Junior Cally e l’ottusitá piccolo borghese di chi si scandalizza

Junior Cally e l’ottusitá piccolo borghese di chi si scandalizza

Robin Hood, deruba ricchi
Malibù, limone a spicchi
Si fanno le storie con quaranta fighe
Ma poi arrivo io quindi tu non ficchi
Dentro al gioco, chiappe strette
Amici rapper, solo marchette
Voglio vedere la vostra faccia sopra i pacchetti delle sigarette
Sì, li ho uccisi tutti quanti io
Sì, li ho uccisi, signor maresciallo
Gliel’ho servita come han fatto loro
Gliel’ho servita sopra a un piatto caldo
Testa alta quando ti parlo
Guardami in faccia quando ti parlo
Mi hanno sfidato, è stata una cazzata
Come quando scopi e ti togli il ritardo
Lei si chiama Gioia, ma beve poi ingoia
Balla mezza nuda, dopo te la da
Si chiama Gioia perchè fa la troia
Sì, per la gioia di mamma e papà
Questa frate non sa cosa dice
Porca troia, quanto cazzo chiacchera?
L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa
C’ho rivestito la maschera

Vieni a vedere che bella la Luna da sopra i palazzi
Siamo la voce della libertà per questi ragazzi
Sono la strega che fa
Sono la strega che fa
Sono la strega che fa “Shu-shulala!”

Siamo le streghe libere di bere per tutta la noche (ya, ya)
Beviamo, cantiamo, corriamo, moriamo veloce (ya, ya)
Ci bruciano in piazza, ma tanto lo sai che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)

La gente che giudica, piccola
Dentro il cervello, frà, briciola
Rispondi a parole che bene assestate possono spezzare la loro mandibola
Ho fatto un’orgia frate dentro casa
Dentro casa, frate dentro casa
Ma a succhiarmi il cazzo non c’erano grupie ma metà della scena italiana (ya!)
Comandati, frate schiavizzati dagli apparecchi digitali
Medici privati costano troppo
Come cazzo faccio coi medicinali?
Fanculo lo stato, fanculo l’Italia
Fanculo ogni membro della polizia
Ci entro dentro con lo sguardo di mio padre che entra dentro una farmacia

Siamo le streghe libere di bere per tutta la noche (ya, ya)
Beviamo, cantiamo, corriamo, moriamo veloce (ya, ya)
Ci bruciano in piazza, ma tanto lo sai che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Siamo le streghe libere di bere per tutta la noche (ya, ya)
Beviamo, cantiamo, corriamo, moriamo veloce (ya, ya)
Ci bruciano in piazza, ma tanto lo sai che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)

Che resuscitiamo…

Mai e poi mai avrei detto che mi sarebbe toccato prendere le parti di un testo rap, di rap italiano poi!!!
Per chi mi conosce bene, sa che sono una radical rock dipendente con sfumature di funky, pop (non posso negare che la chiave del mondo musicale contemporaneo me l’hanno fornita i Beatles) con una bella dose di puzza sotto il naso, ma, dopo le polemiche intorno a Junior Cally, mi sento di farlo. Perché? Perché ho rivissuto, nelle parole di molti, (gente della mia età…aiuto!!!!) quella stessa ottusità piccolo borghese e perbenista di quei dinosauri degli adulti contro cui combattevo a 15 anni perché non capivano che il rock era la verità, il rock era la via. Quel bel rock spietato e violento, ovviamente, non le canzoncine per femminucce. Perché il vero rock era quello che spaccava non quello che compiaceva.
Ora, non penso che la verità sia Junior Cally per carità, nè tantomeno la via, voglio spezzare una lancia a favore non rendermi ridicola, ma penso che il mondo piccolo borghese perbenista che popola il Bel Paese, quello che si scandalizza sovraeccitato dai meme che estrapolano frasi dal contesto, in questo caso strofe dall’intero brano, (oh my God quante parolacce) sia proprio tutto ciò contro cui si stia scagliando l’autore e proprio con questo controverso brano, Strega. E sì cari signore e signori, voi che scandalizzati urlate su dove è finita la bella musica (salvo poi inchiodarvi davanti a Sanremo a commentare chi secondo voi merita più o meno di vincere e sono sempre le stesse melense canzoni d’amore che vi fanno sospirare perché la realtà che vi affligge è un’altra, banale, mediocre e grigia) siete l’oggetto del testo di Cally e Gioia, mi spiace dirvelo, non è una donna ma un simbolo: attraverso una violenza sessuale, racconta una violenza peggiore, quella dell’anima che l’ipocrisia, che il perbenismo mediocre della nostra società infligge con tutta la sua crudeltà apparentemente innocua (Another Brick in The Wall non parlava proprio di questo?) allo spirito, racconta il dolore, la rabbia il desiderio di liberazione cantando alla luna con un motto, udite, udite caro al femminismo “tremate, tremate le streghe sono tornate”. E come si poteva raccontare se non con il linguaggio duro, crudele e perverso di chi violenta? È un pezzo che deve sconvolgere, non compiacere.
Ragazzi il pezzo è rap ma anche molto rock alla fine, il rock di oggi quello dei nostri ragazzi perché questo rap, duro, crudo violento, non per femminucce narra la realtà, una realtà difficile da digerire, con il linguaggio loro, quello che possono capire e che è la password per accedere a queste nuove generazioni che si muovono sulle macerie sociali delle periferie, fra graffiti e un futuro sul quale non si può fare affidamento.
Ogni generazione ha i propri poeti maledetti e per fortuna. È un testo che andava letto tutto (confesso che io il brano non l’ho ascoltato perché rimango con la mia bella puzza sotto il naso e non voglio farmi rovinare un testo interessante dall’assemblaggio di qualche plug-in in studio) non lapidato con tutta l’ indignazione di coloro che il buon Fabrizio definiva “voi che vi credete assolti, siete per sempre coinvolti”: il mondo fa schifo raga, ed è anche colpa nostra. Anche se il fatto di aver lapidato Cally, significa semplicemente che Strega ha colpito nel segno: la lingua batte dove il dente duole, ieri come oggi, cari miei.
Ma la domanda che mi pongo fin dall’inizio di tutta questa tribolazione intorno a Cally è un’altra: ma perché va a Sanremo? A fare che?
Chissà….magari ne vedremo delle belle….almeno lo spero… perché mai visto un festival al mondo che scartavetra il sistema nervoso prima ancora di cominciare come quello Sanremese, speriamo che almeno ne valga la pena.
E quindi: See you After The Festival con nuove polemiche…. non vedo l’ora…. nel frattempo vi consiglio un bel film “I love radio rock” dove si racconta un ieri che alla fine è tanto un oggi perché la vita, come diceva il mio buon amico Emanuele Mandelli, nel suo pezzo di ieri, è una ruota che gira, da sempre.

monica Buscema

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