Guardiamoci in faccia, una riflessione sul razzismo

Guardiamoci in faccia, una riflessione sul razzismo

La signora in questione si chiama Jole Santelli ex sottosegretario al ministero del Lavoro (sic!) e attualmente deputata di Forza Italia. Che cosa possa averne capito di problemi del lavoro è un dettaglio che ci sfugge, ma non abbiamo dubbi circa le sue competenze in materia di estetica: “I neri (notare la correttezza del termine) sono fortunati perché non si devono truccare”. Per gli addetti al lavoro di criptografia del linguaggio politichese  post moderno è stato dato per sottinteso che il contesto fraseologico doveva essere interpretato in maniera più ampia e articolata e calato in un contesto complessivo e bla e bla e bla. In altre parole: la signora Santelli è riuscita a fare una figura di merda e riconfermare che una certa destra politica non è assolutamente in grado di affrontare un problema grave e difficile come quello dell’immigrazione, se non a colpi di martello. Perché, badate bene, non si tratta di razzismo…

 Tuttavia…

Mi domando se il mio crescente fastidio è razzismo: m’infastidisce la presenza dei questuanti, nella maggior parte dei casi uomini o ragazzi di origine africana. Li ritrovo, quasi sempre gli stessi e puntualmente, nei giorni di mercato e nell’ambito del mercato, defilati. Si sono sostituiti a coloro che, fino a non poco tempo fa, ti venivano incontro proponendo accendini e ammennicoli vari. Nel bene o nel male quella era uno forma di commercio. Bastava capirci. Ora non più. Coloro che vedo, tendono il berretto con gemiti sofferenti, da disperati. Osservandoli, il martedì, il giovedì e il sabato, non mi sembra che siano dimagriti per fame. Ne ho dedotto che siano questuanti per professione e, ammesso che ciò sia vero, ne provo fastidio. Mi chiedo, senza innocenza: ma perché annichilirsi fino a tal punto?

Beppe Cerutti

 

 

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