La contro informazione che non esiste più sul territorio (ma ne siamo sicuri?) e altre considerazioni fuori dal coro

La contro informazione che non esiste più sul territorio (ma ne siamo sicuri?) e altre considerazioni fuori dal coro

C’è stato un momento della presentazione di Fuori dal Coro, il volume scritto da Andrea Galvani che racconta la storia della stampa cremasca non allineata, soprattutto quella di Punto a Capo, Ipotesi 80 e Kontatto, che mi ha lasciato perplesso ma che mi ha anche fatto pensare. Un momento, forse l’unico della serata, non con lo sguardo sul passato ma sul futuro. Lo sguardo sul passato era ovvio e giusto visto il tema. Anche gustoso, con i racconti di storie e aneddoti su quel periodo che non c’è più. Quello sul futuro non era scontato.

Iniziamo quindi da questo. Ad un certo punto è intervenuto Virginio Venturelli, a raccontare qualcosa di quell’epoca e a dire che oggi quell0 spirito non c’è più e che con l’avvento del web e della velocità della notizia si sono perse delle cose. E ci può stare. Antonio Grassi ha sollecitato il sottoscritto e Piero Carelli ad intervenire. Perché? Carelli per l’esperienza di Crema Ascolta e io per quella di Sussurrandom, due anime diversissime della nuova informazione sul web.

Nessuno dei due è intervenuto. Ma c’è stata una piccola digressione del deputato Franco Bordo, che anche lui ha lamentato l’assenza di un certo tipo di controinformazione a Crema, lui che in qualche modo è stato protagonista di quell’epoca. Chissà come ma conservo ancora il comunicato che pochi mesi fa inviò alle redazioni per svelare a tutti chi si celava dietro allo pseudonimo Pasquino Cremasco, dopo che Alberto Scotti si era buscato una denuncia nell’ambito della tensione informativa nata attorno al consiglio aperto sulla moschea per una goliardata (stupida va bene, ma pur sempre una cazzata) da contro informazione.

Qualcosa mi sfugge. La controinformazione ha un colore politico? Oppure quella un po’ sgradevole meglio che non ci sia? Ecco questo punto mi ha lasciato un po’ così. Non me ne voglia il buon Bordo che è una persona che stimo e con cui condivido anche molte idee. Rimango comunque una persona dall’estrazione sinistrorsa, anche se essermi slegato da alcune logiche… Ma va beh, sto passaggio non mi ha convinto.

Tra parentesi il mattino dopo ho incrociato in città uno dei protagonisti della serata, che è anche intervenuto verso la fine, che mi ha detto che un politico, di sinistra (!?!) attuale ha commentato che la serata è stata autocelebrativa di una sinistra che non c’è più, che mai tornerà, e che mai ha vinto.

Oddio. Se a Crema non abbiamo un inceneritore e un maxi carcere lo dobbiamo a sti pazzi qua, lo hanno ricordato loro ma vorrei sottolinearlo. Dice piccole battaglie vinte per una guerra persa. Può essere. Magari un giorno ci racconteranno come hanno perso la loro guerra.

Si ma il resto della serata? A me è piaciuta. Tanti aneddoti che sfiorano anche la mia storia. Abitavo a pochi metri dalla prima redazione di Punto a Capo e dalla sede di Dp ed ero affascinato dai comizi di Bettenzoli.

Il mio primo voto a 18 anni andò proprio a Democrazia Proletaria. Forse alla sua ultima presenza ad una elezione. E quei giornali li leggevo. Un po’ Punto a Capo, soprattutto Kontatto che era leggero e raccontava tanta cultura locale, il libro di Maurizio dell’Olio sul rock locale è stata una piccola bibbia che vorrei recuperare, visto che la mia copia se l’è inguattata uno… non faccio nomi che già sto pezzo ha fatto incazzare presumo più persone.

Emanuele Mandelli

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