a noi, addirittura alla porta accanto, ormai da anni, ma noi li sentiamo estranei. Tra noi e loro abbiamo eretto dei muri e ora abbatterli è tremendamente difficile (facciamo fatica anche a riconoscere loro il sacrosanto diritto a un luogo di culto perché temiamo diventi un punto di aggregazione di un islamismo radicale), ma se dovessimo riuscirci (non solo noi, ma anche loro), magari, potremmo scoprire che cristiani e musulmani hanno in comune molto più di quanto li divida, che adorano lo stesso Dio di Abramo (non chiamano “Allah” Dio gli arabi cristiani?), che credono nella verginità della Madonna, che riconoscono gli stessi Comandamenti, che condividono tanti valori, in primis il riconoscimento dell’infinità dignità di ogni uomo.

Magari…

Potremmo scoprire anche di avere ereditato dal mondo arabo un patrimonio straordinario. Parliamo greco e latino e questo è noto, ma parliamo anche arabo, il che è meno noto (usiamo termini arabi non solo in ambito scientifico, ma anche nel linguaggio quotidiano). Il nostro modo di alimentarci, anche “l’assuefazione ai sapori dolci, ai sorbetti, ai dolci glassati e alla frutta secca” deve “molto al mondo musulmano” (Jacques Goody). Così pure il nostro modo di arredare la casa, il nostro abbigliamento. E siamo arabi fino al midollo anche nella musica.

Benvenuto, quindi, il “percorso di educazione alla cittadinanza” promosso dall’Unità pastorale di S. Bartolomeo e di S. Giacomo, in collaborazione con la Diocesi di Crema, la Commissione diocesana per il dialogo interrreligioso, la Commissione diocesana Migrantes-Missioni e la Caritas Crema, proprio sul tema “Islam e cristianesimo: un confronto-incontro”.

Magari, riuscirà a rispondere a molti dei nostri dubbi, alle nostre paure, alle nostre angosce.

Il percorso sarà aperto il 3 ottobre presso il Centro giovanile San Luigi, via Bottesini, alle ore 20,45, dal presidente nazionale delle comunità islamiche, Yassine Lafram e da Sua Eccellenza il vescovo di Crema, mons. Daniele Gianotti che affronteranno il tema “islam e cristianesimo: i valori condivisi” e avrà come moderatore padre Viorel Flestea, responsabile diocesano per il dialogo interreligioso.

Seguirà il 10 ottobre una lezione del prof. Paolo Branca, islamista, docente presso l’Università Cattolica di Milano e autore di numerose pubblicazioni. Il tema: “L’islamismo radicale nelle terre dell’islam e nei Paesi occidentali”.

Il primo modulo si chiuderà il 17 ottobre con delle “testimonianze”: cristiani e musulmani a confronto”; moderatore sarà il prof. Enrico Fantoni, responsabile diocesano della Commissione Migrantes-Missioni.

Il secondo modulo proseguirà a novembre presso la Sala Ascolto di S. Giacomo, Piazzetta Caduti del Lavoro, 1 e avrà come filo conduttore il grande apporto dato dalla civiltà araba all’Occidente e in particolare all’Europa: dalla alimentazione (7 novembre, relatrice Annalisa Andreini, food blogger) alla musica (14 novembre, relatore Alessandro Lupo Pasini, direttore dell’Istituto Folcioni, che sarà accompagnato dalla cantante Debora Tundo) alla lingua (21 novembre, relatrice Nicoletta Matelloni, insegnante).

Chi fosse interessato a ricevere abstract, registazioni audio delle relazioni e articoli di stampa, segnali il suo indirizzo di posta elettronica a donmichelangelo@gmail.com

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