Junior Cally ha un testo politico? Ma la politica a Sanremo è sempre stata di casa

Junior Cally ha un testo politico? Ma la politica a Sanremo è sempre stata di casa

Surfando sul web vien fuori che qualcuno da qualche parte avrebbe raccolto ventimila firme per escludere Junior Cally da Sanremo. Non ho guardato come e dove. L’ultimo tassello della polemica, che pare si stia affievolendo, da un’altra parte leggo, ed è La Stampa mica un blog qualsiasi, la storia di Cally nato dalla mente del rapper, che si chiama Antonio Signore per la cronaca, mentre da bambino era in ospedale per una misteriosa infezione al sangue che ne ha messo a repentaglio la vita. Il titolo è “Non gridate al mostro senza conoscerlo”.

Ma anche Il Post e il Secolo XIX dedicano articoli di approfondimento, senza alte grida di scandalo al 28enne rapper romano. Già fagocitato? Può essere. Interessante il grafico delle ricerche sol suo nome su Google che pubblica il quotidiano di Genova che mostra come questo tipo di polemica possa in realtà essere una mano santa. Da zero a cento in un giorno, letteralmente. Sempre il Secolo XIX annota che stranamente per un giovane e rapper è del tutto o quasi assente dai social. Niente post virali su Facebook, niente Tweet al veleno, niente stories di dissing con altri su Instagram. Di fatto è presente solo sul tubo, con oltre 45 milioni di visualizzazioni totali per i suoi video. Tante? Si non tantissime. Fabri Fibra per dire e ha dieci volte tanto.

Sale l’attesa intanto per leggere i testi delle canzoni di Sanrelo e il testo di Cally visto le anticipazioni sarà il primo ad essere letto ed esaminato. E c’è già chi dice che il testo di una canzone Sanremese non dovrebbe parlare di politica. Fa un po’ ridere come affermazione. C’è sempre stata politica nella canzoni sanremesi. Dagli esordi. Ed anche in maniera assai più esplicita e pesante. Mette in fila un bel po’ di casi l’Inchiesta. Nilla Pizzi per dire vinse l’edizione numero 2 del festival con “Vola colomba”, testo che rivendica l’appartenenza di Trieste all’Italia, che in quegli anni era nel cosidetto Territorio Libero, sotto il controllo degli alleati. Le tensioni su Trieste sono forti e anche nel 1953 una canzone la cita, Campanaro scritta proprio dal triestino Teddy Reno, arriva seconda. Sempre quell’anno in gara c’è “Vecchio scarpone”, che suona filo fascista e nostalgica. Ma vale la pena di leggersi tutto il lungo pezzo per vedere quanti riferimenti alla vita socio politica del paese ci sono sempre stati a Sanremo.

emanuele mandelli

 

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